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Come ci sente dopo il volo diretto più lungo del mondo? Un racconto 

Thomas Cook ci avrebbe messo almeno sei mesi, ora bastano 18 ore e 21 minuti, non uno di più. È il volo di linea più lungo del mondo, che va da Auckland in Nuova Zelanda fino a Doha, in Qatar. A gestirlo la compagnia di bandiera dell’emirato arabo, a testarlo un giornalista del Financial Times che si è già cimentato in passato in attraversamenti della Cina in autobus e passaggi delle Alpi a dorso di mulo. Per non farsi mancare niente, Simon Usborne ha cura di arrivare ad Auckland appena dieci ore prima di tornare indietro: così, tanto per poter dire che la sua non è una vacanza.

Diario di bordo: prime ore, non si dorme. Non fa bene, non conviene. Poi il sonno ti passa per tutto il resto del tragitto, e diventi facile preda della noia. Si guarda il primo film. Ne seguiranno altri quattro, intervallati da un filetto, una chiacchieratina con la vicina di posto (per la cronaca: una dietologa norvegese, il che non deve essere esattamente uno sballo), un inutile tentativo di collegarsi con il wifi (a bordo non è previsto: l’aeromobile ha sette anni e quindi da questo punto di vista è vetusto).

Segue il pollo, tre cucchiaiate di mousse, una birra fredda, film e ancora film (di libri letti non c’è traccia, nel resoconto). Ed un’aspirina, perché l’ha consigliata il medico per non danneggiare la circolazione. Anche se il posto prescelto è quello dell’uscita di sicurezza: i provetti viaggiatori sanno che si rinuncia alla cappelliera direttamente sopra la testa, con un conseguente minor controllo sul bagaglio a mano, ma le gambe hanno più spazio. Una decina di centimetri, ma sono dettagli che fanno la differenza. Fuori, la luce del sole. Sempre. Le gambe entrano in sofferenza.

Le ultime ore sono passate a guardare lo schermo dove la posizione dell’aereo è riportata su una cartina geografica, sperando che la distesa sempre uguale dell’Oceano Indiano sparisca presto per far vedere un pezzo di Golfo Persico. E dopo l’atterraggio “non c’è gioia, ma un tirare giù stancamente la valigia”. In una parola, “un calvario”. Che però è anche parte del futuro: La Quantas tra pochi giorni inaugurerà una rotta passeggeri ancora più lunga, la Perth-Londra, e l’Airbus si va adeguando ai tempi nuovi approntando una macchina volante in grado di librarsi nei cieli per 20 ore di seguito e 9.700 miglia. Si risparmia tempo, e probabilmente denaro. “Non ci saranno due città della Terra che non potranno essere collegate da un volo diretto”, prevede l’esperto viaggiatore del Financial Times, ma “vale la pena un giorno ed una notte di revulsione per il gusto di risparmiare alcune ore?”.

Forse Thomas Cook, al momento dello sbarco, arrivava in condizioni migliori.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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