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Cina: sfila l'esercito ma Pechino annuncia "300. 000 soldati meno"

(AGI) – Pechino, 3 set. – Le forze armate cinesi, le piu’ grandi del mondo (2,2 milioni di soldati) subiranno un taglio di 300.000 unita’ perche’ “noi amiamo la pace e non cerchiamo ne’ l’egemonia (sugli altri popoli) ne’ di espanderci”. Cosi’, subito dopo le 70 salve di cannone con cui e’ iniziata a Pechino la maxi celebrazione della fine della II Guerra Mondiale, e’ intervenuto il presidente Xi Jinping, nei classici abiti tradizionali della rivoluzione maoista. Parlando dal podio di piazza Tiananmen, da dove nel 1949 Mao dichiaro’ la nascita della Repubblica Popolare, Xi ha esordito con uno sgarbo al Giappone, nemico di allora e rivale di oggi. Xi ha sottolineato come “la totale vittoria” della Cina sul Giappone ne ha fatto “un grande Paese”. Xi ha assicurato l’impegno della Cina per la pace. Xi ha ricordato le vittime della guerra di resistenza contro il Giappone e ha spiegato che le Cina “non infliggera’ le proprie sofferenze passate a nessun’altra nazione”. La guerra di resistenza contro l’invasione giapponese, ha spiegato il presidente cinese, e’ stata la “prima vittoria completa della Cina contro un’aggressione straniera nei tempi moderni” e ha rappresentato un momento di “umiliazione nazionale” da cui la Cina si e’ risollevata. Il Paese, ha assicurato il presidente cinese “rimarra’ impegnato nello sviluppo pacifico”. In una citta’ blindata da giorni, dodicimila soldati divisi in ventisette formazioni e oltre cento velivoli dell’aeronautica si apprestano a dare vita alla grande parata militare per commemorare la fine dell’invasione giapponese del Paese settanta anni fa. I mezzi blindati dell’Esercito di Liberazione Popolare sono pronti per sfilare sotto il rostro della Citta’ Proibita, l’antica sede imperiale di fronte a piazza Tiananmen. Assieme a lui sulla balconata sopra il celebre ritratto di Mao Zedong, anche i leader stranieri giunti nella capitale cinese per assistere alla parata militare, la prima dal 2009, e la piu’ grande dal 1949. Presenti alla parata anche gli ex presidenti cinesi, Jiang Zemin e Hu Jintao, oltre agli attuali leader del Comitato Permanente del Politburo, il vertice decisionale della politica cinese. Colpi di cannone hanno scandito l’inizio della parata, mentre una formazione di soldati ha issato la bandiera cinese su piazza Tiananmen. Quella di oggi, e’ la prima commemorazione in assoluto della fine della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale, verranno esibiti anche i nuovi sistemi d’arma realizzati dalle Forze Armate cinesi. La parata per i settanta anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e’ stata anche l’occasione mostrare al mondo le potenzialita’ del proprio esercito presentando i piu’ sofisticati sistemi d’arma della tecnologia bellica di Pechino. Sono sfilati in un’esibizione di oltre un’ora ventisette corpi dell’esercito e i nuovi mezzi a disposizione delle Forze Armate, l’84% dei quali comparsi in pubblico oggi per la prima volta in assoluto. Nonostante il rallentamento economico della Cina degli ultimi anni, Pechino dedica ingenti fondi all’ammodernamento delle proprie Forze Armate, con un budget per la Difesa anche quest’anno due cifre, in aumento del 10,1% nel 2015, secondo le stime presentate nel marzo scorso. Tra le nuove armi presentate durante la parata, sono sfilati i nuovi droni, i missili balistici Dongfeng-21D, in grado di distruggere un’unita’ navale con un colpo solo, e i missili balistici intercontinentali DF-5B, che hanno una gittata di 15mila chilometri. In piazza Tian’anmen sono comparsi anche i DF-31A, variante aggiornata di un tipo di missile gia’ presentato nel 1999, e i missili balistici a media gittata, i DF-26, noti come i “Guam killer”, in riferimento alla base navale statunitense nell’Oceano Pacifico, che possono colpire un bersaglio a quattromila chilometri di distanza. Tra le nuove armi presentate, anche i missili balistici DF-21D, con una gittata di circa 1400 chilometri. Nell’ora abbondante di durata dell’evento, sono sfilati anche gli elicotteri WZ-19, che potranno attaccare i mezzi corazzati, e il bombardiere H-6K, in grado di produrre attacchi a lungo raggio. Verso il termine della parata, il cielo sopra la grande piazza al centro della capitale e’ stato sorvolato, infine, dai moderni caccia J-15, noti come “gli squali volanti”. Nonostante l’imponente esibizione di armamenti, la Cina ha voluto dare di se’ l’immagine di un Paese pacifico. Nel suo discorso, prima dell’inizio della sfilata, il presidente cinese ha sottolineato l’impegno del suo Paese per la pace e la stabilita’. In un editoriale pubblicato oggi, il piu’ importante giornale cinese, il Quotidiano del Popolo, ha respinto le accuse di un’esibizione muscolare da parte della Cina. “Quello che la Cina vuole dimostrare e’ la determinazione e la capacita’ di salvaguardare la giustizia e la pace mostrando l’84% del proprio equipaggiamento moderno di armi” scrive oggi l’organo di stampa del Partito Comunista Cinese. Il giornale ha poi sottolineato che l’evento non e’ da intendere in chiave anti-giapponese. “Anche il popolo giapponese fu vittima della guerra – scrive il Quotidiano del Popolo – La Cina e’ chiara sul fatto che il popolo giapponese non dovrebbe essere associato al militarismo”. Proprio l’alto tasso di retorica sulla resistenza contro l’invasione giapponese sarebbe stato il motivo, scriveva la stampa giapponese nei giorni scorsi, per la mancata partecipazione del primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, che ha formalmente rifiutato l’invito di Pechino. La parata e’ stata preceduta nelle scorse ore dall’avvistamento di navi militari cinesi nel Mare di Bering, tra la Russia e l’Alaska, secondo quanto riferito dal Pentagono, dopo un’esercitazione militare congiunta con la Russia e in coincidenza della visita nello Stato del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Nelle prossime settimane, i due leader, Xi e Obama, si incontreranno a Washington per discutere dei temi della cooperazione, ma anche dei problemi che dividono le due potenze, a cominciare dallo spionaggio informatico e dalle tensioni nel Mare Cinese Meridionale, per le rivendicazioni territoriali di Pechino su larghe porzioni delle acque e su alcune isole contese con altri Paesi della regione. (AGI) .
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