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Come è andata davvero la cena romana con Casaleggio e Lanzalone

“Certo, sono andato a una cena l’altro giorno e ho trovato anche Lanzalone ad un altro tavolo e l’ho salutato”. Davide Casaleggio parla sabato pomeriggio con Repubblica Tv, a margine dell’evento romano organizzato dalla piattaforma Rousseau al Gianicolo. Al giornalista che gli chiedeva se avesse partecipato ad una cena con l’ex presidente di Acea, Luca Lanzalone, coinvolto nella vicenda dell’inchiesta sullo stadio della Roma, dove si sarebbe discusso anche di nomine, il presidente dell’associazione Rousseau ha risposto: “No, io non mi occupo di nomine”.

“Sono molto fiducioso nel modo in cui il Movimento 5 Stelle gestisce le situazioni problematiche”. Parnasi? “No, non l’ho mai incontrato”. Lanzalone? “Io l’ho conosciuto dopo la sua esperienza a Livorno dove ha fatto un ottimo lavoro e per quello è stata una scelta naturale fargli portare avanti un’attività su Roma”. La cena insieme in un ristorante del centro? “È vero, ero nello stesso ristorante l’altra sera dove era Lanzalone ma lui era a un altro tavolo e l’ho salutato”, ha ripetuto. 

Insomma, una conoscenza molto marginale – nata dalla segnalazione del sindaco di Livorno Filoppo Nogarin, per il quale Luca Lanzalone lavorò con profitto sull’emergenza rifiuti – e un incontro casuale in un ristorante del centro la sera prima dell’arresto dell’ex presidente dell’Acea, accusato dai giudici romani di un episodio di corruzione per avere ricevuto dall’imprenditore Luca Parnasi la promessa di consulenze per il suo studio legale per circa centomila euro. La vicenda è quella dello Stadio della Roma, l’avvocato genovese fu chiamato a Roma dal Movimento per gestire la delicata questione del nuovo masterplan del progetto, e di mediare tra Campidoglio e la Eurnova del costruttore Luca Parnasi (“Nella mia vita non ho mai compiuto nulla di illecito, respingo con forza ogni addebito”, ha detto l’avvocato davanti al gip, Maria Paola Tomaselli, durante l’interrogatorio di garanzia).

Una versione diversa da quella di alcuni giornali in edicola. Scrive Repubblica: “La cena del 12 giugno in quel ristorante di corso Vittorio, a pochi passi dal Senato e dalla casa di cui l’associazione Rousseau ha preso possesso a Roma, era un evento a pagamento organizzato dall’associazione Gianroberto Casaleggio e dalla start up MioWelfare. Sessanta invitati, Lanzalone compreso. Che sarà anche stato a un tavolo diverso da quello del manager, ma certo non era lì per una casualità. Anzi, ha versato come tutti l’obolo di settanta euro a testa per una serata di confronto sul tema: “Innovazione tecnologica e occupazione: quale futuro per il welfare post-ceto medio?”. 

Gli ospiti, chiaramente, non erano solo politici, aggiunge il quotidiano romano. “Venivano soprattutto, come Lanzalone, da quel mondo delle imprese interessato ad accreditarsi con Davide Casaleggio, che finanzia così l’associazione dedicata al padre (dei cui soci non esiste un elenco pubblico). Ma che porta a tavola esponenti del governo e di Rousseau. In un groviglio di interessi incrociati e a rischio di conflitto”. Non un incontro casuale, ricostruisce Repubblica, ma evidentemente organizzato dall’associazione Rousseau e al quale sono interventi uomini politici e manager di area, andati lì proprio per incontrare Casaleggio. Una cena nella quale, hanno scritto i giornali nei giorni scorsi, si è parlato anche di nomine negli enti e nelle aziende di Stato (Luca Lanzalone è stato fino al giorno dell’arresto nella short list per la presidenza della Cassa Depositi e prestiti). Alla cena a corso Vittorio non era presente Luigi Di Maio.

“Il ristorante è Pipero, uno dei migliori della Capitale: una stella Michelin con il bravo chef Luciano Monosilio (in partenza, ma questa è un’altra storia) – scrive il Corriere della Sera –  Tutto il ristorante viene prenotato da un’agenzia, per conto dell’associazione Gianroberto Casaleggio, fondata nel 2017 dal figlio Davide, dalla moglie Sabina e dall’amico Roberto Giacomelli. Associazione culturale ben inserita nella galassia del Movimento, tanto che è la promotrice di Sum a Ivrea, la «Leopolda» dei 5 Stelle. Racconta il patron del ristorante Alessandro Pipero: «È vero quello che dice Casaleggio. Era seduto a un altro tavolo rispetto a quell’altro signore. Di cosa parlavano? Non mi pare di politica, si parlava di informatica e di futuro».

Ancora il Corriere: “Come ci sia finito Lanzalone in quella serata, che aveva lo scopo di raccogliere fondi, non è chiaro. Ma si può intuire. Perché in M5s godeva di grande credito. Potrebbe essere stato invitato ma potrebbe essersi anche «imbucato». Perché, come spiegano molti ora, Lanzalone aveva il vizio di mettersi in mostra e di «millantare credito». Comunque sia, quella sera non era certo finito per caso a gustare il maiale patate e liquirizia di Pipero (prezzo medio di una cena stellata, 200 euro). Del resto, è noto quanto labili e confusi siano i confini tra il Movimento 5 Stelle, la Casaleggio associati, l’associazione Rousseau e gli altri pianeti della galassia. Nel dubbio, Lanzalone frequentava un po’ tutti, con reciproca soddisfazione (fino all’arresto)”. 

Leggi anche: Giorgetti ha raccontato cosa è successo realmente alla cena con Parnasi

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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