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Chi era Arkady Babchenko, il giornalista russo ucciso in Ucraina

Aveva lasciato Mosca dopo una serie di minacce ma ha incontrato la morte in Ucraina. Il quarantunenne Arkady Babchenko, noto corrispondente di guerra e reporter fortemente critico del Cremlino, è stato assassinato martedì sera in un agguato tesogli da un sicario sulle scale del palazzo in cui abitava a Kiev, dove si era trasferito l’anno scorso. Babchenko è morto in ambulanza durante la corsa per l’ospedale dopo essere stato raggiunto da tre colpi di pistola alla schiena. Aveva lavorato per diverse testate, tra cui il Guardian la Novaya Gazeta (la stessa testata sulla quale scriveva Anna Politkovskaja, misteriosamente uccisa nell’ottobre 2006), e aveva combattuto nei ranghi dell’esercito russo durante i conflitti in Cecenia. A dargli notorietà, negli ultimi anni, era però stata soprattutto la sua attività di blogger, attraverso la quale si era scagliato con durezza contro la presenza militare del Cremlino in Siria e in Ucraina. 

Una penna controversa

“Arkasha tirava direttamente all’obiettivo ogni giorno in modo così sfrontato che a volte anche chi era vicino a lui si sentiva a disagio”, ha scritto Pavel Kanygin, un giornalista della Novaya Gazeta, riferendosi al suo amico con il suo soprannome, “questo è un attacco terroristico contro la comunità giornalistica sia russa che ucraina: gli assassini hanno attaccato tutti noi scegliendo il più sincero, rumoroso e coraggioso”. I toni degli articoli pubblicati sul suo blog erano però, nel frattempo, diventati sempre più accesi, portando alcuni colleghi a prendere le distanze da lui. Una volta era arrivato a definirsi “non dispiaciuto” dello schianto nel Mar Nero dell’aereo che trasportava un coro militare russo diretto verso la Siria. Un post che gli costò le numerose minacce che lo costrinsero a cercare riparo in Ucraina, dove conduceva una trasmissione sulla rete televisiva Atr.

Kiev accusa Mosca

Le minacce nei confronti di Babchenko arrivavano soprattutto dagli ambienti vicini al leader ultranazionalista russo Vladimir Zhirinovsky. Il primo ministro ucraino Volodymyr Groisman ha però puntato il dito contro il Cremlino, mentre il ministro degli Esteri di Kiev, Pavlo Klimkin, ha affermato che “è troppo presto per trarre conclusioni” ma ha rilevato “una sorprendente somiglianza nei metodi usati dalla Russia per provocare una destabilizzazione politica”. “Arkady Babchenko è stato ucciso, abbattuto nella sua tromba delle scale e già il primo ministro ucraino afferma che i servizi speciali russi sono responsabili. Ciò è molto triste”, ha replicato il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov.

L’ultimo post

Nel suo ultimo post su Facebook, sette ore prima di essere ucciso, Babchenko aveva raccontato un episodio di quattro anni fa postando l’immagine di un elicottero militare della guardia nazionale ucraina che proprio quel 29 maggio avrebbe dovuto imbarcarlo ma, a causa della mancanza di spazio, lo lasciò a terra. L’elicottero subito dopo venne abbattuto dai separatisti filorussi, provocando la morte di 14 persone. “Sono fortunato, è stato come avere due compleanni”.

I precedenti

Il ministro degli Esteri russo, in una nota, ha condannato l’episodio e chiesto alle autorità ucraine di intervenire per frenare “l’allarmante livello di violenza” al quale sono soggetti i giornalisti in Ucraina. Tra gli episodi più recenti si può citare l’attentato contro il noto giornalista russo Pavel Sheremet, morto nell’esplosione della sua auto nel 2016, un assassinio rimasto senza soluzione del quale Mosca accusa i servizi segreti ucraini e viceversa. È invece in corso il processo per la morte di Oles Buzina, ucciso a colpi di pistola a Kiev nell’aprile del 2015, processo che vede imputati alcuni estremisti di destra ucraini.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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