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Come cambia la lotta ai furbetti del cartellino con il decreto Madia

Il decreto emanato dal governo per punire i “furbetti del cartellino”, quei dipendenti delle partecipate statali che strisciano il badge e poi si dileguano, è il secondo tentativo di porre un rimedio alla piaga dell’assenteismo nella pubblica amministrazione. La norma era già prevista dalla legge delega approvata dall’esecutivo nel 2015 ed era stata regolata nel giugno dell’anno dopo con un decreto attuativo. Lo scorso novembre la Consulta aveva però giudicato la norma incostituzionale in quanto le Regioni non erano state coinvolte in maniera sufficiente nella stesura del provvedimento che, pur essendo sulla carta in vigore, può essere contestato e quindi, se applicato ora, non farebbe che dare luogo a una mole ingestibile di ricorsi.

Cosa cambia rispetto al vecchio decreto

Tra le poche novità di rilievo c’è l’ampliamento dei termini per l’azione contro il danno di immagine. Per il resto, il decreto correttivo conserva l’impianto del predecessore.

  • Il dipendente colto in flagrante a imbrogliare lo Stato dovrà essere sospeso dal servizio e dallo stipendio entro 48 ore.
  • Durante il tempo necessario al provvedimento disciplinare, il presunto “furbetto” percepirà un assegno di sostentamento ma, una volta concluso il giudizio, rischierà il licenziamento e una sanzione pari ad almeno sei mesi di retribuzione. A valutare questa pena aggiuntiva sarà la Corte dei Conti, che la commisurerà sulla base del danno di immagine inflitto alla pubblica amministrazione.
  • Il verdetto dovrà arrivare entro 30 giorni anche per i casi più gravi, per i quali il vecchio decreto prevedeva un tempo massimo di 120 giorni per la procedura.  Se la violazione non avviene in flagranza, i termini invece scenderanno da 120 a 90 giorni. Le stesse tempistiche si applicheranno anche per altri generi di violazioni, come alcune forme di peculato e le molestie .

A rischio licenziamento anche il dirigente complice

Se i “furbetti” imperversano è anche colpa di chi dovrebbe controllarli e non lo fa. Per questo il licenziamento potrà arrivare anche per il dirigente complice, al termine di un procedimento disciplinare separato. Le restanti regole sui dirigenti, sulla base delle indicazioni sulla Consulta, dovranno invece essere riscritte in concerto con le Regioni.  Un successivo provvedimento stabilirà poi una nuova disciplina per le verifiche fiscali. I medici incaricati dei controlli non faranno più capo alle Asl ma saranno gestiti interamente dall’Inps. 

Prossimo appuntamento: la Conferenza Stato-Regioni

Per evitare nuovi rilievi della Corte Costituzionale, il Consiglio dei Ministri ha dovuto varare un nuovo decreto correttivo. Il testo dovrà essere approvato all’unanimità dalla Conferenza Stato-Regioni, per poi affrontare un nuovo passaggio in Parlamento, una volta acquisiti i pareri delle Commissioni competenti, e arrivare un’altra volta sul tavolo del Cdm, che dovrà inserirlo nel quadro del Testo Unico del pubblico impiego. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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