TwitterFacebookGoogle+

Come funziona il nuovo bando di Trump sui visti

Dopo due ordini esecutivi, diverse decisioni giudiziarie e una vittoria amministrativa alla Corte suprema, il bando di Donal Trump ai viaggi da alcuni Paesi islamici alla fine è tornato a galla. Dalle 20 ora di Washington di giovedì 29 giugno il rilascio di visti ad alcune categorie di persone provenienti da Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria o Yemen ha subito un durissimo giro di vite che resterà in vigore per almeno 90 giorni.

Come si è arrivati al decreto

La Casa Bianca vuole evitare il caos che ha colpito il “divieto di viaggio” varato alla fine di gennaio per appena una settimana. Nella sua ultima versione di tratta di un ordine esecutivo modificato firmato dal presidente Trump nel mese di marzo e ulteriormente modificato da una sentenza della Corte Suprema il 26 giugno che ha consentito al divieto di entrare perzialmente in vigore mentre i giudici ne valutano la costituzionalità.

Buona fede o bona fide?

Tutto ruota intorno alla definizione di “rapporto in bona fide” che chi chiede il visto ha con qualcuno o qualcosa negli Stati Uniti.
In sostanza se si vuole calpestare il suolo americano, bisogna dimostrare di avere una buona ragione per farlo. Che sia un lavoro, una parentela (stretta) o, come ha stabilito il Dipartimento di stato facendo infuriare Trump, un fidanzato/a. 
Mettiamo caso che siate uno yemenita che ha i nonni che vivono a New York: non potete entrare. Ma se avete una fidanzata a – mettiamo caso – Tallassee, Alabama, allora sì. Se poi lei vi molla appena messo piede negli Stati Uniti, quella è un’altra questione. 
 
I consolati statunitensi e le ambasciate di tutto il mondo non approveranno più i visti per le persone che viaggiano con passaporti da Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria o Yemen, a meno che queste persone non possano dimostrare di avere una “relazione bona fide” con qualcuno o qualcosa negli Stati Uniti.
Una “relazione bona fide” può essere con un’azienda o un’università negli Stati Uniti – ad esempio se la persona ha un’offerta di lavoro o un invito alla conferenza – o può essere con alcuni membri della famiglia. Solo alcuni membri della famiglia, tuttavia, contano come relazioni “bona fide”.

Chi è considerato in bona fide

Candidati (o rifugiati) che hanno un genitore (compresi i suoceri), coniuge, figlio, figlio adulto o figlia, figliastri, fratellastri, patrigni e tutti gli altri -astri e -igni  – negli Stati Uniti 
 
Chi non è considerato in bona fide
Candidati (o rifugiati) che hanno nonni e nipoti, zie, zii e cugini.

La rivincita di Cupido, in zona Cesarini

Inizialmente i fidanzati delle persone che vivono negli Stati Uniti non erano considerate “bona fide” della famiglia. Ma 15 minuti prima che il divieto entraresse in vigore, il Dipartimento di Stato ha aggiornato la sua lista includendo i fidanzati.
Più complicata la situazione per le persone che viaggiano per affari: avranno un visto solo se il governo statunitense stabilisce che non sono stati invitati solo per eludere il divieto.
 
 
Le eccezioni:
  • Chi ha bisogno di assistenza medica urgente
  • Chi è in affari con il governo degli Stati Uniti
  • Se il funzionario consolare ritiene che negare il visto causerebbe difficoltà indebite
  • Se consentire alla persona di venire è nell’interesse nazionale statunitense.
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.