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Chi è stato Pino Signoretto, il Maradona del vetro di Murano

L’arte del vetro è in lutto: si è spento all’età di 73 anni per un’emorragia cerebrale “il maestro dei maestri” di Murano, Pino Signoretto, ribattezzato il “Maradona del vetro”. Vetraio famoso in tutto il mondo per la sua abilità e creatività, Signoretto si è sempre battuto per la valorizzazione di questa arte veneziana.

Signoretto era originario di Favaro Veneto e aveva cominciato a lavorare il vetro a soli nove anni, diventando maestro vetraio nel 1960. Nel 1978 aprì il suo studio a Murano e da allora si trovò a lavorare con artisti e architetti come Dalì, Vedova, Pomodoro, Willson, Dale Chihuly, Aldo Mondino, Sandro Chia, Raimund Kummer, Marc Quinn, Manolo Valde’s, e Jan Vercruysse.

Negli anni ’80 aveva dato una dimostrazione della sua abilita’ davanti alla famiglia imperiale del Giappone e aveva dato lezioni anche negli Stati Uniti e in Canada. “La mia arte non finirà, né fallirà mai, neanche se dovesse raffreddarsi il fuoco dei miei forni ardenti”, soleva dire Signoretto.

“Il vetro questo Signore incontrastato della mia vita, questo despota che mi costringe, schiavo felice, a realizzarmi davanti al fuoco che consuma ma materializza le mie fantasie e la mia capacità, esige pronta, diretta, partecipe assonanza – scriveva di sé Signoretto (leggi su Venezia Today) – Sono cresciuto alla dura scuola di un maestro impareggiabile, Alfredo Barbini, che molto dileggiava il mio desiderio di imparare e di realizzare; il colpo che dava alla canna distruggendo qualcosa che stavo creando voleva dire ‘insisti ragazzo prova l’incomprensione, le difficoltà che ti attendono in avvenire, considera la fragilità della tua creazione che un soffio può distruggere. Persevera ragazzo perché se sarai caparbio, duro, costante arriverai ad appagare il tuo desiderio, quel tuo sentire di forme e colori che intuisco esistere in te e che ti auguro potrai raggiungere’. Su questa strada ho proseguito: ora gli altri mi chiamano maestro, ma nel mio io so quanto ancora devo imparare. Ad ogni modo sono orgoglioso di essere un maestro vetraio, titolo che la Serenissima, otto secoli fa, considerava pari a quello dei patrizi. Per il maestro era nobiltà d’arte, per il patrizio nobiltà di sangue. Il maestro vetrario non può tornare indietro: il suo segno rimane, indomabile, non gli è permesso sbagliare”.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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