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Cinema: 'La vita possibile', la Buy rinasce dopo la violenza

Roma – Una donna costretta a fuggire da casa col figlio per evitare le violenze del marito. Il rapporto di amicizia e complicita’ con una ex coinquilina che la ospita e la consiglia. Il difficile rapporto del figlio adolescente con la madre che l’ha portato via dalla sua citta’ per catapultarlo in una realta’ nuova e apparentemente ostile. Questi sono i temi principali di ‘La vita possibile’, nuovo film di Ivano De Matteo in sala dal 22 settembre distribuito dalla Teodora Film. Interpretato da Margherita Buy, Valeria Golino, il giovane Andrea Pittorino, Caterina Shulha e il francese Bruno Todeschini, l’ultimo lavoro del 51enne regista romano e’ una sorta di chiusura della tetralogia della famiglia iniziata con ‘La bella gente’ (del 2009 ma uscito solo nel 2015) e proseguita con ‘Gli equilibristi’ (2012) e ‘I nostri ragazzi’ (2014). “Il tema della famiglia mi e’ sempre interessato – spiega il regista durante la presentazione romana del film -. Stavolta, a differenza dei tre film precedenti, sono partito da una situazione di disgregazione familiare per arrivare alla normalità“.

Il tema trattato in ‘La vita possibile’ e’ quello attualissimo della violenza sulle donne e la scelta stilistica e di sceneggiatura (scritta dallo stesso De Matteo con la compagna Valentina Ferlan) e’ ben precisa: “Non volevo raccontare questa violenza in maniera voyeuristica – spiega – perche’ il mio intento era di raccontare il ‘dopo’, la ricostruzione della vita di una donna e di suo figlio. Questo – aggiunge – e’ un film di sentimenti, in cui c’e’ un messaggio di speranza. Avrei anche potuto fare una scelta diversa e raccontare quello che spesso accade nella realta’, cioe’ dell’ex marito che chiama il Comune e gli danno l’indirizzo della moglie in fuga. Oppure dell’uomo che, dopo la denuncia, aspetta la moglie sotto casa e le rompe la testa a martellate. Potevo dare al film una fine tragica – prosegue – ma sinceramente mi ero stufato di questi finali e ho deciso di fare un film di sentimenti in cui non ci fosse odio e si chiudesse con un messaggio di speranza“. Margherita Buy e’ una donna che decide di fuggire da Roma col figlio 13enne e rifugiarsi nella casa della sua amica del cuore (Valeria Golino) a Torino. Li’ ricomincia a vivere, dovendo affrontare il forte disagio psicologico del figlio che non riesce ad integrarsi e arriva a dichiarare il suo odio per la madre. Grazie anche all’aiuto di un ex calciatore francese (Bruno Todeschini),ora proprietario di un ristorante-bar, il ragazzo e la madre riescono a superare il difficile momento e, come ha detto De Matteo, “a ricostruire la propria esistenza dopo la violenza”.

‘La vita possibile’ e’ un film apparentemente semplice, ma in realta’ e’ ricchissimo di spunti ed elementi di approfondimento. A partire dalla violentissima – seppure garbata – critica dello Stato-nemico della donna che subisce violenza: non solo e’ assente nel difendere la donna dalle violenze, ma diventa anche ostile quando comunica alla mamma non puo’ far curare il figlio perche’ deve avere consenso del padre, malgrado ci sia una denuncia in atto. Poi c’e’ il tema dell’amicizia tra le donne e quella tra un uomo e un ragazzo accomunati da un forte senso di solitudine. Infine c’e’ la scelta di vedere la violenza sulle donne con gli occhi delle vittime collaterali, i figli. “La scelta di puntare l’attenzione sul bambino – spiega la sceneggiatrice Valentina Ferlan serve a dare la visione dall’esterno e non unicamente quella della donna che subisce violenza“. Una soluzione drammaturgica che permette a De Matteo di non focalizzare il film sul rapporto conflittuale tra coniugi ma di allargare il campo inserendo componenti psicologiche multiple e conducendo lo spettatore ad un finale di speranza, seppure in un contesto amarissimo nel quale una donna e’ costretta a cambiare vita per colpa di un uomo che un tempo amava e che – come accade spessissimo nei casi di violenza sulle donne – dice di amarla ancora. (AGI)

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