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collegi elettorali

Il disegno definitivo dei nuovi collegi uninominali non regala sorprese: poche le variazioni rispetto alla bozza sottoposta al parere delle commissioni parlamentari competenti. Le variazioni hanno riguardato solo una piccola parte dei 232 e 116 collegi uninominali previsti rispettivamente per la Camera e per il Senato dalla nuova legge elettorale, il “Rosatellum bis”.


Collegi definitivi della Camera

Salvo poche eccezioni (ad esempio quei casi in cui una regione è stata divisa in un numero dispari di collegi alla Camera), i collegi del Senato sono perlopiù accorpamenti di due collegi contigui della Camera. Una delle incognite maggiori, alla vigilia del decreto che ha emanato il confini definitivi, era il rischio di “gerrymandering​”, ossia che i collegi venissero modificati per favorire (o sfavorire) determinate forze politiche in virtù dei risultati storici dei vari territori.

Ma queste modifiche hanno inciso in pochissimi casi: rispetto alla prima bozza – predisposta, è bene ricordarlo, da una commissione tecnica presieduta dal presidente dell’ISTAT – il decreto definitivo del Governo ha “cambiato colore” solo a 7 collegi su 232 alla Camera. È quanto emerge dall’analisi di YouTrend basata sul Dossier Rosatellum, lo studio sviluppato insieme a Reti, società di lobbying, public affairs e media relations, che proietta nei singoli collegi gli attuali orientamenti di voto registrati dai sondaggi.

Collegi definitivi del Senato

Sarebbe solo il collegio di Civitavecchia (Lazio 2 – 02) a passare da leggermente pro-centrodestra a leggermente pro-M5S; gli altri 6 casi riguardano collegi in cui la coalizione già precedentemente data in vantaggio (più o meno ampio) ha visto ridurre il suo margine (è il caso del centrosinistra nei collegi di Matera e Foligno, del centrodestra in quello di Battipaglia) oppure aumentarlo (come avviene invece al M5S nel collegio di Teramo, al centrodestra in quello di Salerno e al centrosinistra nel collegio di Pistoia).

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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