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Cinque anni nelle mani talebani, lo racconta su Twitter

Islamabad – Sequestrato dai talebani e rimasto nelle loro mani per quasi 5 anni, Shahbaz Taseer ha scelto Twitter come mezzo inconsueto per raccontare il suo calvario. Con toni leggeri e ironici, alzando solo un velo sulla drammaticita’ della condizione, il giovane pakistano si e’ ‘aperto’ alla rete, lasciando che gli utenti gli facessero domande con l’hashtag #AskST. Cosi’ in migliaia sono venuti a sapere le prime parole pronunciate alla moglie Maheen, una volta liberato: “ti avevo detto che sarei tornato”. A chi gli chiedeva come abbia “riprogrammato il cervello per non farsi inghiottire da tanta negativita’”, il 30enne ha ironizzato, “basta semplicemente cliccare su ‘cancella’”, corredandolo con tanto di faccina sorridente. Oltre al rapimento Shahbaz ha dovuto superare anche l’omicidio del padre, Salman Taseer, governatore liberale della provincia di Punjab, ucciso proprio dai talebani qualche mese prima del sequestro del figlio a Lahore, nell’agosto 2011. L’uso di Twitter, in realta’, e’ un costume di famiglia: anche Salman ne era un fan prolifico. Il figlio ha seguito le orme paterne e, rifiutando le decine di richieste di intervista, ha preferito usare il popolare cinguettio.

In 140 caratteri, Shahbaz ha raccontato la solitudine della prigionia, ricordando il suo unico amico, “un ragno chiamato Peter”, ma anche l’annuncio alla madre della sua liberazione quando venne ritrovato nella provincia del Baluchistan, un semplice “mamma, sono scappato”. Ma interrogato di nuovo sul pensiero della fuga, il 30enne ha ammesso che ci pensava “solamente in sogno, che non era male”. Nel flusso di mini-racconti c’e’ spazio per il calcio, con la passione per il Manchester United, ma anche battute di spirito sui talebani, che non hanno cercato di reclutarlo perche “non amavano il mio stile”.

La scelta di Shahbaz e’ stata accolta con entusiasmo dai pakistani, colpiti duramente dal terrorismo, con l’ultimo attentato proprio a Lahore che ha fatto 74 morti domenica scorsa, con un attentato contro un raduno di cristiani in un giardino per festeggiare la pasqua. Il giovane e’ stato ritrovato all’inizio di marzo, nei pressi di Quetta, capitale del Baluchistan, dopo essere passato nelle mani di piu’ gruppi nelle zone tribali del nord-ovest. La sua liberazione e’ arrivata una settimana dopo l’impiccagione dell’assassino del padre, Mumtaz Qadri. Una condanna a morte che ha suscitato violente proteste, con una folla di circa 100mila persone che ha partecipato ai funerali dell’estremista islamico. (AGI) 

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