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Chi è Nini Carbonini, l'artista italiana che ha conquistato Burning Man

Nel deserto del Nevada ogni anno, solo per 8 giorni, sorge una città dedicata alla radicale espressione del sé: siamo a Black Rock City e questo è il Burning Man, un festival artistico incentrato sulla scultura di grandi dimensioni, che si svolge in un luogo suggestivo ma fortemente inospitale e che come tale pone delle sfide: non c’è acqua, non c’è elettricità, non ci sono bagni, ma solo un enorme deserto pianeggiante (la playa) con un clima ostile.

L’insediamento temporaneo prende il nome di Black Rock City. E’ una città che nasce nel deserto del Nevada ogni anno ad agosto, dura una settimana e poi svanisce nel nulla senza lasciare tracciae per le sue dimensioni (70mila abitanti) è una vera e propria città dotata di vita autonoma e costruita in modo volontario dagli stessi partecipanti.

Per approfondire: Viaggio a Black Rock City, la città che vive per una settimana l’anno – di Alessandro Ranellucci

Un’artista italiana a Black Rock City

Quest’anno il Burning Man si svolge dal 27 agosto al 4 settembre. Ci sarà anche un po’ di Italia: l’artista Francesca ‘Nini’ Carbonini è stata infatti invitata (unica artista italiana) dagli organizzatori a partecipare al festival che si conclude ogni anno in occasione del Labor Day. Nini presenta la mostra ‘Kafka 9.0’, un’interpretazione di ciò che l’artista ricerca nelle sue opere: l’alchimia come motore del cambiamento. In scena il processo creativo di vandalizzazione da cui prende vita il quadro, cifra stilistica di Nini.

Il Burning Man è diventato una tradizione annuale che si svolge dal 1991 in terra statunitense, un festival che si pone come punto di riferimento per chiunque desideri proporre esibizioni artistiche, mostre, performance, workshop e tutto ciò che può essere un libero sfogo della creatività e dell’individualità, in un contesto che non può prescindere però dalla collettività. Nini è stata capace con la sua arte di attirare per ben due edizioni l’attenzione degli ideatori del Burning Man, che l’hanno voluta tra gli artisti, provenienti da tutto il mondo, la prima volta su selezione nell’agosto 2014 e la seconda, quest’anno, su invito.

È in questo scenario che Nini porta l’installazione ‘Kafka 9.0’, una serie di 10 dipinti uniti da un fil rouge, corde rosse che caratterizzano la sua arte e che uniscono le opere in un collegamento trasversale concreto. ‘Kafka 9.0’ è infatti un racconto ciclico, una metamorfosi circolare che trasforma l’uomo in volatile e il volatile a sua volta in uomo. Da una forma all’altra emerge la consapevolezza, proprio come il protagonista della celebre opera kafkiana raggiunge la presa di coscienza solo dopo essere diventato animale.

Due sono gli elementi che emergono dipinti con colori sgargianti: un uomo, a simboleggiare il genere umano in tutta la sua forza e aggressività, e un volatile, allegoria di libertà. Il copricapo vuole essere il segno distintivo del rituale di rinascita, il simbolo dell’aver trovato se stessi.

 “Una metamorfosi è una trasformazione da materia a materia, pura alchimia. Nell’arte diviene una trasformazione da spirito a spirito. È un passaggio, un dialogo per raggiungere la piena consapevolezza di se stessi e quindi la piena libertà” (Francesca ‘Nini’ Carbonini)

Arte e letteratura in Kafka 9.0

Arte e letteratura si incrociano e si contaminano. Per l’esibizione al Burning Man, NINI si è ispirata al poemetto di T.S. Eliot “La Terra Desolata”, dal quale è riuscita a cogliere e a trasmettere a sua volta la ricerca incessante per la verità e per l’ambizione totalizzante di coscienza di sé. Un occhio al passato, con la letteratura dei primi decenni del Novecento, e uno al futuro: Kafka 9.0 una versione di noi stessi ancora lontana, ancora in divenire che dà una chiave di lettura moderna e futurista all’intera opera artistica.

Chi è Francesca Nini Carbonini

E’ un’artista milanese-lampedusana, vive infatti tra Milano e Lampedusa respirando le influenze sia della metropoli sia quelle dell’isola, impegnandosi in prima persona per la promozione della cultura; si occupa dell’organizzazione di mostre, di installazioni personali e di altri autori, inoltre insegna alla Scuola del Fumetto di Milano. Nini afferma nella sua presentazione di se stessa che il colore più bello sia il nero senza però rivelarne le motivazioni che rimangono un segreto personale. Crede che ciò che deve accadere, accada “nonostante tutto” ma non per questo “non crede al Libero Arbitrio, che Dio esiste ed è un bellissimo campo di fiori e che sta solo a noi correrci in mezzo. Chi ha coraggio può fare a meno di una reputazione. È convinta che si debba restituire al dolore tutta la sua innocenza e per questo è consapevole del rischio di una possibile sconfitta e perché no, anche di una vittoria”. 

Nini dipinge su grandi dimensioni (130 x180) così da essere “all’interno” del suo quadro, divenendo incosciente di quello che fa e presente solo alla fine.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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