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Chi sono i quattro uomini chiave del caso Russiagate

Il caso Russiagate​, ovvero le presunte interferenze del Cremlino a favore di Donald Trump nella campagna elettorale Usa, tiene sotto pressione il presidente da prima ancora che si insediasse alla Casa Bianca e continua ad agitarne i sonni. Le controversie legate alle rivelazioni contenute nel libro “Fire and Fury: inside the Trump White House” di Michael Wolff e la tardiva marcia indietro di Steve Bannon, l’ex chief strategist di Trump, che sarebbe la fonte principale dell’autore, sono solo l’ultima tappa di una vicenda che potrebbe logorare l’amministrazione ancora a lungo. Ecco i quattro protagonisti principali.

Michael Flynn

Generale in congedo, per soli 24 giorni è stato il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump. Si dimette il 13 febbraio 2017 dopo che viene alla luce che ha mentito al vice presidente, Mike Pence, sui suoi rapporti con l’allora ambasciatore russo a Washington, Serghei Kislyak. Finito nell’inchiesta del procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller, il 1 dicembre Flynn viene incriminato per aver mentito al Fbi riguardo a due colloqui privati avuti con Kislyak relativi alle sanzioni imposte dall’amministrazione Obama a Mosca e una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sugli insediamenti di coloni in Cisgiordania.

James Comey

Direttore dell’Fbi fino al 9 maggio 2017, quando viene licenziato da Trump, con l’accusa di aver perso la fiducia degli alti ranghi dell’Fbi e di aver condotto “malamente” l’indagine sul Mailgate sull’uso di un server privato da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. All’epoca, l’ex direttore del Bureau stava indagando sulle interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali Usa e sui contatti illegali tra la squadra dei Trump e funzionari russi. Dopo il licenziamento, si viene a sapere di un incontro privato avvenuto il 14 febbraio scorso tra il presidente e Comey nello Studio Ovale, durante il quale Trump avrebbe chiesto di far cadere le indagini su Flynn, pretendendo “lealta’” dal capo dell’Fbi in cambio della conferma del suo incarico.

Donald Jr

Figlio maggiore del presidente, finisce nel mirino delle indagini sul Russiagate per aver incontrato, il 9 giugno 2016, alla Trump Tower, l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya che offriva informazioni compromettenti su Hillary Clinton, allora rivale di Trump nella corsa per la Casa Bianca. Insieme a lui, erano presenti anche il genero del presidente, Jared Kushner, e l’allora presidente della campagna elettorale Paul Manafort, oggi incriminato proprio per via dell’inchiesta del Russiagate. L’episodio viene citato anche nel libro di Wolff,”Fire and Fury: “, e attaccato dall’ex stratega di Trump, Steve Bannon, che parla di incontri “sovversivi” considerati alla stregua di tradimento. Tuttavia Bannon, con qualche giorno di ritardo, fa marcia indietro, riallineandosi con il presidente.

Paul Manafort

Ex capo della campagna elettorale di Trump, insieme al socio in affari Rick Gates, il 30 ottobre si costituisce all’Fbi. I due devono rispondere di 12 capi di imputazione, tra cui cospirazione contro gli Stati Uniti e riciclaggio. Si dichiarano non colpevoli e vengono rilasciati su cauzione, in attesa del processo che inizierà il prossimo 7 maggio. Nell’inchiesta c’è anche un terzo incriminato, George Papadopoulos, ex membro dello staff elettorale di Trump, che si dichiara colpevole di aver mentito agli inquirenti “sui vincoli e il coordinamento tra individui associati alla campagna elettorale e gli sforzi del governo russo per interferire nelle elezioni”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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