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Chi vince le elezioni? Cosa dicono gli ultimi sondaggi prima del blackout elettorale

La Supermedia dei sondaggi di oggi è speciale. Il motivo è che si tratta dell’ultima Supermedia della legislatura: da venerdì a mezzanotte, infatti, scatterà il divieto sulla diffusione dei sondaggi previsto dalla legge. Il black-out durerà finché non saranno chiuse le urne, e a quel punto più che con i sondaggi avremo a che fare con i numeri reali: di voti ma soprattutto di seggi.

I numeri di oggi saranno quindi l’ultima pietra di paragone con cui fare i conti prima del voto. Numeri che – al massimo – potranno essere aggiornati nella giornata di venerdì con gli ultimissimi sondaggi pubblicati, ma che verosimilmente non cambieranno molto. Vediamoli:

Anche questa settimana il Movimento 5 Stelle “regge” in prima posizione, ben sopra il 27 per cento. Il dubbio: quanto può avere influito lo scandalo dei bonifici? La risposta non è semplice: sono passati solo pochi giorni dallo scandalo, e le conseguenze nell’opinione pubblica faticano a manifestarsi nelle ultime rilevazioni effettuate. Un indizio di quanto questa vicenda potrebbe influire però ce lo dà una recente indagine dell’istituto Ixè, che ha chiesto agli intervistati quale fosse la priorità da affrontare in Italia: ebbene, alle spalle della questione del rilancio economico (50%), ben il 21% del campione ha risposto “Onestà, etica”. Si tratta di un storico cavallo di battaglia storico per il M5S, e infatti tra i suoi elettori tale percentuale sale a oltre il 32%. Difficile stimare quanti elettori (anche solo potenziali) si allontaneranno dal Movimento a causa di questa storia, certo è che la base a 5 stelle è tra le più sensibili su questo tema particolare.

Brutte notizie invece a sinistra: Liberi e Uguali scende per la prima volta sotto il 6% (5,8) proseguendo in un trend calante, non troppo netto ma costante nel tempo. Anche per il PD il bicchiere è mezzo vuoto: il 22,9% costituisce un nuovo record negativo dall’inizio del nostro tracking, ma almeno in questo caso i dem possono guardare con un minimo di ottimismo al risultato delle liste minori alleate: questa settimana Insieme, +Europa e Civica Popolare toccano il 4,5%, un dato che consente al centrosinistra di restare testa a testa con il M5S e al PD in lizza per la palma di primo gruppo parlamentare nella prossima legislatura. Attenzione, però: se +Europa dovesse superare la soglia di sbarramento 3% (e magari, allo stesso tempo, le altre due liste restassero sotto l’1 per cento), il PD si vedrebbe togliere seggi, e neanche pochi: addirittura fino a 19 seggi, secondo una nostra recente stima basata sulla Supermedia.

Nel centrodestra si sorride, ma anche qui non troppo: la coalizione è nettamente in testa con il 37% dei voti, quasi 10 in più dei suoi avversari. Ma è un dato ancora troppo basso per poter puntare alla maggioranza assoluta. Nella battaglia tutta interna tra Forza Italia e la Lega per la palma di primo partito della coalizione, è il partito di Berlusconi ad essere nettamente favorito, con oltre 3 punti sul rivale. La strategia dell’ex premier di premere sull’acceleratore nelle settimane che hanno preceduto lo scioglimento delle Camere (e la composizione delle liste) sembra aver dato i suoi frutti, come si può evincere anche dal seguente grafico, che ci mostra la “storia” di questa legislatura attraverso delle “Supermedie mensili”:

Il grafico mostra molto plasticamente come, dopo essere rimasta alle spalle della Lega per quasi 3 anni, nell’ultimo periodo Forza Italia abbia scalzato l’alleato/avversario, in modo sostanzialmente speculare alla perdita di consensi fatta registrare dal PD, in ultimo sulle vicende legate alle banche e al lavoro della relativa commissione parlamentare d’indagine.

Per il partito di Renzi, comunque, dal 2014 la legislatura ha regalato quasi solo dispiaceri: un primo calo, dopo l’incredibile 40,8% delle Europee, è arrivato verso la fine di quell’anno con le polemiche sull’articolo 18 e il Jobs Act con i sindacati. Un secondo calo c’è stato nel 2015, con gli scontenti generati dalla riforma della “Buona Scuola” e con i risultati non proprio entusiasmanti delle Regionali. Il 2016 è stato l’anno della “campagna referendaria permanente” che ha portato alla cocente sconfitta del 4 dicembre. Da lì a poco, un’ulteriore smottamento c’è stato in occasione della scissione di Articolo 1 – MDP (poi confluito in Liberi e Uguali), e il clima arroventato dei mesi successivi all’estate, con la sconfitta pesante del centrosinistra in Sicilia e le polemiche sulla nuova legge elettorale, hanno completato l’opera.

E il Movimento 5 Stelle? Dopo il “boom” delle Politiche 2013, in cui fu la lista più votata alla Camera sul territorio nazionale, il M5S ha inizialmente sofferto la sua “marginalità” parlamentare, e in seguito l’effetto-novità incarnato da Renzi. Il 2015 è stato però l’anno della riscossa per i pentastellati, che incalzando in continuazione il PD e il suo segretario/premier si sono arrampicati gradualmente fino alle soglie del 30%, e da lì non si sono praticamente più mossi nell’ultimo anno e mezzo. Una tale stabilità è sorprendente, per un Movimento che si professa post-ideologico. Il quadro degli ultimi due anni sembra comunque essersi piuttosto stabilizzato, prendendo la forma di quel “tripolarismo asimmetrico” cui abbiamo fatto cenno altre volte, caratterizzato dall’anomalia per cui il polo più consistente (il centrodestra) è in realtà diviso in due al suo interno tra due anime profondamente diverse.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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