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Col riconoscimento facciale per sposarsi basterà una frazione di secondo

Sposarsi non è mai stato più semplice: arriva a Chongqing, città-provincia nel sud della Cina, il riconoscimento facciale per la registrazione del certificato di matrimonio. I futuri coniugi potranno così velocizzare le pratiche: scansionando il proprio volto sarà possibile verificare i documenti in 0,3 secondi anziché nei canonici 10 minuti. Il sistema, fa sapere il Marriage Adoption Registration Management Center di Chongqing, verrà lanciato a gennaio, e sarà valido anche per i matrimoni misti. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Xinhua.

Obiettivo: ridurre i tempi burocratici e rafforzare la sicurezza

Secondo la legge cinese, per ottenere il certificato di matrimonio, i richiedenti devono prima registrare i documenti di identità e i certificati di residenza (hukou), una procedura che oggi le autorità della megalopoli da 30 milioni di abitanti vogliono velocizzare. Con il riconoscimento facciale, non solo sarà possibile ridurre i tempi burocratici, ma anche rafforzare la sicurezza – ossessione numero uno di Pechino.

Il sistema è in grado di scansionare la foto e incrociarla con le informazioni contenute in altri documenti già presenti nei database della pubblica sicurezza.  Sarà così possibile controllare l’identità di una persona che ha subito, per esempio, un intervento di chirurgia plastica, in voga in Cina dove in molti scelgono di rifarsi il naso o gli occhi per somigliare agli occidentali, o per distinguere due gemelli grazie all’impronta digitale. Soprattutto: renderà più facile la lotta alla criminalità, sottolineano le autorità. Sarà più difficile rubare i documenti altrui per ottenere un certificato di matrimonio. Per la popolazione fluttuante, ovvero i lavoratori migranti, spesso ottenere il certificato di residenza nei centri urbani è difficile, con il risultato di vivere senza diritti e tutela.   

In arrivo un enorme database per identificare i cittadini. Anche nella toilette

La Cina, seconda solo agli Usa per investimenti nell’intelligenza artificiale, ha messo in moto un progetto che punta a costruire un enorme database per il riconoscimento facciale in grado di identificare in tre secondi 1 miliardo e 300 milioni di cinesi. Il sistema verrà collegato agli impianti di videosorveglianza delle forze di polizia, ma ad oggi ha a che fare soprattutto con i sistemi di pagamento: la Cina supererà gli Usa entro il 2020 come primo mercato per i pagamenti digitali. Non solo. Guangzhou, capoluogo della provincia sudoccidentale del Guangdong, ha lanciato il progetto pilota di riconoscimento facciale che permetterà ai residenti di registrare la carta d’identità sul profilo WeChat, la popolare piattaforma di messaggistica usata da 980 milioni di utenti. 

Alcuni usi sono bizzarri. La toilette era l’ultimo luogo in cui la privacy regnava, non più a Pechino, dove le autorità hanno deciso di installare telecamere nei bagni pubblici, per impedire il furto di carta igienica dai portarotoli piazzati in prossimità dei servizi. Un riconoscimento facciale incastrerà chi ne usa più di 60 cm.

Un grande fratello che premia i buoni e punisce i cattivi

La Cina già da tempo ha annunciato un sistema di rating che assegna un voto alle attività online dei cittadini e delle imprese. Un sistema che valuta l’affidabilità degli utenti in base a ciò che comprano, a cosa comunicano, premiando o sanzionando, esiste già. Lo ha messo a punto il triumvirato dell’hitech: Tencent, Alibaba e Baidu (i colossi dell’hi tech che aiutano il governo a spiare i cittadini per combattere criminalità e dissenso politico)  prevedono promozioni e sconti per chi si comporta bene. Il governo cinese punta a creare un sistema che unisca i meccanismi di rating entro il 2020. 

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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