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Cina-Vaticano: Papa e Parolin da tempo "ottimisti" su accordo

CdV – Le rivelazioni del Wall Street Journal su un possibile accordo tra Vaticano e Cina per la nomina dei vescovi confermano quanto era stato anticipato dallo stesso Papa Francesco lo scorso 3 ottobre, nel volo di rientro dall’Azerbaijan. “Si parla, ci sono delle commissioni, io sono ottimista. Le relazioni tra Vaticano e Cina si devono fissare in un buon rapporto, ci vuole tempo. Le cose lente vanno bene, quelle fatte in fretta non vanno bene. Il popolo cinese ha la mia stima”, aveva detto il Papa ai giornalisti.

“Tra Vaticano e Cina sono ripresi i contatti. Il mio auspicio è che questo cammino iniziato possa possa andare avanti e concludersi con un accordo a benefico della Chiesa in Cina, di tutto il popolo cinese ma anche della pace mondiale”, aveva riferito da parte sua il segretario di Stato Pietro Parolin in una lectio magistralis tenuta recentemente a Pordenone per ricordare la figura di un grande diplomatico vaticano, il cardinale Celso Costantini, vissuto nella prima meta’ del ‘900 e nominato nel ’22 delegato apostolico per la Cina.

“Oggi, come allora – aveva detto il primo collaboratore di Papa Francesco nel suo intervento – molte sono le speranze e le attese per nuovi sviluppi e una nuova stagione nei rapporti tra la Sede Apostolica e la Cina, a beneficio non solo dei cattolici nella terra di Confucio, ma dell’intero Paese, che vanta una delle piu’ grandi civiltà del pianeta. Oserei dire – aveva aggiunto il segretario di Stato – che tutto ciò sarà a beneficio anche di una ordinata, pacifica e fruttuosa convivenza dei popoli e delle Nazioni in un mondo, come il nostro, lacerato da tante tensioni e da tanti conflitti”. Secondo Parolin, occorre scrivere oggi “una pagina inedita della storia, guardando avanti con fiducia nella Provvidenza divina e sano realismo, per assicurare un futuro in cui i cattolici cinesi possano sentirsi profondamente cattolici, ancor più visibilmente ancorati alla salda roccia che, per volontà di Gesù, è Pietro, e pienamente cinesi, senza rinnegare o sminuire tutto quello che di vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ha prodotto e continua a produrre la loro storia e la loro cultura”. (AGI)

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