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Come Bergoglio sta rivoluzionando il Vaticano

Una delle cose più rivoluzionarie di questo Pontificato, che compie 4 anni, è molto piccola e riguarda il carattere stesso dell’uomo Jorge Mario Bergoglio, una persona molto indipendente e talvolta imprevedibile.È diventata proverbiale la sua sobrietà, testimoniata dalla rinuncia alle auto papali per servirsi di utilitarie e alle scarpe rosse da Papa per usare invece dei modesti scarponcini neri, pure consumati in effetti.

Un paio di scarpe e nemmeno un segretario

Ma ancora più singolare è il fatto che, arrivando a Roma per il Conclave, il cardinale di Buenos Aires si fosse portato appunto un solo paio di scarpe e nessun segretario. Sì, dall’Argentina, dove pure era circondato da persone fedeli e preparate, il nuovo Papa non si era portato nessun collaboratore. E quando le scarpe si sono rotte ha chiesto a uno di loro, il vescovo ausiliare Eduardo Horacio Garcia, di prendere l’altro paio che aveva a casa e di portargliele. E poi lo ha rispedito indietro. Bergoglio è fatto così. “Non conviene essere in rapporti con lui se si vuol far carriera”, scherzano in Vaticano, perché il Papa ha un sacro terrore delle cordate e mai promuoverebbe un suo amico.

Bergoglio è anche il Papa delle parole indimenticabili. A partire da quel ‘Buonasera’ con cui esordì in Piazza San Pietro poco dopo le 19 del 13 marzo 2013. Eccone alcune:

L’appello contro la “globalizzazione dell’indifferenza”

Nel suo primo viaggio apostolico, a Lampedusa, l’8 luglio 2013, Francesco disse: “Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del ‘patire con’: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! Chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si é accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”.

“La violenza non è mai la via della pace”

In piazza San Pietro, il 7 settembre 2013, alla Veglia di preghiera per la pace in Siria e Medio Oriente, ancora parole che non potranno essere dimenticate. “Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace!. Guarda al dolore del tuo fratello, penso ai bambini: soltanto a quelli!”. “Guarda – invocò ancora Francesco rivolto implicitamente al Presidente statunitense Obama e ai leader alleati che stavano per ordinare un attacco aereo sulla Siria – al dolore del tuo fratello, e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità”

“Oggi ci sono più martiri che nei primi tempi della Chiesa”

In una delle omelie di Santa Marta, il 4 marzo 2014, Francesco è tornato su un altro dei temi centrali della sua predicazione: la vicinanza ai cristiani perseguitati. “Io vi dico – sono state le sue parole – che oggi ci sono più martiri che nei primi tempi della Chiesa. Tanti fratelli e sorelle nostre che offrono la loro testimonianza di Gesù e sono perseguitati. Sono condannati perché posseggono una Bibbia. Non possono portare il segno della croce”. Questa è “la strada di Gesù. Ma è una strada gioiosa perché mai il Signore ci mette alla prova più di quello che noi possiamo sopportare”.

Una rivoluzione anche finanziaria

Grazie al lavoro del Consiglio dei 9 cardinali che lo aiuta nel governo della Chiesa Universale, Papa Francesco ha impresso una straordinaria accelerazione al processo di riforma della Curia e alla vigilia del suo primo anniversario di Pontificato ha firmato e pubblicato norme che rivoluzionano le finanze vaticane. Francesco ha così mantenuto fede a quanto promesso nella conferenza stampa sull’aereo che lo riportava a Roma da Rio de Janeiro, quando aveva detto che se anche avesse voluto affrontare gli aspetti economici e finanziari della Santa Sede il prossimo anno, “le cose che sapete sono accadute” lo hanno indotto a procedere subito. Nelle sue parole il Papa aveva fatto esplicito riferimento all’uso improprio di conti presso lo Ior che aveva causato le dimissioni del direttore e vice direttore dell’Istituto.

La nuova primavera della Chiesa

In buona sostanza, Papa Francesco è riuscito in 4 anni a ribaltare la situazione di grave sofferenza nella quale la Chiesa Cattolica era piombata nei giorni dello scandalo Vatileaks seguiti all’annus horribilis delle rivelazioni sugli abusi dei preti pedofili, il 2010. Mali della Chiesa denunciati da Joseph Ratzinger già prima dell’elezione del 2005: “Quanta sporcizia nella Chiesa!”, lamentò nella meditazione scritta per l’ultima “Via Crucis” di Giovanni Paolo II, il grande Papa polacco elevato agli altari da Ratzinger il primo maggio 2011, e canonizzato da Bergoglio il 27 aprile 2014, evento simbolo di una primavera della fede preparata nei primi due pontificati di questo nuovo millennio e che sembra ora fiorire.

Una primavera preceduta da tante sofferenze perche’ gli 8 anni di Benedetto XVI hanno fatto emergere le contraddizioni che tuttavia covavano nella Chiesa e che Ratzinger aveva ben identificato: “L’attacco terrificante non viene dai nemici fuori, quanto dall’interno”, ci aveva spiegato nel viaggio verso Fatima del 2010. Come affermato dallo stesso Papa Emerito nella sua “declaratio”, la rinuncia dell’11 febbraio 2013 fu motivata dalla consapevolezza acquisita di non avere più le forze necessarie a guidare la Chiesa in una fase così difficile ed esigente, cioé a debellare i mali che l’affliggono come l’affarismo (portato a galla dai nuovi scandali dello Ior) il carrierismo (che si manifesta nelle cordate e nelle lotte di potere) gli abusi di potere oltre che sessuali (la tragedia della pedofilia che tante lacrime ha fatto versare a Papa Ratzinger nel percorso-calvario degli incontri con le vittime nei suoi viaggi).

“Abbiamo bisogno di cambiare”

Questi stessi mali denuncia e combatte Francesco, che all’Aventino per i riti del Mercoledì delle ceneri 2014 ha affermato: “Qualcosa non va bene in noi, nella società, nella Chiesa e abbiamo bisogno di cambiare, di dare una svolta, di convertirci. Quando guardo nel piccolo ambiente quotidiano alcune lotte di potere per gli spazi, penso: questa gente gioca a Dio creatore, ancora non si sono accorti che non sono Dio”. Non è un caso dunque che, a un anno dall’elezione, il principale sostenitore di Papa Francesco e della sua riforma sia proprio il predecessore Benedetto XVI, che a questo dedica ora le sue preghiere e – come ha scritto nella lettera ad Hans Kung – la sua stessa vita.
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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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