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Chi ha paura degli Ogm?

Da unoenessuno.blogspot.it (Presadiretta del 28.2.16)

“”L’Humanitas, è un centro di ricerca tra i più importanti a Milano: l’inchiesta di Iraconda e degli altri giornalisti di Presa diretta è partita da qui, incontrando il professor Mantovani, uno dei massimi esperti di immunologia.
La scoperta del suo gruppo sul tumore ha fatto il giro del mondo: il tumore addormenta il sistema immunitario, scopo del suo lavoro è rieducare i “poliziotti corrotti”, lavorando su un farmaco che toglie di mezzo questi poliziotti.
A lui è stato chiesto degli Ogm: le piante modificate non è vero che provocano il tumore, questo dicono i dati epidemiologici, gli studi. E sulle allergie, il dato è lo stesso.
L’Italia ha fatto una scelta draconiana: niente ogm e nessuna ricerca sugli organismi geneticamente modificati.
Silvio Garattini, medico e docente, sugli Ogm dice che in Italia la scienza conta poco, per la politica e per l’opinione pubblica. A cominciare dalla scuola, che non insegna nulla: in una società tecnolocizzata, non da elementi per conoscere la scienza.
La politica non pensa che la scienza possa contribuire alla nostra cultura: bloccare la ricerca sugli ogm è sbagliato, avevamo forse paura che si potesse dimostrare che andavano bene?
In Italia è vietato produrre piante ogm e anche la ricerca: è stata bloccata dal 2001 e da allora il divieto è stato rimosso. Nel resto dell’Europa gli scienziati possono far ricerca, ci sono poi 5 paesi dove si può anche produrre.
Quanto è sensato questo divieto? Perché gli ogm fanno paura agli italiani?
Università di Como: qui lavora Dario Bressanini, un ricercatore che si è occupato di OGM e di organismi modificati anche in un libro (Pane e bugie, Chiarelettere) che sfata tutte le teorie che girano.
Come la fragola-pesce: questa fragola non esiste. L’altra fragola è che gli ogm sono sterili: nessun ogm in commercio (come la Soia) è utilmente riproducibile.
Le modifiche alle piante si sono sempre fatte, in realtà, dal frumento, alle verdure: dal farro si è arrivati al frumento.
Tutti gli studi scientifici sugli ogm dicono che le piante si comportano come le piante non modificate, possono coesistere e infine che non fanno male alla salute.
Lo dicono pubblicazioni indipendenti, non pagate da soldi pubblici, come Oms.
Gli Ogm sono scagionati dall’EFSA, che ha autorizzati in Europa mais e soia.
Infascelli, un ricercatore dell’università di Napoli, è uno degli anti ogm: aveva riferito in Senato, della pericolosità dei mangimi modificati.
Ma i suoi articoli erano manipolati, un falso: lo ha scoperto un suo stesso collega di Ivrea.
Le foto negli articoli sono stati modificati da un sw di fotoritocco e dovevano dimostrare la pericolosità di questi prodotti.
Con questi articoli si costruiscono carriere, si condiziona la politica e l’opinione pubblica.
Elena Cattaneo è stata la prima a capire che queste pubblicazioni avevano qualcosa di sbagliato, dopo averlo sentito all’audizione in Senato: è un fatto gravissimo, come un delitto alla scienza, dice la senatrice.
La preside della facoltà di Pisa ha invece espresso dubbi su una tossina presente nel mais ogm: professoressa Giovannetti è comunque favorevole alla sperimentazione, che va vagliata dalla politica.
Cosa abbiamo perso bloccando la ricerca sugli Ogm?
Presa diretta ha sentito gli scienziati cui è stata impedita la sperimentazione in campo aperto: ricerca finanziata da fondi pubblici. Cosa ci siamo persi?
Università di Ancona, professor Menzetti: nel frigorifero conserva le piantine modificate, che non possono essere piantate.
Mele, ulivo, non solo mais: abbiamo perso miliardi di lire in ricerca e competenze, per quanti hanno dovuto emigrare per continuare la ricerca.
Il pomodoro San Marzano è suscettibile ad un virus ma siccome non possiamo modificarlo, lo abbiamo perso e il vecchio pomodoro non può essere coltivato.
Menzetti lavorava su fragola più grandi, pomodori senza semi: lavori pubblicati e che avevano riscosso un certo successo.
Nel 2007 ha dovuto bruciare le piante e le ricerche le stanno portando avanti altri, in India e America: un rogo medioevale, che ci ha lasciato indietro.
Per fortuna Menzetti sta lavorando per un progetto
Il prof. Sansavini aveva prodotto la mela transgenica, resistente ad un fungo che distruggeva il raccolto e per cui i produttori sono costretti a usare prodotti chimici.
Il suo lavoro è stato bloccato, perdendo soldi e tempo: ma questa procedura è stata adottata in Svizzera.
Dietro il lavoro di ricerca non ci sono le multinazionali che non erano interessate: lavorano sulle grandi commodity, non sulla frutta e sulla verdura italiana.
Viterbo, il professor Ruggini ha lavorato su un progetto su kiwi e ulivi transgenici: erano resistenti al freddo e alle malattie, i suoi prodotti. Ma nel 2012 le ruspe hanno abbattuto le piante.
In Italia il quadro legale esiste, ma mancano le normative a livello regionale: il professor Ruggini aveva preso numerosi fondi dalle regioni, centinaia di migliaia di euro ora buttati, solo per della burocrazia.
I risultati di Ruggini sono arrivati in California: per la delusione ha restituito al presidente della Repubblica l’onorificenza ricevuta dallo Stato.
Gli Ogm sono la frontiera per una agricoltura sostenibile: ma non in Italia.
A Napoli il prof. Deffez usa batteri modificati geneticamente per far crescere le piante, senza usare fertilizzanti (risparmiando in petrolio e con minore inquinamento di azoto e fosforo).
Questa tecnologia è brevettata in laboratorio dall’Italia, ma non si può usare: un paradosso italiano che al ministero dell’agricoltura dovrebbero spiegare.
In America, le aziende sementiere sono interessare a questo brevetto, in capo al CNR: ma la politica è dormiente.
Non è così in America: a Berkeley Liza Boschin ha incontrato un ricercatore nel ramo degli Ogm, dove si cercano piante resistenti a malattie e siccità.
Pomodori resistenti alla malattia, con dentro geni del peperone: piante più resistenti e che richiedono meno pesticidi, specie quelli cancerogeni. Un altro ricercatore sta lavorando sulla Yucca, per trovare una versione della pianta che resista alle malattie.
Coi cambiamenti climatici e con l’arrivo di nuove malattie serve puntare ad una agricoltura sostenibile, con meno pesticidi e che richieda meno prodotti tossici: per nutrire più di sei miliardi di persone servono le piante modificate geneticamente, spiegano i ricercatori incontrati dalla giornalista.
Serve che si appoggi la scienza, non si deve rifiutare i suoi risultati!
Negli USA biologico e ogm convivono, le due industrie non si fanno la guerra: le vendite del biologico hanno rappresentato 5 miliardi di dollari, in crescita.
E in Italia? Gli ogm sono entrati nei mangimi dei nostri animali, perché ogni anno importiamo tonnellate di mais modificato e lo diamo ai nostri animali. A che serve allora il divieto, se poi gli ogm rientrano nella nostra dieta indirettamente?
Il mais italiano è intaccato da una malattia, per cui oggi si importa il 40% del prodotto: eppure il mais BT è immune all’insetto che provoca la malattia: l’ogm sarebbe sicuro per i consumatori e sicuro per i produttori perché consuma meno acqua e azoto.
Il divieto dell’OGM sta causando anche questi problemi: nessuno produce mais per paura della atoflossina e per il divieto della coltivazione del mais modificato.
Si preferisce comprare all’estero: succede questo da 19 anni, questo diconoallASSALZOO, l’associazione dei produttori della filiera zootecnica.
A Padova Iacona ha incontrato una produttrice di grana padano: alle mucche da latte si da soia e mais geneticamente modificato, che però non possono essere coltivati per legge.
Poi ci sono i prodotti che vengono dalla filiera del grano: facciamo la guerra ai ricercatori che non possono fare ricerca in campo aperto sugli Ogm, agli agricoltori che non possono produrre mais OGM ma solo importarlo. E gli ogm sono già entrati nella nostra catena alimentare.
Di cosa abbiamo paura?
Il ministro Martina non ha accettato la richiesta di intervista: ha risposto alle domande sul dossier OGM, ha annunciato un piano sulla ricerca per il miglioramento genetico, da 21 ml.
Li importiamo, gli OGM per la gioia di Coldiretti, ha scritto su l’Espresso il giornalista Massimo Riva: Martina ha risposto al giornale, spiegando che la ricerca deve salvaguardare la diversità e che altri paesi europei si sono detti contrari agli ogm, come l’Italia.
Sposa l’utilizzo di ricerca sostenibili, il genoma editing: una modifica al dna molto precisa.
La senatrice Cattaneo è intervenuta in risposta al ministro: il genoma editing è comunque una modifica del dna e non è detto che sia più sostenibile.
Assurdo che sia un ministro a dire ai ricercatori come devono lavorare: impedisce ai ricercatori di cercare il meglio per i cittadini, non dovrebbe essere Martina che decide cosa è meglio per il paese.
E comunque la ricerca rimarrà confinata nei laboratori, rimane il divieto di lavorare nei campi: altre azioni stanno investendo di più nel settore, come la Germania.
Perché questo paese rimane preda al peggior oscurantismo?””

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