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Cinque cose che Di Maio ha detto per spiegare la strategia di M5s 

Luigi Dio Maio, intervistato dal Fatto Quotidiano, mette in chiaro un paio di cose. La prima è che con Silvio Berlusconi non potrà mai esserci alcuna alleanza e che Matteo Salvini deve rassegnarsi. La seconda è che la porta al Pd non è mai chiusa e che ora aspetta di parlare con tutto il Partito Democratico. E sottolinea tutto. Ecco 5 cose importanti che Di Maio ha detto al quotidiano.

  1.  Qualunque tipo di contratto di governo partirà dai temi M5s. Poi inizierà la contrattazione con gli altri.
  2. M5s non è disposto a fare un governo a tutti i costi.
  3. Incontrare Salvini per parlare di Berlusconi non serve. M5s si rivolge alla Lega e non a tutto il centrodestra
  4. Il 37 per cento del centrodestra non si può paragonare al 32,5 dei 5 Stelle
  5. M5s è il partito che ha meno da temere da nuove elezioni.

“Dobbiamo portare a casa dei risultati, per i cittadini” dice Di Maio, “Con il segretario della Lega sono stato chiaro. Gli ho detto: vogliamo metterci al lavoro per fare quello che dicevi anche tu, ovvero riformare la legge Fornero, ridurre le tasse e la burocrazia e altre cose fondamentali? Bene, devi decidere tra il M5S, il cambiamento, e la restaurazione, Berlusconi. È inutile che lui si ostini a pensare che io possa digerire il capo di Forza Italia: non può più digerirlo neppure il Paese”.

Il leader pentastellato assicura di voler “agevolare il lavoro del presidente della Repubblica nel trovare una maggioranza“, ma a condizione di “arrivare agli incontri con le condizioni giuste”. Poi un avvertimento a Salvini: “senza di noi non avrà mai il 51 per cento per governare”.

Riguardo l’apertura verso i forzisti con l’elezione di Maia Elisabetta Sellati alla presidenza del Senato, spiega che M5s avrebbe accettato “anche un altro nome, purché fosse incensurato”. Ma questo non significa l’apertura alla scelta di un terzo uomo (oltre Di Maio e Salvini) per Palazzo Chigi: “non lo vogliono gli italiani” dice.

I colloqui con il Pd, ammette, non sono facili. “Voglio solo capire se ci sono delle condizioni per un governo del cambiamento” dice, “non mi aspetterei chissà che da singoli appuntamenti (l’assemblea del Pd del 21 aprile e le Regionali in Friuli del 29, ndr). Il percorso è complicato, anche per una configurazione parlamentare incerta e nuova. Ma ci sono evoluzioni negli altri partiti, e bisogna attenderne gli esiti. Io mi rivolgo a tutto il Pd, come a tutta la Lega. Chiunque sottoscriverà il contratto di governo, dovrà garantire per tutto il suo partito. Non voglio spaccare nessuna forza politica o incentivare rotture”

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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