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Chi è Pierluigi Ciocca, ministro dell'Economia (in pectore) per un giorno 

Non è un ragazzino (classe 1941), è un uomo delle istituzioni italiane (40 anni in Banca d’Italia) ed europee (ha seduto in ben tre comitati economici) e per il breve volgere di un pomeriggio è stato il più accreditato ministro dell’Economia di un governo giallo-verde in alternativa al contestato Paolo Savona. Chi è Pierluigi Ciocca, l’economista tranquillo che dopo 11 anni alla direzione generale di Bankitalia, Carlo Azeglio Ciampi avrebbe voluto come successore di Mario Draghi come governatore, ma lasciò perdere consapevole del ‘no’ preventivo di Berlusconi?

Da dove viene

Ciocca si laurea in giurisprudenza alla Sapienza Università di Roma nel 1965, discutendo una tesi in Scienza delle finanze dal titolo “Politica fiscale e inflazione”. Perfeziona gli studi con il matematico Bruno de Finetti, gli economisti Paolo Sylos Labini, Luigi Spaventa e Sergio Steve, gli statistici Benedetto Barberi e Antonio Giannone.

Nel 1967 vince la borsa di studio “Luigi Einaudi” presso la Fondazione Einaudi di Torino, di cui erano membri Piero Sraffa, Federico Caffè, Francesco Forte, Siro Lombardini e Franco Venturi. Nel 1967-69 è al Balliol College dell’Università di Oxford, accolto dall’economista ungherese Lord T. Balogh, dove studia sotto la supervisione di John Wright e Robin Matthews e partecipa a seminari tenuti da John Hicks, Roy Harrod, Robert Solow.

Entrato in Banca d’Italia nel 1967. lavora come economista al servizio studi fino al 1982 nei settori econometrico, monetario, internazionale, strutturale. Nella Banca è condirettore centrale dal 1982 al 1984, capo del Servizio anticipazioni, sconti e compensazioni. Diventa nel novembre 1984 membro del Consiglio di Amministrazione dell’Ufficio Italiano dei Cambi, carica che mantiene fino al mese di marzo del 1995.

Dal gennaio 1985 al settembre 1988 è funzionario generale della Banca d’Italia, dove dirige i Servizi rapporti con l’estero, Mercati monetario e finanziario, Rapporti col tesoro, anticipazioni sconti e compensazioni. Dall’ottobre 1988 al febbraio 1995 è Direttore centrale per la ricerca economica nella Banca d’Italia, con compiti di consigliere economico del governatore e di supervisione del servizio studi e, dal 1993, anche dell’Ufficio ricerche storiche da lui promosso.

Un ruolo nell’euro

Nel febbraio 1995 viene nominato vice direttore generale della Banca d’Italia, carica che manterrà fino al dicembre del 2006. Dal maggio del 1997 all’agosto del 2002 ha rappresentato la Banca d’Italia nel Comitato per l’Euro presso il Ministero del Tesoro. Nei suoi quaranta anni in Banca d’Italia ha recato un apporto innovativo alla ricerca economica e giuridica, all’affinamento degli strumenti operativi della politica monetaria, al ridisegno del sistema finanziario italiano, alla presenza della Banca nelle sedi europee e della cooperazione internazionale.

Come la pensa

Per capire come la pensa bisogna dare un’occhiata al suo libro, ‘La banca che ci manca’, edito da Donzelli, in cui, come sottiolinea la rivista Pandora Ciocca elenca le tre linee guida che dovrebbero emergere da un rinnovato Statuto della Banca Centrale Europea:

  1. Avere l’obbiettivo della stabilità dei prezzi
  2. Esercitare il ruolo di prestatore di ultima istanza ogniqualvolta emergano problemi di liquidità e sostenere gli operatori insolventi quando necessario
  3. Finanziare lo Stato e le pubbliche istituzioni nell’ipotesi di una crisi di liquidità ma non di solvibilità.

Ciocca propone il riassestamento dell’eurozona dopo la crisi finanziaria e dei debiti sovrani affermando che la strada per la convergenza non possa che passare da un forte commitment rispetto alla stabilità dei conti pubblici per i Paesi dell’Europa meridionale e per la Francia, combinata a un cambio di politica economica da parte della Germania.

Ciocca è convinto che la crescita europea sia limitata da una domanda interna ancora stagnante. Non crede però che il meccanismo di ripresa debba essere azionato da nuovi deficit pubblici, ed è piuttosto propenso a sostenere che la crescita della domanda interna debba essere trainata dalla Germania, la quale dovrebbe intraprendere politiche espansive. 

L’economista è inoltre convinto che uno Stato solvibile, o che sta attuando delle riforme strutturali, non dovrebbe essere lasciato in preda alla speculazione finanziaria in momenti di difficoltà e auspica un meccanismo, come quello per difendere un Paese che subisce un attacco speculativo o da una valutazione non in linea con i fondamentali.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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