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Colombia dice no all'accordo di pace con le Farc, 50,2% contrari

Bogota’ – Il plebiscito sulla pace con le Farc è la Brexit colombiana. A sorpresa in Colombia i cittadini hanno rifiutato nel referendum popolare l’accordo di pace firmato con le Farc dopo quattro anni di negoziato. Una decisione che apre grandi interrogativi sul futuro del Paese  sudamericano. Il ‘no’ si e’ imposto di un soffio, il 50,21% contro il 49,78%, appena 60.000 voti di differenza in una votazione che ha fatto segnare un enorme astensionismo, il 62,57%. Come nel caso britannico, i sondaggi prevedevano una vittoria netta dei sostenitori dell’accordo di pace e, come nel caso di Londra, anche in Colombia la pioggia e’ stata la protagonista di una giornata elettorale che apre interrogativi profondi su come si potranno chiudere 52 anni di conflitto armato. 

Il referendum doveva ratificare gli accordi di pace firmati una settimana fa tra Santos e i guerriglieri delle Farc e che dovevano metterefine a 52 anni di guerra. L’intesa, era stata raggiunta dopo 4 anni di trattative a Cuba. Ma a pesare sull’esito sono state le regioni in prima linea nella guerriglia delle Farc, ad iniziare da Antioquia, con capitale Medellin, dove due terzi dei votanti hanno detto No perchè evidentemente non si fidavano.

Il grande sconfitto e’ il presidente Juan Manuel Santos, che dopo essersi speso per gli accordi di pace, ha gia’ detto che la tenuta del governo non dovra’ essere influenzata dalla sconfitta referendaria, ma anche il leader delle Farc Rodrigo Timochenko, che insieme a lui era dato per favorito per il Nobel per la Pace.

“Come capo di Stato, sono il garante della stabilita’ della nazione, e questa decisione democratica non deve pregiudicare questa stabilita’, che voglio garantire”, ha affermato Santos. Il presidente colombiano, che aveva invitato la popolazione a ispirarsi al pacifismo del Mahatma Gandhi, ha anche sottolineato che non vuole gettare la spugna e che inviera’ subito un’equipe di negoziatori all’Avana, grande sponsor (insieme al Vaticano) e sede del dialogo, per continuare i negoziati di pace con i capi guerriglieri. L’interrogativo e’ come continueranno i negoziati dopo il ‘no’ frontale mostrato dalla societa’ nel referendum, che era stato una scommessa personale di Santos rispetto al suo predecessore, Alvaro Uribe, principale oppositori del processo di pace e grande vincitore della nottata.

 

El cese al fuego y de hostilidades seguirá vigente. Como Jefe de Estado conservo facultades para mantener orden público y garantizar la paz

— Juan Manuel Santos (@JuanManSantos) 3 ottobre 2016

 

Le Farc si sono già dette disponibili ad andare avanti nel negoziato, ma nessuna delle due parti può dimenticare di non essere stata in grado di mobilitare intorno al progetto di pace una societa’ colombiana che ha sofferto più di mezzo secolo di conflitto. Il punto che ha generato più attrito è stata la questione della giustizia transitoria accordata ai guerriglieri: un progetto di legge di amnistia che prevede il perdono per tutti quei guerriglieri che non hanno commesso reati riconosciuti dallo Statuto di Roma come crimini contro l’umanità, tortura, sequestro o reclutamento di bambini. (AGI)

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