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Come è fatto (e a che serve) l'esercito europeo che ne integra altri 23 

Ci sono voluti 70 anni, ma l’Unione Europea il 13 novembre ha firmato un patto per creare una “cooperazione permanente strutturata sulla difesa”, che dovrebbe permettere ai Paesi aderenti di lavorare in comune per sviluppare asset militari, investire in progetti condivisi e rafforzare la capacità operativa. Gli Stati membri che hanno firmato la notifica sono 23.

Gli altri Stati membri, si legge nella nota, potranno aderire in futuro. La notifica congiunta è di fatto il primo passo formale per la creazione della “Cooperazione permanente strutturata” che – secondo il testo – dovrà diventare “un quadro legale europeo ambizioso, vincolante e esclusivo per gli investimenti nella sicurezza e la difesa del territorio dell’Ue e dei suoi cittadini”. Gli Stati membri che aderiscono si sono impegnati a “aumentare regolarmente i bilanci di difesa in termini reali”.

L’effetto Trump

Secondo quanto scrive Qz.com, a spingere verso questo accorto è stata soprattutto la continua richiesta agli stati membri da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di pagare di più alla Nato. Anche l’Italia è stata tra i Paesi a cui Trump ha chiesto di più, come nell’incontro con il premier Gentiloni dello scorso aprile. Ma in questa decisione di accelerare l’accordo ci sarebbe anche la voglia da parte dell’Ue di “staccarsi dalla dipendenza militare degli Usa” (Qz). 

La Gran Bretagna ne resta fuori, avendo sempre rifiutato l’idea di un’esercito europeo. La Brexit però ha contribuito a fare in modo che i 23 Paesi rimasti andassero avanti in modo indipendente sull’accordo. Dopo la Brexit le porte dell’Ue dovrebbero rimanere aperte al Londra. Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, ha parlato di “patto storico”, perché “il problema non è quanto spendono i singoli stati, ma il fatto che ognuno finora ha contribuito in modo frammentario”. Aggiungendo anche che punterà a rafforzare la collaborazione con gli Usa, e la Nato. 

La notifica congiunta contiene anche alcune proposte per la governance della Cooperazione permanente strutturata. I ministri degli Esteri dovrebbero adottare formalmente una decisione sulla Cooperazione permanente strutturata nella riunione del Consiglio Ue dell’11 dicembre. Successivamente dovrebbero approvare una prima lista di progetti da avviare in settori come l’addestramento, lo sviluppo di capacità militare e nel settore delle operazioni. 

La lista dei 23 Paesi firmatari: 

  • Austria,
  • Belgio,
  • Bulgaria,
  • Repubblica ceca,
  • Croazia,
  • Cipro,
  • Estonia,
  • Finlandia,
  • Francia,
  • Germania,
  • Grecia,
  • Ungheria,
  • Italia,
  • Lettonia,
  • Lituania,
  • Lussemburgo,
  • Olanda,
  • Polonia,
  • Romania,
  • Slovacchia,
  • Slovenia,
  • Spagna,
  • Svezia.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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