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Chiesa di Cagliari, inchieste tra corvi e untori: sacerdoti in Procura

Dietro l’inchiesta su Don Pretta potrebbero emergere nuovi clamorosi scandali: ecco cosa sta accadendo

Entra nella settimana decisiva l’inchiesta su don Luca Pretta, l’ex parroco di Gesico sotto indagine con la pesante accusa di pedofilia. Infondata secondo il pubblico ministero Liliana Ledda che ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Un conto alla rovescia pesante. Per il sacerdote che, finalmente, se la richiesta del PM sarà accolta vedrà riconosciuta l’innocenza da sempre dichiarata, ma anche e soprattutto per la Diocesi di Cagliari che potrà leggere le carte dell’indagine e avere conferma, o smentita, delle indiscrezioni che si vanno accumulando in queste ore. Fra tutti il ruolo esercitato nella vicenda da alcuni sacerdoti diocesani.

Si parla, infatti, di diversi religiosi sentiti a verbale dagli inquirenti dopo l’avvio del procedimento sulla base delle dichiarazioni di una donna di Gesico. Testimonianza, stando a quanto filtrato, che parlava di una morbosa attenzione di don Pretta verso un bambino del paese. Ma, secondo quanto scritto dai magistrati, “non ci sono elementi di prova in ordine ai presunti abusi”. In altre parole l’accusa non è sostenibile e quindi infondata. A sostenerla, oltre alla donna, secondo quanto riferito dall’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Arrigo Miglio al Procuratore della Repubblica, il 16 maggio 2015, anche un cittadino di Gesico. Dichiarazioni messe nero su bianco anche dagli inquirenti che, stando a quanto riferito da alcuni preti diocesani, avrebbero sentito a verbale anche diversi sacerdoti. Fra questi l’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessì che, a sua volta, avrebbe indicato a verbale i nomi di altri religiosi informati sui fatti. Tra i nomi che circolano vi è quello di Monsignor Giovanni Melis, Canonico del Capitolo della Cattedrale di Cagliari e originario proprio di Gesico. Una testimonianza, la sua, considerato che Gesico è il suo paese natale, derivata dalla conoscenza di persone e luoghi. Monsignor Melis sarebbe stato ascoltato dagli inquirenti al pari di don Michele Piras, attuale viceparroco di Uta e, a sua volta, citato dall’Arcivescovo Miglio nella dichiarazione del 2015 quando parla della lite scoppiata fra don Piras e don Pascal Manca, allora parroco di Mandas, “nell’estate 2012 perché una signora del paese aveva fatto una cospicua donazione a Piras e non alla Parrocchia. Don Manca aveva ritenuto ingiusta la donazione”.

Anche nella inchiesta sull’ex parroco di Villamar,  don Piras è stato sentito a verbale dagli inquirenti e la sua deposizione è agli atti del procedimento sempre per pedofilia. Già in precedenza, come ricordato recentemente anche da L’Unione Sarda, “il diacono in passato aveva accusato di “comportamenti gay” un prelato romano e, per questo, non riusciva ad essere ordinato prete”. Piras, infatti, condannato con sentenza del Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma del 7 marzo 2012 (quando era Papa Benedetto XVI e Arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani),ha visto questo pronunciamento ribaltato con decisione di Papa Francesco il 10 marzo 2015, al termine dei lavori di una Commissione all’uopo istituita e che, dopo aver sentito anche il nuovo Arcivescovo di Cagliari mons. Miglio, ha dichiarato l’innocenza del Piras.

Coincidenze su coincidenze se, rileggendo quanto scritto sempre da L’Unione Sarda, il 14 maggio 2015, secondo cui “dall’inchiesta contro don Pascal Manca sono scaturite rivelazioni su avvenimenti passati che avevano  coinvolto sacerdoti di periferia. Nelle carte si fa riferimento a Michele Piras: nome che conduce ad Alberto Pala, parroco della Cattedrale e a Giuseppe Mani, ex Vescovo di Cagliari”. Un nome, quello, di Pala che proprio Monsignor Miglio (oltre a quelli di don Pretta e a don Manca) cita nelle sue dichiarazioni del 16 maggio, parlando di maldicenze. Che, come tali, si sono rivelate considerato che il sacerdote è sempre parroco della Cattedrale. Se, la settimana prossima, anche don Pretta vedrà tutto archiviato sarà il secondo prete innocente su tre ingiustamente accusato. E più che di corvi si inizia a sospettare di qualche untore. “Accuse vaghe e generiche” come dichiarato a verbale da mons. Miglio: divenute vere e proprie armi di distruzione all’interno della Diocesi, nel nome della pedofilia. Con sullo sfondo la inquietante ombra della Massoneria. Un quadro che, la settimana prossima, documenti alla mano sarà ancora più chiaro. E non si escludono, dai verbali, clamorose sorprese.

http://www.castedduonline.it/area-vasta/hinterland/39426/chiesa-di-cagliari-inchieste-tra-corvi-e-untori-sacerdoti-in-procura.html

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