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Circoncisione “casalinga”, bimbo di 1 mese muore a Torino

E’ figlio di profughi ghanesi: denunciata la madre, si cerca chi ha eseguito il taglio. Fra le ipotesi c’è una dose eccessiva di antidolorifici.

30/05/2016 –
Federico Genta, Noemi Penna –
Torino –

Un bambino di un mese di origine ghanese è morto questa mattina al Maria Vittoria, dov’era giunto in arresto cardiaco. È figlio di una coppia di profughi – lei di 35 anni con permesso di soggiorno umanitario, lui di 33 immigrato irregolare – dimorata a Torino. Domenica pomeriggio era stato sottoposto a una circoncisione «casalinga», svolta da un sedicente medico ghanese nell’ex scuola occupata di via Ciriè, dove la famiglia aveva trovato un tetto. Ma nella notte gli è salita la febbre e per placare il malessere gli sarebbe stata somministrata un’eccessiva dose di antidolorifici in supposta. Appena la madre ha saputo del decesso si è sentita male. Ora è stata denunciata e si attende la disposizione dell’autopsia, che chiarirà le cause della morte. Pare essere estraneo ai fatti il padre, rintracciato e ascoltato dagli uomini della Squadra Mobile della polizia, che sta investigando sul caso ed è sulle tracce dell’uomo che ha eseguito l’operazione chirurgica.

L’ALLARME

A chiamare l’ambulanza è stata, attorno a mezzogiorno, una ragazza che vive allo «spazio popolare Neruda». L’unica cosa certa è che la famiglia ha trascorso qui la notte. All’arrivo dei medici del 118, il neonato aveva già perso i senti. Sono stati inutili tutti i soccorsi. Il piccolo è arrivato al Maria Vittoria in condizioni disperate, in arresto cardiocircolatorio.

UNA PRATICA NON SOLO MEDICA

La circoncisione è una piccola (ma non priva di rischi) operazione chirurgica che consiste nell’eliminazione totale della pelle che ricopre il glande. Può essere necessaria (anche parzialmente) per far fronte a un problema medico di origine congenita come la fimosi, ma è ancora praticata in diverse comunità per ragioni culturali o religiose. Nel mondo musulmano è molto diffusa: il 30-40% dei preferisce farla nel paese di origine, ma un altro 30-50% si rivolge a personale non autorizzato in Italia.

http://www.lastampa.it/2016/05/30/cronaca/sottoposto-a-circoncisione-in-casa-ricoverato-in-condizioni-disperate-in-ospedale-rUI0DqcxGqEdrDHJ7j81JM/pagina.html

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