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Come è andato il primo tavolo sul programma tra Di Maio e Salvini

Si chiude con un accordo di massima sui “punti chiave” la giornata di lavoro degli ‘sherpa’ di M5s e Lega sul contratto di governo. Al termine della riunione, iniziata alle 14 con i ‘tecnici’ e allargata poi ai due leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i lavori sono stati aggiornati a domani, sempre a Milano, al Pirellone. “Siamo sulla buona strada e sono ottimista”, ha affermato il capo politico del M5s. Mentre il segretario leghista, poco prima di lui aveva garantito che c’era “sostanzialmente un accordo sui punti chiave”.

Forse già domenica il nome del premier

“Sono contento perché si sta parlando di temi, non di nomi, non di cognomi, non di ministri”, ha affermato Salvini, il quale ha chiarito che a lui “interessa che “l’accordo non comporti rotture nel centrodestra”. “Se la compatibilità arriverà all’80 per cento si parte, altrimenti ci abbiamo provato”, ha scandito, aggiungendo che c’è condivisione sull’idea che vadano ridiscussi i trattati europei. Fonti della Lega fanno sapere che, per la prima volta, entrambi i leader avrebbero fatto un passo indietro definitivo sulla premiership. L’auspicio – si aggiunge – sarebbe di arrivare già domani con un “nome terzo condiviso” da presentare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme all’accordo sul contratto di governo.

Il monito del Quirinale

Mentre i due partiti erano riuniti, il capo dello Stato ha citato Luigi Einaudi, che si “servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario”. Salvini, a chi gli chiedeva un commento, ha garantito che ascolterà con “massimo rispetto” le indicazioni del presidente della Repubblica. Ma anche osservato che Einaudi andrebbe “letto tutto” e in particolare sull’importanza delle autonomie e comunità locali. Per quanto riguarda il nodo premier, i due leader negano che la questione sia sta affrontata nel corso del loro faccia a faccia. Ma secondo alcune fonti, si sarebbero fatti per la prima volta alcuni nomi di figure ‘terze’ rispetto ai due leader. I 5 stelle insisterebbero nel rivendicare un nome a loro vicino, i leghisti avrebbero una loro proposta anche – secondo alcuni fonti – di un esponente di partito “poco ingombrante, di secondo piano”. Da entrambi i partiti ci sarebbe la volontà di chiudere l’accordo è portarlo a Mattarella entro lunedì, con lista dei ministri chiusa al massimo giovedì. 

Affinità e divergenze

Sul fronte del lavoro svolto, stando a quanto si apprende, ci sarebbe l’accordo sulla flat tax, nella formula di due aliquote, ma non sarebbe stata indicato alcun valore percentuale. Accordo anche sul reddito di cittadinanza, nella formula chiesta dalla Lega in cui si fissa la scadenza dei due anni. La misura, inoltre, partirebbe solo dopo una revisione dei centri per l’impiego. Ok anche alla proposta denominata dai leghisti ‘pace fiscale”, ovvero lo stralcio delle cartelle di Equitalia. La bozza è in divenire – viene riferito – e si stanno aggiungendo man mano altri punti. Non sarebbe stato affrontato, invece, in questo incontro il nodo della legge Fornero. Così come sull’Ilva​, il cui dossier è ancora sul tavolo, con i 5 stelle che vorrebbero la chiusura dello stabilimento di Taranto mentre i leghisti sono contrari. Infine, sull’immigrazione si sta discutendo sui modelli di gestione coi i lumbard favorevoli alla riapertura dei Cie, i cinque stelle contrari. Appuntamento quindi a domani per una nuova riunione tecnica cui saranno presenti anche i due leader.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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