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Chi è “Mimmo”, l'operaio che si è dato fuoco sotto casa di Di Maio

In un video su Facebook il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha detto di essere in viaggio verso Pomigliano per andare a trovare “Mimmo”. “Sto andando all’ospedale di Nola a trovare Mimmo, un mio concittadino che ha perso il lavoro e che oggi ha fatto un gesto disperato”, ha detto Di Maio, “Sto andando in ospedale per dirgli che lo Stato c’è”. 

“Mimmo” è Mimmo Mignano, uno degli operai della Fiat che nel 2014 furono licenziati per aver inscenato davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano il funerale dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Mignano e altri quattro ex dipendenti, come ricorda Il Messaggero avevano “ingaggiato una guerra legale contro l’azienda – ottenendo anche una vittoria”, mentre la Cassazione, che è parte dello Stato, ha invece accolto il ricorso della Fca “cancellando la decisione della Corte d’appello di Napoli che aveva disposto il reintegro, ha stabilito che il licenziamento per giusta causa è legittimo perché ‘la macabra rappresentazione scenica ha travalicato i limiti della dialettica sindacale’”.

Ma la sentenza ha rischiato nella mattinata di mercoledì di avere “un epilogo drammatico quando uno dei cinque lavoratori, Mimmo Mignano, si è incatenato davanti alla casa della famiglia del vicepremier Luigi Di Maio a Pomigliano d’Arco, e in una forma di protesta eclatante ed estrema si è cosparso il capo di benzina. Bloccato dalla forze dell’ordine che lo hanno soccorso, l’uomo è stato portato in ospedale dove in serata Di Maio ha annunciato di fargli visita”.

L’operaio era in compagnia di un altro dei licenziati. I carabinieri di Pomigliano d’Arco lo hanno bloccato e lo hanno soccorso. L’operaio chiede l’intervento del leader dei Cinque Stelle e neo ministro del Lavoro Luigi Di Maio. La Cassazione oggi ha detto sì al licenziamento dei cinque operai della Fiat che nel 2004 inscenarono il funerale dell’ad Sergio Marchionne.

Il Mattino, quotidiano napoletano, va più nel dettaglio: “È stato portato all’ospedale civile di Nola l’operaio che si era incatenato davanti alla casa di Luigi Di Maio per poi cospargersi di benzina. L’uomo è stato soccorso dalle stesse forze dell’ordine che hanno allertato il 118. L’operaio lamenta forti bruciori agli occhi dovuti alla benzina che si è cosparso sulla testa. I lavoratori erano stati reintegrati in fabbrica da una sentenza della corte d’appello del 2014, ma non erano mai rientrati, per volontà aziendale, pur percependo regolare stipendio”.

“La messa in scena del finto funerale di Marchionne fu ritenuta offensiva dai vertici del Lingotto”, spiega Repubblica, “che avevano disposto il licenziamento dei 5 operai. I lavoratori avevano fatto ricorso al tribunale del lavoro di Nola, che per due volte aveva dato ragione all’azienda, ma erano poi ricorsi alla Corte d’Appello che a settembre del 2016 ne aveva disposto il reintegro. Fca era ricorsa alla Cassazione, che ha dato definitivamente ragione al Lingotto sul licenziamento di Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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