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Chi è il direttore dell'Fbi che vuole incastrare Hillary Clinton

Roma – Un public servant dalla provata integrità. Oppure un abile burattinaio in grado di influenzare addirittura le elezioni alla Casa Bianca di martedì prossimo. James Comey, 55 anni, direttore dell’Fbi, è forse la figura piu’ controversa del momento in un’America ormai in piena febbre elettorale. La sua recente decisione di riaprire l’inchiesta sull’emailgate, che inguaia la candidata democratica Hillary Clinton, ha sollevato un vespaio di polemiche. Al punto che molti commentatori lo hanno paragonato allo spregiudicato J. Edgar Hoover, celebre fondatore del Federal Bureau of Investigation da cui, per oltre mezzo secolo, manovrò in modo occulto la politica americana.

UN REPUBBLICANO PENTITO CHE PIACE AI DEMOCRATICI

Nato a Yonker, sobborgo di New York, ma cresciuto in New Jersey, avvocato e padre di cinque figli, Comey è sempre stato un repubblicano; in questa veste ha anche versato fondi per John McCain e Mitt Romney. Cio’ non ha impedito al presidente Barack Obama di nominarlo alla guida dell’Fbi nel 2013; all’epoca l’inquilino della Casa Bianca optò per una decisione bipartisan ma soprattutto, facendo riferimento alla “statura” del prescelto (è un pezzo d’uomo alto oltre 2 metri), volle sottolinearne la “forte indipendenza e intergita’”. Comey ha più tardi rinnegato la sua fede nel Grand Old Party dichiarandosi ‘indipendente’ lo scorso 7 luglio durante un’audizione al Congresso.

L’UOMO CHE FERMO’ IL GRANDE FRATELLO DELL’NSA

C’è un episodio, nel denso curriculum di Comey, che più degli altri ha segnato in positivo la sua carriera. La vicenda risale ai tempi in cui ricopriva – dal 2003 al 2005 – l’incarico di viceministro della Giustizia su nomina di George W. Bush Jr. Erano gli anni complessi e delicati del dopo 11 settembre, di Guantanamo e delle leggi anti-terrorismo che limitavano fortemente le libertà individuali. Nel 2004 il procuratore generale John Ashcroft viene ricoverato in ospedale per una pancreatite. Il consigliere della Casa Bianca Alberto R Gonzales e il capo dello staff di Bush, Andrew Card Jr., cercano di approfittare della sua condizione per ottenere l’autorizzazione a reiterare il programma di intercettazioni indiscriminate della National Security Agency. Comey, che ha assunto ad interim i poteri del procuratore, si precipita in ospedale e riesce a bloccare Gonzales e Card. La sua fama di integerrimo public servant fa il giro dell’America e gli aprira’, poco meno di 10 anni dopo, le porte del Federal Bureau

IL ‘PERSECUTORE’ DEI CLINTON

Comey è sempre stato un uomo di giustizia, prima di assumere la guida dell’Fbi. Dal 1987 al 1993 si fa le ossa nel distretto sud della procura di New York dove lavora a fianco dello ‘sceriffo’ Rudolph Giuliani. Nel 1996 arriva il primo incarico importante e il suo destino incrocia per la prima volta quello della famiglia Clinton. E’ infatti nominato vice-consigliere speciale della Commissione del Senato che indaga sullo scandalo Whitewater. Il caso è legato a investimenti immobiliari compiuti da Bill e Hillary Clinton, con altri soci, attraverso la Whitewater Development Corporation ma l’allora presidente e la first lady non verranno mai messi sotto accusa.

Dal gennaio 2002 al dicembre 2003 eredita la guida della procura del Southern District di New York. Qui conquista la ribalta guidando la pubblica accusa contro Martha Stewart, guru della cucina e del bon ton incriminata per insider trading. E, soprattutto, torna a indagare su Bill Clinton. Nel mirino la grazia concessa – nell’ultimo giorno del suo mandato presidenziale – al finanziere americano March Rich, il ‘fuggitivo’ morto in Svizzera nel 2013 e accusato di aver evaso 48 milioni di tasse. Malgrado Comey definisca il provvedimento di clemenza “sbalorditivo”, l’indagine si concluderà con un nulla di fatto, anche se tra le carte spuntano donazioni di Rich ai Clinton.

 

FBI Director Comey owes the American people an explanation. Five things you need to know: https://t.co/PrStSB1207

— Hillary Clinton (@HillaryClinton) 30 ottobre 2016

 

Giunto al vertice dell’Fbi, Comey si trova per la terza volta ad avere a che fare con i Clinton. Stavolta e’ Hillary a finire nella lente per le email classificate e inviate con un server privato quando era segretario di Stato. L’inchiesta viene archiviata a luglio ma, a sorpresa, i federali hanno riaperto le indagini a fine ottobre dopo il ritrovamento di nuovi messaggi in una vicenda “non collegata” alla precedente. Non solo: l’agenzia ha anche reso pubblico il dossier di 129 pagine legato alla grazia concessa da Clinton al Rich. In una nota l’Fbi ha spiegato che i dati erano stati sollecitati “almeno tre volte dal pubblico” in base al Freedom of Information Act, che regola il diritto di accesso all’informazione.

I MEDIA CONTRO COMEY, “E’ IL NUOVO HOOVER”

‘I media americani si sono scatenati contro Comey, accusandolo di voler influenzare le elezioni presidenziali dell’8 novembre a favore del rivale della Clinton, il repubblicano Donald Trump. “Nello scagliare le sue frecce contro Mrs Clinton, Comey ha resuscitato lo spirito del piu’ scellerato dei capi del’Fbi”, lo ha accusato il New York Times, in un editoriale a firma di Tim Weiner dal titolo “La lunga ombra di J. Edgar Hoover”. “James Coomey ha violato il primo dovere del direttore dell’Fbi: non danneggiare gli altri”, ha aggiunto la Cnn. L’autore dell’articolo, Charles Kaiser ricorda i ‘misfatti’ di Hoover e ammonisce: “non dimenticate la storia”. “Cio’ che Hoover ha dimostrato ripetute volte, e che Comey ci ha ricordato, e’ il pericoloso potere di un direttore senza freni”. (AGI) 

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