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Ci furono anche cristiani che reagirono alle persecuzioni con la violenza. 296

Non tutti i cristiani accettarono di subire impunemente le persecuzioni, anzi ci furono alcuni casi di violenta reazione da parte loro. Durante la persecuzione di Diocleziano il prete Artemone si prodigò a distruggere le statue degli dèi. All’inizio della medesima persecuzione l’editto imperiale appena appeso a Nicomedia fu fatto a pezzi, e i cristiani probabilmente appiccarono anche l’incendio, che subito dopo questo fatto scoppiò nel palazzo imperiale.
Ad ogni modo ci furono persino martiri che passarono a vie di fatto, come Antonino, Germano e Zebinas, i quali vollero impedire con la violenza che il governatore compisse il sacrificio prescritto. Il cristiano Edesio (come ci racconta suo fratello Apfiano, vedi Eusebio di Cesarea) non solo insultò sguaiatamente il giudice che lo processava, ma giunse addirittura a picchiarlo, finché non giunse in aiuto la sua scorta.

Sorsero anche organizzazioni cristiane che contravvenendo al comandamento dell’amore per i nemici e il riconoscimento obbligatorio, dichiarato da Paolo nelle sue Lettere, di considerare indiscussa ogni autorità statale, accusarono apertamente gli Imperatori di tirannicidio e che diffondevano con ogni mezzo, a dispetto di Paolo, il sentimento antistatale presente da sempre nei cristiani. Ma furono, tutto sommato, casi sporadici, scarsamente eversivi, che evitarono recrudescenze gravi e risparmiarono ai cristiani il destino degli ebrei ferocemente eliminati nelle guerre giudaiche del periodo catastrofico fra il 66 e il 134.
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