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Come nacque il caso Romeo e perché Virginia Raggi ne esce pulita

“L’inconsistenza degli addebiti impone l’archiviazione del procedimento per l’inconsistenza della notizia di reato”. La formula scelta dal Gip Annalisa Marzano del Tribunale di Roma per archiviare le indagini a carico di Virginia Raggi per la nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica del Campidoglio regala alla sindaca M5s la prima soddisfazione giudiziaria sul caso legato ai contestati incarichi da lei assegnati all’inizio della sua esperienza a Palazzo Senatorio.

Dipendente comunale in carico al Dipartimento Partecipate, Salvatore Romeo ha conosciuto i 5 Stelle romani durante la consiliatura guidata da Ignazio Marino, quando l’attuale assessore allo Sport Daniele Frongia presiedeva la commissione Trasparenza. Con l’elezione a sindaco di Virginia Raggi, Romeo si colloca in aspettativa e viene assunto sempre dal Campidoglio con un contratto a termine per svolgere il ruolo di capo della segreteria politica con relativo aumento salariale, con un balzo nello stipendio da 39 mila a 110 mila euro. Dopo i rilievi dell’Anac lo stipendio di Romeo è stato rideterminato con una delibera ad hoc che lo ha ridotto a 93 mila euro. Romeo tiene le fila dell’attività politica: assieme a Frongia la Raggi e Raffaele Marra, ex capo del Dipartimento Personale, faceva parte della chat Whatsapp dei “Quattro amici al bar”, ritenuta dai detrattori della giunta, anche all’interno del Movimento 5 Stelle, come il vero nucleo di potere nella fase iniziale della giunta pentastellata in Campidoglio. La sua nomina, però, è durata poco, da luglio a dicembre 2016, perché in seguito all’arresto di Raffaele Marra – con l’accusa di corruzione per vicende precedenti al suo ruolo con l’amministrazione Raggi – diversi consiglieri a 5 Stelle hanno individuato nella sua figura il tramite tra la Raggi e Marra chiedendone un passo indietro.

Nei prossimi mesi il processo per il caso Marra

Le nubi su Romeo però non si sono placate con le dimissioni dal ruolo politico. Il 9 gennaio 2017 la Raggi è stata iscritta sul registro degli indagati della Procura di Roma per le nomine di Renato Marra, fratello dell’allora braccio destro Raffaele, da vicecapo della polizia municipale alla Direzione Turismo del Campidoglio, e per quella del responsabile della sua segreteria politica. Per la nomina di Renato Marra, Virginia Raggi ha chiesto il giudizio immediato. Il procedimento dovrebbe iniziare nei prossimi mesi. Il 2 febbraio 2017 nel corso dell’interrogatorio della sindaca emerge inoltre che Romeo nel 2016 ha stipulato alcune polizze vita con l’indicazione di numerosi beneficiari, tra i quali figura la stessa Raggi. Oggi però il Gip scrive che “appare piuttosto stravagante e comunque probatoriamente inconsistente conferire valenza illecita alle tre polizze assicurative che indacavano Virginia Raggi quale beneficiaria soltanto in caso di morte di Salvatore Romeo”. 

“Tanti ora taceranno e faranno finta di nulla”

La sindaca ha affidato la sua reazione al proprio profilo Facebook.

“Oltre un anno di accuse da parte di politici e dei tanti ‘soloni’ che, dalle loro comode poltrone negli studi e salotti tv, pontificavano su materie che evidentemente non conoscono. Il giudice sottolinea la trasparenza e la bontà del mio operato grazie alle richieste di pareri legali che, prima della nomina, ho fatto all’avvocatura del Campidoglio e all’Autorità Nazionale Anti Corruzione di Raffaele Cantone”, scrive la sindaca, “e, soprattutto, definisce falso che io possa aver nominato Salvatore Romeo per beneficiare di tre polizze assicurative di cui io non sapevo assolutamente nulla. Ancora fango e facile ironia sulle ‘polizze a mia insaputa”. “Eppure avevo ragione – aggiunge – sono stata accusata ingiustamente da tanti che ora taceranno o faranno finta di nulla. Invece, voglio ringraziare i miei avvocati e tutti voi che avete creduto in me, certi che mi sia sempre comportata correttamente. Andiamo avanti a testa alta”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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