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Come Putin ha plasmato la Russia post-sovietica

In mancanza di una reale opposizione e con il consenso all’80%, Vladimir Putin oggi si appresta a essere rieletto per un quarto mandato (non consecutivo) a capo del Cremlino. In 18 anni alla guida del Paese, il presidente ha cambiato profondamente la Russia, sia sul piano interno che su quello internazionale. 

Durante il suo primo mandato (2000-2004), si è focalizzato prima di tutto sulla politica interna. Il Paese, solo due anni prima, era andato in default e si avviava alla ricerca di una nuova identità dopo i 70 anni del regime sovietico e la sregolatezza e libertà degli anni ’90, quando l’agognata libertà aveva portato anche profonda povertà. I temi al top della sua agenda in questi anni sono la guerra contro i separatisti in Cecenia e gli oligarchi dell’era Eltsin, interessati a espandere la loro influenza politica. Con la seconda guerra cecena, Putin si conquista il titolo di “uomo d’azione”, ma la Russia è accusata di violazione dei diritti umani e successivamente la Corte di Strasburgo condanna la Federazione Russa per le violazioni del diritto alla vita.

La lotta al terrorismo e il nodo degli oligarchi

Nel 2002, il sequestro del teatro Dubrovka, a Mosca, da parte di un commando di terroristi ceceni finisce dopo tre giorni, con un blitz delle forze russe, in cui 129 dei 912 ostaggi rimangono uccisi. Di recente, il leader russo lo ha definito “il momento più difficile della mia storia politica”. A luglio del 2000, stringe un patto informale con i miliardari russi: non avrebbe interferito con il loro business o rinazionalizzato le risorse di Stato da loro acquisite, se si fossero tenuti fuori dalla politica. Mikhail Khodorkovsky, allora uomo più ricco di Russia e patron della società petrolifera Yukos, infrange il patto: nel 2003, il miliardario viene arrestato per frode e il suo caso si chiude solo dopo 10 anni di carcere, quando Putin lo grazia. 

In politica estera, in questo primo mandato, si distingue per essere stato, nel 2001, il primo ad aver telefonato a George W. Bush, per offrirgli aiuto dopo l’11 settembre e nel 2005, il primo leader russo a visitare Israele. Appena salito al potere, la tragedia dell’affondamento del sottomarino Kursk – nell’agosto de 2000 – lo catapulta sotto i riflettori della stampa mondiale e lo espone a forti critiche interne per la gestione della crisi. 

Il suo secondo mandato consecutivo inizia nel 2004 (fino al 2008), quando viene rieletto a capo del Cremlino. Continua a concentrarsi sulle questioni interne e inizia a stringere la presa sui media. Il 7 ottobre 2006, giorno del suo compleanno, la reporter Anna Politkovskaya, famosa per i reportage sulle violazioni dei diritti umani commesse dai russi in Cecenia, viene uccisa nel suo condominio. Il Cremlino ha sempre negato ogni coinvolgimento, sminuendo il ruolo e l’incisività della giornalista. Poche settimane dopo, a Londra, viene ucciso con polonio radioattivo la ex spia russa dissidente, Aleksandr Litvinenko. Uno dei momenti più drammatici di questi anni è il sequestro di Beslan, quando a settembre 2004, terroristi ceceni prendono in ostaggio maestre, genitori e bambini, finché non irrompono le teste di cuoio in un blitz dove periscono oltre 330 persone, soprattutto tra i piccoli alunni, e che mette sotto accusa l’operato di Mosca.

Il boom economico e l’arrocco con Medvedev

Sempre nel 2006, Putin è il primo capo di Stato russo a visitare l’Africa sub-sahariana e l’anno successivo è “Persona dell’anno” per la rivista Time. Durante i suoi primi due mandati, il Pil russo aumenta del 70% e gli investimenti crescono del 125%. La crisi economica del post-comunismo è ormai alle spalle e Putin, a capo di un immenso Paese ricco di idrocarburi, cavalca l’era del super-barile. Nel 2008, impossibilitato dalla Costituzione a ricandidarsi, facilita la salita al potere del delfino Dmitri Medvedev, allora primo ministro. In un’operazione, poi ribattezza “arrocco”, i due si scambiano le poltrone, il tutto sempre attraverso elezioni formalmente democratiche. Arriva, però, la crisi finanziaria globale. L’economia russa, dipendente dagli investimenti esteri, ne risente particolarmente e si scopre pericolosamente legata all’industria dell’oil & gas. Ad agosto dello stesso anno, Mosca intraprende una guerra lampo contro la Georgia e la vince. Nel 2011, i due leader nelle elezioni del febbraio 2012 si scambieranno di nuovo le poltrone, suscitando però l’indignazione di parte della società russa, che scende in piazza per mesi chiedendo un cambiamento e un sistema politico più aperto.

L’annessione della Crimea e la nuova guerra fredda

Il terzo mandato di Putin inizia nel 2012, quando viene eletto con circa il 64% dei voti, tra accuse di brogli e manipolazioni. Questa volta il mandato dura sei anni, invece di quattro perché nel frattempo è stata cambiata la Costituzione. Nel 2012, il presidente Barack Obama firma il Magnitsky Act, una legge che impone restrizioni finanziarie a russi sospettati di violazioni dei diritti umani. In risposta, Mosca vara una legge che vieta ai cittadini americani di adottare bambini russi. A marzo 2014, concluse le Olimpiadi invernali di Sochi e dopo la destituzione del presidente ucraino Viktor Yanukovich dopo massicce proteste di piazza, Putin spiazza il mondo intero e annette la Crimea, con un referendum popolare mai riconosciuto dalla comunità internazionale. La mossa russa fa scattare sanzioni internazionali contro la penisola sul Mar Nero e contro Mosca. Le misure punitive vengono ulteriormente inasprite a luglio, dopo l’abbattimento da parte dei separatisti filo-russi dell’est Ucraina, dell’aereo di linea della Malaysia Airlines. La Russia risponde con l’embargo su molte categoria di prodotti alimentari importate dall’Occidente e rilancia la sua alleanza con la Cina, per uscire dall’isolamento.

La campagna di Siria e il Russiagate

A febbraio 2015 viene ucciso a pochi passi dalla piazza Rossa l’ex vice premier e oppositore politico Boris Nemtsov. A settembre dello stesso anno, all’Assemblea generale Onu a New York, Putin incontra Obama per la prima volta, dopo il varo delle sanzioni e i due discutono di Ucraina e Siria. Pochi giorni dopo, la Russia entra in guerra in Siria a fianco del presidente Bashar al-Assad, a cui fornisce appoggio aereo. A settembre 2016, in un’intervista a Bloomberg, Putin nega qualsiasi responsabilità del suo paese nell’hacking delle mail del Comitato nazionale del partito democratico Usa. A gennaio 2017, dopo l’elezioni a sorpresa di Donald Trump alla Casa Bianca, l’intelligence statunitense pubblica un rapporto secondo cui il Cremlino ha ordinato una campagna per favorire la vittoria di Trump, screditando la democratica Hillary Clinton. Putin nega le accuse, chiedendo prove concrete. Il 7 luglio 2017, incontra il nuovo presidente Usa per la prima volta a margine del G20 di Amburgo. La luna di miele che doveva scattare tra i due, secondo tanti analisti, non si è mai realizzata e i rapporti tra i due Paesi, anche a causa del Russiagate​, si sono fatti solo più tesi tra nuove sanzioni, espulsioni di diplomatici, chiusure di consolati e frizioni in Siria. Il 6 dicembre scorso, Putin ha annunciato quello che tutti da tempo aspettavano: la sua candidatura al Cremlino per un quarto mandato.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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