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Chi sono le ong che operano nel Mediterraneo

Un mondo composito quello delle organizzazioni non governative. Una parte ha nella sua ‘ragione sociale’  la cooperazione e lo sviluppo e le questioni legate all’immigrazione. Alcune sono molto attive nel Canale di Sicilia, nel soccorso ai migranti. Tra queste le storiche Medici senza frontiere e Save the children, certamente. Ma si tratta nel suo complesso di un mosaico ancora in buona parte da decifrare. Secondo Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, nei momenti di maggiore picco, nelle acque internazionali “hanno operato fino a tredici assetti navali, riferibili a nove organizzazioni”. 

I soccorritori storici

  • Medici senza frontiere è la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico; nata ufficialmente nel 1971 con 300 volontari, oggi è presente in 70 Paesi con 30.000 operatori. Personale di Msf è presente nel Mediterraneo su tre navi: “Bourbon Argos”, “Dignity I” e “Aquarius”; da marzo 2017 è in mare una nuova imbarcazione, la “Prudence”, che può ospitare fino a 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. 
     
  • Save the children dal 1919 si occupa dei diritti dei bambini, è la più importante organizzazione indipendente internazionale che si occupa di salvare i bambini in pericolo, operando in 122 Paesi con programmi di salute, risposte alle emergenze educazione e protezione dagli abusi e sfruttamento; nel Mediterraneo centrale partecipa alle operazioni di ricerca e soccorso con la nave “Vos Hestia”.

Le 5 sorelle tedesche

Tra le evidenze della prima indagine conoscitiva della Procura di Catania c’è quella che individua nella Germania il Paese europeo cui sono riferibili cinque Ong:

  • Sos Mediterranee – Può contare su “Aquarius”, che batte bandiera di Gibilterra, una nave guardapesca con a bordo anche personale di Medici senza frontiere: è stata ideata dall’ex ammiraglio della Marina tedesca Klaus Vogel e ha sedi in Francia e Italia. 
  • Sea Watch Foundation – Foundation ha due unità navali: una che batte bandiera neozelandese, l’altra olandese.
  • Sea-Eye – No-profit fondata nel 2015 da un imprenditore tedesco di Ratisbona, Michael Buschheuer e dai suoi familiari, puo’ contare su un’unita’ che batte bandiera olandese, un vecchio peschereccio riadattato, la “Sea-Eye”, e da marzo e’ attivo il “Seefuchs”.
  • Lifeboat  – Opera con una nave con bandiera tedesca;
  • Jugend Rettet – Ha un peschereccio con bandiera olandese, il “Iuventa”, messo in mare da un gruppo di giovani europei che ne ha finanziato l’acquisto.

Gestiscono complessivamente sei navi.

Droni e yacht

Tra le altre imbarcazioni che operano nel Mediterraneo:

  • Moas, fondata nel 2013 dagli imprenditori italo-americani Christopher e Regina Catrambone. Ha sede a Malta e ha due unità: ‘Phoenix’, di bandiera del Belize e ‘Topaz Responder’ che batte bandiera delle Isole Marshall. Principali sponsor sono la Schiebel, azienda austriaca che produce i droni di cui l’organizzazione si avvale per individuare i barconi in mare.  
  • Proactiva Open Arms, spagnola, ha operato con due navi e si è occupata anche di salvare i migranti siriani che tentavano di raggiungere l’isola greca di Lesbo partendo dalla Turchia. Una unità navale batte bandiera panamense, l’altra di Malta. Ha utilizzato per diverso tempo la “Astral”, uno yacht trasformato in vascello di salvataggi, che ha spiegato Carmelo Zuccaro, risulta essere stata donata dall’imprenditore italiano Livio Lo Monaco; poi è arrivato il ben più capiente “Golfo azzurro” che può ospitare fino a 400 persone. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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