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Chiede l’offerta per un funerale, cappellano indagato per estorsione

20141001_corsine.png.pagespeed.ce.ID4nmVxhuU VERONA – Galeotta fu… la segreteria telefonica dell’agenzia di pompe funebri veronese: è lì che don Silvano Corsi, cappellano del cimitero monumentale di Verona, ha lasciato il messaggio “incriminato” che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per estorsione.

Tutto nasce – secondo quanto riporta l’Arena – dalla difficoltà per l’agenzia funebre di giustificare ai parenti di un defunto l’esborso extra: «Abbiamo chiesto al prete la celebrazione di un funerale e, lui alzando la voce, ha detto che prima doveva esserci l’offerta in denaro» è la sintesi della denuncia.

Tanto è bastato al pm veronese Gennaro Ottaviano per aprire l’inchiesta ed ora chiedere il rinvio a giudizio del religioso che ha chiesto al gip – tramite i suoi legali di uno studio padovano – il rito abbreviato.

Don Corsi era già finito agli onori delle cronache per la lite al funerale di un esponente di destra, Giorgio Ruspini: durante l’orazione laica, un amico del defunto, Luigi Bellazzi, usò un gergo troppo cameratesco e innescò la reprimenda di don Silvano sempre nella chiesetta del cimitero monumentale gremita.

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