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Come la pensa Tajani su immigrazione, tasse, austerità e 'manaccia fascista'

Se gli elettori vorranno e se il Presidente della Repubblica lo deciderà “sono a disposizione della mia Patria” che “cercherò di servire nel modo migliore”. Antonio Tajani parla dopo l’investitura ufficiale giunta ieri sera da Silvio Berlusconi a candidato premier di Forza Italia. Per la prima uscita pubblica – a poche ore dalla chiusura di una campagna elettorale alla quale non ha mai partecipato direttamente – sceglie la platea del Canova club, un’associazione di manager, professionisti e imprenditori.

Fascismo e comunismo

“Sono figlio di militare, la prima cosa che ho imparato a disegnare è stata il Tricolore e tutto quello che ho fatto, l’ho fatto sempre perché ho un grande amore per la mia Patria”, aggiunge senza ricordare però i suoi trascorsi di ufficiale dell’Aeronautica militare. E se non arriverà a Palazzo Chigi, sottolinea, continuerà il suo incarico di presidente del Parlamento europeo. Per 90 minuti (dopo una giornata trascorsa in gran parte a casa di Silvio Berlusconi e dopo aver sentito al telefono la primo ministro bitannica Teresa May sulla Brexit) risponde alle domande degli ospiti sul caso Ema (“Se non andrà a Milano evidentemente non siamo stati abbastanza bravi. Non possiamo dare la colpa alla Spagna”, dice), sul rischio di un ritorno del fascismo e del comunismo (“un dibattito ormai superato perché Hitler, Stalin e Mussolini non ci sono più”, sostiene) e sulla vertenza della Embraco.

Austerità e rigore

Ma anche e soprattutto parla del ruolo che l’Italia deve avere in Europa. “Se vogliamo contare in Europa dobbiamo presentarci con le carte in regola e avere un disegno per rimettere a posto i conti pubblici”, attacca citando due dei mali che affliggono il Paese: la disoccupazione giovanile “altissima” e il debito pubblico “che è al di là del bene e del male”. “Sono contro le politiche di austerità – precisa – ma sono per il rigore e per il rispetto delle regole” che “in Italia purtroppo non si rispettano. Non si può andare avanti con la spesa pubblica in crescita costante”, aggiunge ricordando la piaga degli interessi bancari e “la presenza straniera che c’è nel controllo del debito” con i buoni di Stato acquistati da altre nazioni.

Equitalia

“Quando si parla di sovranità – avverte – dobbiamo pensare anche a questo, non si tratta solo di sventolare una bandiera”. Critica il Mef che non paga il debito con le imprese fornitrici dell’amministrazione pubblica e che invece “sguinzaglia Equitalia” contro i cittadini “che non pagano una multa per divieto di sosta”. Ma con l’azzeramento del debito (pari “a 50 mld”), fa notare, si “fa ripartire l’economia, è una manovra economica. Tanti hanno promesso di farlo, pochi lo hanno fatto”.

Immigrazione

Tajani sprona poi tutti ad agire per aumentare il peso del Paese in Europa: “Non si può solo dire ‘è colpa di Angela Merkel’, che è un ritornello che fa comodo a tutti. Abbiamo il vizio italico di dire sempre che la colpa è degli altri perché sono cattivi. Ma io gli ‘altri’ non li ho mai visti cattivi”. Se si vuole fare contare di più l’Italia in Ue, afferma, “è importante avere un premier, chiunque esso sia, che faccia ascoltare l’Italia al Consiglio europeo”. Un’ultima risposta la riserva a chi gli chiede dei rapporti con il segretario della Lega sul tema dell’immigrazione. “Salvini quando parla dei rifugiati dice che vanno accolti. Salvini la pensa esattamente come me. Nessuna persona che si dica cristiana può pensare di non aiutare queste persone”, assicura.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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