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Cinquant’anni fa il conflitto che cambiò il volto del Medio Oriente

Era il 5 giugno 1967 quando, con un attacco preventivo, Israele distrusse a terra i caccia egiziani e dette il via alla Guerra dei Sei Giorni, un conflitto che diede i natali al moderno Medio Oriente, con tutti i retaggi che tuttora pesano sulla instabilità della regione. Lo Stato ebraico ne uscì con vaste conquiste territoriali e l’agognata riunificazione di Gerusalemme, dopo la presa della parte orientale della Città Santa ai giordani. Sotto il controllo israeliano passarono anche il Sinai egiziano, le Alture del Golan siriane, Cisgiordania e Gaza.

Dall’attacco a sorpresa contro l’aviazione egiziana alla conquista del Golan siriano

Una vittoriosa guerra lampo che in sei giorni portò le truppe israeliane a quadruplicare l’estensione territoriale dello Stato ebraico, spazzando via le truppe di Egitto, Siria e Giordania, e mettendo così in difficoltà l’Unione Sovietica che per anni aveva generosamente sostenuto e finanziato Il Cairo e Damasco.

  • Maggio: il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser schiera l’esercito nel Sinai, ottiene il ritiro delle truppe di pace Onu dalla Striscia di Gaza e dal Mar Rosso e chiude gli Stretti di Tiran nel golfo di Aqaba alle navi israeliane. Per lo Stato ebraico, è il casus belli. Inoltre il 30 maggio Giordania ed Egitto firmano un Trattato di Mutua Difesa.
  • 5 giugno: con un attacco a sorpresa, l’aviazione israeliana distrugge a terra buona parte dei caccia egiziani (286 su 420) e successivamente gli aerei siriani. Viene dato il via alle operazioni di terra, con l’ingresso dell’esercito con la Stella di David nella Striscia di Gaza e nella penisola del Sinai egiziani. Dietro le false notizie della propaganda egiziana che parlano di successi travolgenti delle armate del Cairo, anche la Giordania interviene e comincia a bombardare Gerusalemme Ovest e Tel Aviv. Gli israeliani reagiscono colpendo campi di atterraggio, distruggendo la flotta aerea di Amman e penetrando in Cisgiordania.
  • 6 giugno: Le truppe israeliane continuano ad avanzare nel Sinai, colpendo l’esercito egiziano in ritirata dietro al Canale di Suez. Aspri combattimenti ci sono anche in Cisgiordania con le truppe giordane che però vengono respinte dai raid dell’aviazione israeliana. Intanto, i soldati d’Israele accerchiano Gerusalemme.
  • 7 giugno: gli israeliani entrano nella Città Vecchia di Gerusalemme e conquistano la Spianata delle Moschee e il Muro del Pianto. Nel Sinai, si spingono verso il Canale di Suez tagliando la ritirata all’esercito egiziano.  Sul fronte siriano, dopo i bombardamenti di Damasco sugli insediamenti israeliani di confine, Israele risponde cannoneggiando le difesa siriane sulle Alture del Golan.
  • 8 giugno: Si svolge una battaglia cruenta con le truppe egiziane in ritirata verso il Canale di Suez, presso i passi di Jidi e Mitla. Vengono distrutti o catturate la maggior parte delle unità egiziane, molti soldati del Cairo si perdono nel deserto, morendo di fame e sete. Intanto, i paracadutisti israeliani riescono a prendere il controllo di Sharm el-Sheik, riaprendo così gli Stretti di Tiran. L’Egitto decide quindi di accettare la richiesta di cessate il fuoco dell’Onu, così come aveva fatto la Giordania.
  • 9 giugno: Anche la Siria aderisce al cessate al fuoco, ma il ministro della Difesa israeliano Moshe Dayan, approfittando della situazione, dà il via all’offensiva sulle Alture del Golan, un’operazione pianificata da tempo ma sulla quale i vertici israeliani avevano molto discusso, nel timore di ingenti perdite e una reazione sovietica. La zona viene pesantemente bombardata e successivamente conquistata dalle truppe di terra israeliani, mentre i soldati siriani si ritirano verso Damasco.
  • 10 giugno: fine delle ostilità, con una netta vittoria di Israele su tutti e tre i fronti, e la conquista del Sinai e della Striscia di Gaza egiziani, del Golan siriano e della Cisgiordania, insieme alla parte orientale di Gerusalemme.

La riunificazione di Gerusalemme e la risoluzione Onu 242

Dopo la conquista della Città Vecchia e della parte orientale, Israele dichiarò l’annessione completa di Gerusalemme, proclamandola capitale nel 1950. Un’iniziativa confermata trent’anni dopo dalla “legge fondamentale” approvata dalla Knesset, il parlamento israeliano, che proclamava “Gerusalemme, unita e indivisa, capitale d’Israele”, nonostante l’opposizione internazionale.

Nei mesi successivi alla Guerra dei Sei Giorni, furono portati avanti difficili trattative che, nonostante i ‘tre no’ della Lega araba riunita a Khartoum – no alla pace con Israele, no al riconoscimento di Israele, no a negoziati – portarono alla risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza Onu con la quale si stabilì il principio “territori in cambio di pace”. Da questo, conseguirono il trattato di pace tra Israele ed Egitto nel 1979, quello con la Giordania nel 1994 e le basi per gli Accordi di Oslo con i palestinesi.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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