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Chi sono i ragazzi della Florida che sfidano Trump sulle armi. Storia di #NeverAgain

Dopo #MeToo l’America è scossa da un altro hashtag: #NeverAgain. Uno slogan, un urlo di rabbia, persino un movimento che ha deciso di combattere quel fenomeno delle ”shooting mass”, sparatorie di massa, che stanno segnando la storia recente del Paese.

E sono slogan che, pur non venendo scanditi da un megafono, si muovono in rete facendo molto, moltissimo, rumore. Alcuni, negli ultimi anni, hanno persino dato corpo a manifestazioni organizzate capaci di ottenere un vero riconoscimento internazionale. E se la mente corre velocemente a #OccupyWallStreet, l’attenzione di oggi è focalizzata proprio su quello che sta nascendo intorno a #NeverAgain.

Dopo la strage all’interno della loro scuola, infatti, alcuni studenti si sono riuniti per provare a cambiare le cose. Senza perdere tempo. In meno di quattro giorni avevano già definito le linee guida del loro movimento, con un obiettivo politico chiarissimo: ottenere controlli molto più severi per chi vuole acquistare delle armi. E con una protesta. Una vera chiamata “alle armi” che invaderà le strade di Washington, e le autostrade della rete, il prossimo 24 marzo. “Una marcia per le nostre vite”. Come l’hanno definita. (New Yorker).

Cameron Casky e la prima riunione

Alcuni degli studenti della scuola della Florida in cui ha fatto irruzione Nikolas Cruz non hanno aspettato che il lutto finisse per iniziare la loro battaglia. Hanno deciso di organizzarsi mentre i funerali erano ancora in corso, mentre piangevano amici e compagni di viaggio, mentre le telecamere del mondo erano rivolte verso i loro volti. Lo hanno fatto perché sapevano che, in breve tempo, quella strage sarebbe stata presto dimenticata. La loro tragedia, passato il clamore mediatico, sarebbe diventata solo una cifra di un’infografica da aggiornare ancora una volta.

Tra i leader del gruppo c’è Cameron Kasky. È uno dei ragazzi sopravvissuti alla sparatoria, “il clown della classe” come si è definito lui stesso ai microfoni della CNN. Il nome “Stay alert – #NeverAgain” lo ha pensato in bagno indossando il pigiama dei Ghostbusters. E nella stessa giornata della sparatoria, dopo aver spento le candele della veglia per ricordare i 17 morti, ha invitato alcuni suoi amici a casa sua per provare a fare qualcosa. A far nascere un movimento apartitico.

Chris Grady e i social

Prima di mezzanotte la pagina Facebook era già online. Ad oggi il profilo twitter ha già quasi 60mila follower. Lo segue anche un ragazzino di 19 anni, mingherlino e con il ciuffo ribelle, amante del teatro. Si chiama Chris Grady. Ha aderito subito all’invito di Cameron diventando uno dei volti, fin dalle prime battute, di #NeverAgain. E la sua presenza non è banale. Nel suo futuro, oltre al palcoscenico, c’è l’esercito. Come informatico.

Almeno questo è quello che ha raccontato spiegando come lui e il gruppo non siano, a priori, contro il secondo emendamento della Costituzione americana. “Il fucile AR-15, quello usato da Cruz, dovrebbe essere riservato solo ad un uso militare. Sono armi da guerra fatte per uccidere quante più persone possibili nel minor tempo possibile”. Insomma più regole e meno facilità d’accesso. Con alcune tipologie di arma, quelle più pericolose, fuori dal mercato. (Business Insider)

Alfonso Calderon e le fake news

Accanto a Cameron e Chris c’è un altro ragazzo. Si chiama Alfonso Calderon e ha molta familiarità con i numeri e con i giornali: “Non parliamo di sangue ma di memoria e cambiamento. Cruz è stato denunciato alla polizia 39 volte prima che decidesse di agire”. È lui a raccontare, al giornalista del New Yorker, qual è la percezione dei ragazzi nei confronti della politica e, soprattutto, dei politici: “Nella mia breve vita ho notato che i politici sbagliano continuamente. Hanno sempre detto la cosa sbagliata al momento sbagliato. E nonostante questo sono ancora presi sul serio, più e più volte, invece di essere destituiti”. Tutto nonostante il costante factchecking dei giornali e la consapevolezza di quello che viene urlato, in prima persona, da Trump. “La mia generazione non gioca con le stesse regole. Se dovessimo dire qualcosa di non-fattuale sarebbe scrupolosamente esaminato da tutti. Anche dal Presidente”. Eppure il loro desiderio è solo quello di fare, per davvero, la differenza. Per questo la prima mossa è stata quella di creare una petizione per chiedere verifiche più approfondite su coloro che desiderano acquistare un’arma. Agire sulle leggi. E modificarle il prima possibile.

Jaclyn Corin e la politica

In quella veglia, alle luci delle stesse candele, c’è anche Jaclyn Corin. Ha 17 anni ed è una delle rappresentanti degli studenti alla Marjory Stoneman Douglas. Nella strage ha perso un amico e, anche lei, ha deciso di muoversi subito. E lo ha fatto aprendo un dialogo con la politica. Prima con la deputata democratica della Florida, Debbie Wasserman Schultz e poi con altri rappresentanti dello Stato. In poco tempo ha ottenuto che una delegazione di 100 studenti della Douglas, e 15 accompagnatori, fossero ricevuti nella capitale, Tallahassee, per parlare di un problema, quello delle armi, che conoscono bene: “Ci siamo cresciuti con questa roba. Non è nuova per noi. Esiste da prima che venissimo al mondo”. 

 

 

#NeverAgain, per combattere insieme

Portare avanti varie iniziative vuol dire disperdere le forze. Così Cameron e Jaclyn si sono incontrati per portare insieme e rafforzare il movimento #NeverAgain. E non solo loro. Molti altri ragazzi che avevano iniziato a parlare con i media sono entrati a far parte di quello che stava diventando un direttorio. Da David Hogg, il direttore del giornale scolastico, a Sarah Chadwick, studentessa diventata famosa per aver risposto “per le rime” su Twitter al messaggio di cordoglio del Presidente Trump. Fino ad arrivare a Emma (“We Call B.S.”) González, il cui discorso, a Fort Lauderdale, è diventato subito virale. Undici minuti di rabbia e denunce, con quel “shame on you”, vergognatevi, che ancora risuona nelle pagine di tutti i giornali e sui social (CNN).

 

Dear Donald Trump,
I’m the 16 year old girl who tweeted you and told you i didn’t want your condolences, I wanted gun control, and went viral because of it. I heard you’re coming to my community soon and I would like to express my opinions on gun control to you face to face.

— Sarah Chadwick// #NEVERAGAIN (@sarahchad_) 16 febbraio 2018

 

Clooney, Spielberg e il sostegno dei “Big”

Insomma, il movimento fa sul serio. Nonostante sia guidato da giovanissimi. E se ne sono accorti anche alcuni “big” del panorama mediatico e cinematografico americano. Primo fra tutti George Clooney che, con sua moglie Amal, avvocato che si occupa di diritti umani, ha deciso di donare 500mila dollari per contribuire all’organizzazione della marcia del 24 marzo (Vice News). E l’appello di Clooney ha avuto subito degli effetti. Anche Steven Spielberg, in questi mesi in sala con The Post, ha deciso di aderire alla campagna di sostegno donando la stessa cifra e augurando ai ragazzi, insieme alla moglie Kate Capshaw, di “continuare a prendere posizione e a lottare per il beneficio di tutte le generazioni future” (Local 10). E intanto iniziano a muoversi anche i loro coetanei. A Bangor, nel Maine, c’è stata una marcia di solidarietà e di vicinanza. Al lutto, certo, ma anche alla nuova battaglia che è appena cominciata (Wabi).  

 Studenti? Quelli sono attori

Quella di #NeverAgain insomma non è una piccola protesta. Lo si capisce dalle reazioni che una parte della destra più conservatrice americana che ha accusato i ragazzi di non essere semplici studenti ma attori, ingaggiati anche dall’FBI, per screditare l’amministrazione Trump e la politica condotta negli ultimi anni sul tema delle armi. Una sorta di cospirazione. David Hogg, ad esempio, si è dovuto difendere rilasciando un’intervista alla CNN fatta dal giornalista Anderson Cooper.

 

 

“I’m not a crisis actor. I’m somebody that had to witness this and live through this and I continue to have to do that,” says Florida student David Hogg in response to conspiracy theories being written about him https://t.co/JruN0GWMRD https://t.co/j8VoIwj4ma

— Anderson Cooper 360° (@AC360) 21 febbraio 2018

 

Gli haters, il nuovo nemico dei ragazzi

Insulti, minacce di morte e aggressioni. I ragazzi, oltre agli attacchi politici, stanno collezionando di ogni tipo di accuse sui social media. Sono entrati cioè nel mirino degli hater.  Un esercito del web, che ha trasformato la lingua in un’arma,  a bloccare questa loro lotta attiva per spingere Congresso e Casa Bianca a lavorare ad una seria riforma delle leggi che regolamentano il possesso e l’uso delle armi. Ma alcuni effetti però sono già evidenti. Cameron, ad esempio, ha chiuso il suo profilo Facebook. Troppi i messaggi d’odio ricevuti.​

 

Temporarily got off Facebook because there’s no character count so the death threats from the @NRA cultists are a bit mo-re graphic than those on twitter. Will be back when I have the time for it. Busy getting my feelings hurt by fellow teenagers at Br**tb*rt

— Cameron Kasky (@cameron_kasky) 21 febbraio 2018

 

Intanto le maggiori compagnie come Twitter, Facebook e YouTube sono scese in campo, promettendo di prendere seri provvedimenti: “Stiamo lavorando attivamente sulle segnalazioni di abusi ed aggressioni contro i sopravvissuti della tragica sparatoria di massa di #Parkland. Questo tipo di comportamento va al di là di tutto quello in cui noi di Twitter crediamo. Stiamo prendendo provvedimenti contro tutti i contenuti che violano i nostri termini di servizio”. Misure simili anche quelle prese da YouTube, che ha rimosso dei video, e Facebook che ha cancellato alcuni contenuti ritenuti “ripugnanti”. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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