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Chi si stupisce della “lobby gay”

Guardie svizzeredi Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 23 gennaio 2014 –
Era cominciata come una storiella di cronaca: le confidenze osé di un ex guardia svizzera al domenicale di Basilea Schweiz am Sonntag.

Poi è sceso in campo l’ex comandante del corpo Elmar Maeder, denunciando l’esistenza di una sorta di “società segreta” gay capace di mettere a rischio la sicurezza del papa. Finché la vicenda è arrivata ai piani alti della Segreteria di Stato.

Mons. Sostituto (vicesegretario di Stato) Angelo Becciu ha dichiarato: “Papa Francesco vuole chiarezza e verità”. Chi sa, parli. Ora, se si pensa alla cosiddetta lobby gay vaticana come a una specie di Spectre in grado di influenzare i destini della Chiesa, si è certamente fuori strada. Non esiste “un” gruppo, che agisca compattamente per oscuri fini,

ma è stranoto che in Vaticano ci sono gruppi di mutua assistenza omosessuale così come ci sono (e molto più pericolose) cordate miste italiane-vaticane, dedite ad affari più o meno torbidi, a volte con intrecci di sfrenatezza sessuale.

Non è stato un pettegolo qualunque, ma un personaggio grave come l’esorcista padre Gabriele Amorth a dichiarare anni fa che Emanuela Orlandi poteva essere morta, perché entrata in un giro di orge tra monsignori e diplomatici stranieri. Papa Francesco, quando glielo hanno chiesto, ha dichiarato che finora non aveva visto nessuno con il “tesserino” di gay ma che qualsiasi lobby all’interno della Chiesa era un fenomeno negativo.
Francesco parla in stile colloquiale quasi fosse un parroco sul sagrato, ma ogni parola è pesata. Il succo è che non lo preoccupano tanto le scappatelle individuali, ma le manovre di potere che non ci devono essere in una struttura, come la curia, al servizio della Chiesa universale e in ultima istanza all’annuncio del Vangelo. A questo punto, l’unica sorpresa è che il Sostituto segretario di stato si sorprenda.

I vertici vaticani hanno tutti gli strumenti per appurare rapidamente i fatti. L’ex guardia svizzera ha dichiarato di avere ricevuto durante il suo periodo di servizio almeno una ventina di profferte sessuali da alti prelati. Comprese telefonate di invito a mezzanotte come in un filmetto rosa. Rintracciarlo non è difficile e nemmeno indagare discretamente per fare luce sui fatti. Ancora più facile è invitare in Vaticano l’ex comandante Elmer, in carica dal 2002 al 2008. Elmer, una persona responsabile selezionata accuratamente prima di invitarlo a dirigere il piccolo esercito incaricato di difendere la vita dei pontefici, ha dichiarato nero su bianco che la rete gay segreta è fatta di persone che “tendono a essere più fedeli l’uno con l’altro piuttosto che verso l’istituzione” e quindi rappresentano un pericolo per la sicurezza del capo della Chiesa.

L’altra cosa significativa che ha detto Elmer è di avere invano tentato, quando era in carica, di avvertire i superiori. Anche questo è facile da acclarare. Invece di interviste sarebbe meglio un comunicato stampa, che informasse che il comandante Elmer è già stato ricevuto in Segreteria di Stato e ha fornito gli elementi per un’indagine già avviata. In realtà in Vaticano si stanno trascinando dietro da oltre un anno un macigno destinato a ritorcersi prima o poi contro la credibilità della Santa Sede. Il “buco nero” di tutto l’affare è il rapporto steso dai tre cardinali Herranz, Tomko e De Giorgi in seguito allo scandalo Vatileaks. Perché le indagini sulle lobby sporche (che si tratti di sesso, soldi o carrierismo) ci sono già state! I tre porporati hanno interrogato decine di ecclesiastici e laici, che operano in curia, e hanno raccolto un materiale ponderoso di oltre duecento pagine.

Per ordine di Benedetto XVI le informazioni contenute nel dossier furono negate persino ai cardinali venuti per eleggere il successore. Invano furono chieste spiegazioni, nessuno volle darle e il malloppo è passato direttamente nella mani di papa Francesco. Il mondovisione è stato possibile vederlo soltanto quando il pontefice si è recato per la sua prima visita al predecessore a Castel Gandolfo. Era sul tavolo – un castelletto di fascicoli bianchi – tra Bergoglio e Ratzinger.

Dice mons. Becciu che recentemente due persone oggetto di dicerie malevoli in curia sono state del tutto scagionate. È giusto. Francesco parla spesso contro le “chiacchiere” di curia. Ma se si seguirà la via della trasparenza, si farà rapidamente pulizia delle porcherie passate o presenti. È facile. Allo Ior si è cominciato così.

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140123politi.pdf

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