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Chiesa cattolica e sette fondamentaliste contro l’Obamacare

ObamaFurio Colombo risponde ai lettori (Fatto Quotidiano 3.1.14)

“CARO COLOMBO, per la prima volta un presidente americano si trova contro la potente chiesa cattolica del suo Paese, più tutte le sette fondamentaliste. Se la caverà?” Marcello

PROBABILMENTE non sarà la politica internazionale, pur in uno dei suoi momenti peggiori (cinque gravi conflitti in Africa, l’Afghanistan che non se ne va, il Medio Oriente che resta esplosivo e alcuni Paesi dell’ex impero sovietico che non promettono nulla di buono) a rendere difficile, fino all’estremo, la vita e le decisioni di Barack Obama.

Sarà la Chiesa cattolica, che ha unito le sue forze alle chiese e ai culti fondamentalisti (compresi i culti che in passato hanno organizzato l’uccisione seriale di medici ginecologi che praticavano aborti) contro una parte dell’Obama Care, ovvero la legge che prevede assistenza sanitaria garantita a tutti gli americani.

Il fatto è che la Costituzione americana impone l’uguaglianza, e l’uguaglianza vuole che la legge sia uguale per tutti. Dunque una legge americana sulla salute non potrebbe escludere assistenza medica per i contraccettivi e per la libera decisione delle donne sulla procreazione.

I vescovi, in una lettera di fine anno (e di finti auguri) al presidente, gli hanno detto che una simile libertà ed eguaglianza della legge non si può accettare. Esempio: un imprenditore cattolico, per rispetto alla sua fede, non potrà mai offrire assistenza sanitaria completa ai suoi dipendenti, e se obbligato dalla legge, non gli resterà che l’opzione di bloccare l’intero pacchetto dell’assistenza sanitaria in omaggio ai vescovi (fatto vistosamente assurdo per non cattolici, non fondamentalisti e non membri di sette religiose oltranziste).

Si svela così una ragione, forse la più importante, che ha indotto altri presidenti americani (vedi il caso di Clinton) a non insistere sul progetto di riforma sanitaria. Alla fine del tunnel, quando credi di aver superato le mille trappole politiche e finanziarie del potente mondo delle assicurazioni, ti trovi di fronte l’ultimatum della Chiesa cattolica, che certo può esercitare un peso politico notevole. E comincia a farlo con un clamoroso ultimatum.

Ecco dunque che il presidente più laico degli Stati Uniti (è entrato in una chiesa solo 18 volte dalla sua elezione, contro le 320 di George W. Bush, quando non era impegnato a dichiarare guerre) si trova faccia a faccia con l’alternativa di piegare una legge alla religione, come in certi Paesi del mondo islamico, oppure dividere duramente il suo Paese e – soprattutto – esporsi al rischio di perdere voti al Congresso. Il punto che stupisce i non credenti non è l’affermazione legittima del proprio credo da parte di una chiesa. Ma la pretesa di imporre quel credo, attraverso l’amputazione o abolizione di una legge che però non obbliga nessuno a usare contraccettivi o ad abortire.

Al contrario sancisce diritti uguali per tutti, inclusa la libertà di rinuncia all’uso dei quei diritti. Su questo vuoto pauroso di ragione resta aperto e inconcluso il discorso con il più aperto e il più nuovo dei papi. Può/deve un governo imporre a tutti ciò che vuole un gruppo religioso, invece di lasciare liberi tutti (con gli strumenti adeguati) di seguire i consigli del proprio medico senza l’incubo delle assicurazioni private?””

Fonte

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