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Chiesa e pedofilia: i vescovi italiani non denunciano nessuno

Cosa succede in città

A quasi due anni dal varo delle Linee guida anti pedofilia la Cei ribadisce che i vescovi non si devono sentire obbligati a denunciare i sacerdoti presunti responsabili di abusi.

venerdì 28 marzo 2014 20:15


di Federico Tulli A proposito di tempi biblici. La Conferenza episcopale italiana ha pubblicato oggi la versione definitiva del documento approvato il 22 maggio 2012 e sbandierato allora come svolta epocale dalla Chiesa: le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”.

Il testo predisposto dalla Cei sulla base delle indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede non sposta di una virgola quanto reso noto nell’assemblea di due anni fa riguardo il punto cardine del documento: non c’è nessun obbligo giuridico per i vescovi di denunciare alla magistratura italiana i presunti casi di pedofilia. È bene precisarlo nel caso in cui a qualcuno venisse il dubbio che in questi due anni la Cei di Bagnasco si sia posta il problema di smussare codesta presa di posizione che già allora destò sconcerto.

Personalmente sarei rimasto sorpreso se i “nostri” vescovi avessero cambiato idea poiché, per cultura, sono convinti di poter agire al di fuori e al di sopra di qualsiasi legge terrena e di poter-dover rispondere solo a Dio (o a chi per lui: il papa) degli eventuali peccati commessi. Perché – è bene ricordarlo – anche la reticenza celata dietro il segreto professionale, o la complicità con dei criminali spostati di parrocchia in parrocchia, per loro, eventualmente, sempre peccati sono. L’iter delle Linee guida è stato lungo e articolato nonostante siano rimaste invariate nella loro essenza. Con lettera circolare del 3 maggio 2011, sulla base delle Nuove norme introdotte da Benedetto XVI un anno prima, la Congregazione per la dottrina della fede fornì le indicazioni “ufficiali” da seguire per i casi di abusi sessuali perpetrati da chierici ai danni di minori, invitando le Conferenze episcopali a predisporre su questa base, entro maggio 2012, delle proprie «linee guida», che tenessero “in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza episcopale”.

La prima bozza delle Linee guida Cei fu presentata e discussa nel corso del Consiglio Permanente di settembre 2011; successivamente, tenuto conto delle indicazioni emerse nel dibattito, è stato preparato il testo delle Linee guida che ha ricevuto l’approvazione del Consiglio Episcopale Permanente della Cei nella sessione di gennaio 2012 e dell’Assemblea Generale nel maggio 2012. Questo testo – che come si legge sul sito della Chiesa cattolica italiana non presenta carattere giuridicamente vincolante e quindi non necessita della recognitio della Santa Sede – è stato trasmesso alla Congregazione per la dottrina della fede con lettera del 27 maggio 2012 . Con successiva comunicazione del 7 maggio 2013, la stessa Congregazione trasmise alla Cei alcune osservazioni e suggerimenti. Nel recepirli, la Cei ha provveduto a rivedere le disposizioni del testo originario e a riformulare i periodi segnalati così come richiesto. Il testo così rivisto è stato presentato al Consiglio permanente della Cei del gennaio 2014 e quindi trasmesso alla Congregazione con comunicazione del 13 febbraio 2014. [Link al testo originale delle Linee guida Cei]

Articolo originale

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