TwitterFacebookGoogle+

Come funziona la doppia moneta di Berlusconi, il suo 'mezzo ritorno alla Lira' 

“Tutti i Paesi più importanti dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Federazione Russa alla Cina e al Giappone hanno combattuto la crisi anche stampando moneta. E’ quello che dovremmo fare anche noi”. Fin qui Silvio Berlusconi, rispondendo sabato scorso al quotidiano Libero. L’ipotesi che di una doppia moneta in Italia è stata lanciata lì dal leader di Forza Italia, e da qualche giorno ha acceso un nutrito dibattito, soprattutto sui giornali schierati a destra. 

Come dovrebbe funzionare questa moneta? 

In primo luogo va chiarito che non è una alternativa all’Euro. Scrive Berlusconi: “La proposta di due monete (una nazionale per le transazioni domestiche ed una comune per le transazioni internazionali) si riferisce ad una situazione in pratica simile a quella che avevamo negli anni 80 e 90 con la lira e con l’Ecu”. Obiettivo dichiarato è un recupero, seppur parziale, della sovranità monetaria dello Stato, accontentando soprattutto le spinte che vengono da Savini e Meloni, i più euroscettici a destra. “Negli anni ’80 e ’90 entro certi limiti era possibile usare la svalutazione come arma competitiva” scrive Berlusconi. “Noi invece proponiamo un utilizzo interno della seconda moneta per rilanciare i consumi e la domanda che sono leve fondamentali per una crescita sostenibile e duratura del Paese”. 

“L’Europa? Sarebbe d’accordo”

“Siamo convinti – scrive ancora Berlusconi – che la nostra idea sia compatibile con le regole dei trattati europei; certo potremo ottenere questo risultato con la capacità negoziale che solo un leader credibile, con una lunga esperienza internazionale e relazioni consolidate, può avere con i partner europei a partire da Germania e Francia”. 

Le reazioni dei giornali. Feltri: “Un brodino”

“Personalmente sono convinto che le sue proposte per superare l’handicap relativo alla moneta unica siano un brodino e non una soluzione” ha commentato Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero che ha ospitato la lettera di Berlusconi, che lì rispondeva ad alcune domande del professor Paolo Becchi e Fabio Dragoni. “Per rompere il circuito vizioso (dovuto al cambio ‘folle’ con cui l’Italia ha accettato di entrare nell’Euro, ndr), è quindi necessario ridiscutere le folli regole di Bruxelles e, se del caso, rinunciare all’euro. Ripiegare sulla lira di serie B, ad uso interno, e sui mini-Bot è come assumere una aspirina quando si è affetti da tumore. Per guarire serve altro. Anzitutto un po’ di coraggio. Spero che lei lo abbia.” 

Prodi: “Consiglio a Berlusconi di farsi curare”

Il dibattito sulla doppia moneta, in realtà, va avanti da qualche tempo. Dallo scorso dicembre almeno, quando sempre Libero cercava di far ‘dialogare’ le posizioni più europeiste di Forza Italia (che fa parte del Partito popolare europeo a Bruxelles) e la Lega, che del ‘Fuori dall’Euro’ ne ha fatto un po’ uno slogan, tranne ultimi ripensamenti di Salvini. Per questo già lo scorso marzo Prodi aveva detto: “Berlusconi si faccia curare”. L’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea, aveva detto che la proposta “non ha alcun senso, sono i giochini che si facevano nell’Ottocento per qualche mese e poi non reggevano, creano strutture artificiali di mercato che servono solo alle speculazioni”.

Borghi: “Un piccolo non prima delle parole ti pago”

Il responsabile del Dipartimento economia della Lega Nord Claudio Borghi aveva già detto su Twitter: “Perché la doppia moneta di Berlusconi è una fesseria? Beh semplice: 1) non si può fare (art. 128 Tfue) 2) Debiti rimangono in euro, e sei morto” e ancora: “La differenza fra i debiti in propria valuta e quelli in moneta straniera è un piccolo ‘non’ prima delle parole “ti pago”. 

Perché la doppia moneta di Berlusconi è una fesseria? Beh semplice: 1) non si può fare (art. 128 TFUE) 2) Debiti rimangono in € e sei morto

— Claudio Borghi A. (@borghi_claudio) February 27, 2017

 

“Parlare di doppia moneta è infantile, come lanciare la palla in tribuna”

“Che si tratti di idee balzane lo dimostra il fatto che nessun paese moderno le usa” ha detto in un podcast sul sito dell’Istituto Bruno Leoni l’economista Natale D’amico. Che sia idee pericolose lo dimostra l’esempio delle Am-Lire, citate da Berlusconi. Emesse dagli americani dopo lo sbarco in Sicilia per rifornire di moneta le truppe e ritirate dopo l’unificazione, ma non prima di aver riportato l’inflazione al 400% annuo. La tragedia che ne seguì, soprattutto per i pensionati è raccontata nel film Umberto D. di Vittorio De Sica”.

“Una moneta serve negli scambi per non essere costretti al baratto e conservare una parte del reddito per il risparmio. Tutte cose che l’Euro svolge egregiamente, evitandoci la fatica di dover cambiare metro monetario quando attraversiamo la frontiera. Coloro che propongono queste strane idee hanno in mente pensieri un po’ infantili, che la moneta crei ricchezza. Possono darsi casi particolari, ma nessuno può ragionevolmente dire che la politica monetarie europea sia restrittiva e che quindi gli euro scarseggino”.

“La verità è semplice. In Italia le scuole non funzionano, non funziona la giustizia, almeno in un terzo del paese nemmeno la sanità. Le imposizioni fiscali scoraggiano la nascita e la crescita delle imprese. Questioni difficili da affrontare. Più facile, per usare un gergo calcistico, lanciare la palla in tribuna e vagheggiare una doppia moneta”

Cosa prevede il trattato europeo

Difficile anche capire quella che potrebbe essere la reazione europea. L’articolo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea è scritto che l’Unione ha “competenza esclusiva” per quanto riguarda “la politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro“. Questo significa che “riprenderci la sovranità monetaria rimanendo nell’euro (anche solo leggendo la frase si capisce quanto non abbia senso) è qualcosa che è esplicitamente vietato” dai trattati visto che “la politica monetaria dei singoli paesi è decisa dalla BCE”, scrive NextQuotidiano . Berlusconi dice che la sua idea non troverà contraria l’Europa. Il dubbio vero però non è tanto la reazione della Bce, quanto se sia effettivamente la ricetta giusta per l’economia italiana, sia che la si pensi come Feltri che come Prodi. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.