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Come funziona il Piano Salvini per contrastare gli sbarchi dalla Libia

Il “Piano Salvini” per rafforzare la partnership con la Libia e mettere un freno all’immigrazione passa per “la fornitura di gommoni, equipaggiamenti e veicoli a Guardia costiera, Marina e Guardia di frontiera libiche”. Sono i dettagli del programma resi noti da fonti diplomatiche dopo una riunione della Commissione bilaterale italo-libica che si è tenuta lunedì a Tripoli. Presieduto dall’ambasciatore d’Italia in Libia, Giuseppe Perrone, l’incontro è il “primo esito concreto” della missione compiuta nella capitale libica il 25 giugno dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, proprio per dare immediata attuazione alle linee presentate dal vicepremier, è stato sottolineato. Tra gli altri punti dell’accordo, ci sono:

  • Un’accelerazione della manutenzione delle unità libiche
  • L’effettuazione dei sopralluoghi, chiesto in particolare per quello a Ghat, nel sud del Paese.

Il costo dell’accordo

Per l’operazione il governo italiano stanzia 1 milione e 150 mila euro, più altri 1,3 milioni in due anni per la manutenzione dei mezzi e la formazione del personale della Marina e della Guardia Costiera libica. È quanto prevede la bozza del decreto legge all’esame del pre consiglio dei ministri. Il decreto – si legge sul Sole24Ore – si compone di 4 articoli.

Il primo stabilisce che “è autorizzata, conformemente a specifiche intese con le competenti autorità” libiche e “nel rispetto delle vigenti disposizioni internazionali ed europee in  materia di sanzioni”, la cessione a titolo gratuito “fino ad un massimo di 10 unità navali Cp, classe 500, in dotazione al Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera” e “fino ad un massimo di 2 unità navali, da 27 metri, classe Corrubia, in dotazione alla Guardia di Finanza”. Per “il ripristino in efficienza, l’adeguamento strutturale e il trasferimento» in Libia, l’articolo 1 del decreto prevede uno stanziamento di un milione e 150mila euro. Un milione e 370mila euro sono invece stanziati nell’articolo 2 “per la manutenzione delle unità navali, per lo svolgimento di attività addestrativa e di formazione del personale” della Guardia Costiera e della Marina libica, “al fine di potenziarne le capacità operativa nel contrasto all’immigrazione illegale e alla tratta di esseri umani”.

L’accusa della Guardia costiera libica

Domenica la Libia sembrava voler respingere l’offerta dell’Italia pronta a donare 12 motovedette per i salvataggi in mare. Il portavoce della Guardia costiera di Tripoli, l’ammiraglio Ayoub Qassem, contattato dall’Agi, ha bollato come “propaganda politica” l’invio delle motovedette annunciato nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Matteo Salvini all’indomani del fragile accordo raggiunto dai paesi europeo basato appunto sulla capacità di soccorso in mare della Libia. Una presa di posizione però che contrasta con quella del Capo di Stato maggiore della Marina libica, l’ammiraglio Salem Rahuma. Rahuma ha infatti al contrario auspicato che l’Italia fornisca “il prima possibile” altri mezzi alla Guardia costiera di Tripoli per affrontare il traffico di esseri umani e fare “il bene” dei migranti. “Abbiamo un una collaborazione molto forte con l’Italia: sono sicuro che l’Italia appoggerà ancora di più la Marina e la Guardia costiera” libiche, ha detto l’ammiraglio all’Ansa. “Vorrei che questi aiuti arrivino il prima possibile. Sono sicuro che arriveranno per il bene dei migranti”, ha aggiunto.

La flotta della Guardia costiera libica

La “flotta” della Guardia costiera libica, spiega Repubblica, è però ancora quella: quattro motovedette, classe Bigliani, dismesse dalla Guardia di finanza, donate da Berlusconi a Gheddafi nel 2011, danneggiate durante la guerra, riportate in Italia per riparazioni e ridonate l’anno scorso, prima due e poi altre due, dal governo Gentiloni. Mezzi vecchi, con pochissime dotazioni di bordo e un numero limitato di personale all’altezza formato nei mesi scorsi in Italia. Le 10 motovedette della Guardia Costiera “Classe 500” previste dall’accordo sono barche di dieci metri in vetroresina, con un’autonomia di 200 miglia e una velocità massima di 35 nodi; le due unità navali “Classe Corrubia” della Gdf sono invece imbarcazioni da 27 metri che possono raggiungere i 43 nodi e hanno un’autonomia – alla velocità di crociera di 21 nodi – di 800 miglia, vale a dire 36 ore. L’equipaggio è composto da 14 persone.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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