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Come rispondono le Ong alle accuse di M5S sugli aiuti ai migranti

L’Italia ha stabilito nel 2015 il record per la concessione della cittadinanza ai migranti provenienti da altri continenti e da altri Paesi europei. Secondo i satio Eurostat riportati dal Corriere della Sera, nel 2014 i neocittadini italiani sono stati 129.887 e nel 2015 la cittadinanza si è aperta per 178.035 persone. L’Italia è seguita da Gran Bretagna (118mila), Spagna (114.351), Francia (113.608) e Germania (110.128).

Un Paese in controtendenza

Nell’Unione europea, i numeri della cittadinanza acquisita sono in continuo calo: 840mila nel 2015, 890mila nel 2014, 980mila nel 2013. Dal 2010 a cinque milioni di persone (l’87% extracomunitario) è stata concessa la cittadinanza.


Chi dà la cittadinanza ai migranti

  • Italia: 178.035
  • Gran Bretagna: 118.000
  • Spagna: 114.351
  • Francia: 113.608
  • Germania: 110.128

Al Senato è ferma in commissione la legge sullo ius soli temperato. E i dati sulla cittadinanza offrono a Forza Italia e alla Lega un’occasione per chiedere l’archiviazione del testo spinto dal Pd, Sinistra italiana e M5S: “I dati di Eurostat, dice Andrea Mandelli di FI, dimostrano che lo ius soli è una legge sbagliata”.

Le accuse di Beppe Grillo alle Ong

Il blog di Beppe Grillo sferra un attacco alle Organizzazioni non governative (Ong) impegnate nel Mediterraneo: “Più di 8 mila sbarchi in 3 giorni, l’oscuro ruolo delle Ong private… le cui navi soccorrono in mare i migranti sistemandosi al limite delle acque territoriali libiche…”. Secondo i grillini, “dietro gli arrivi di massa degli ultimi giorni potrebbe esserci una regia… e a dirlo non è il M5S, bensì anche un’inchiesta della Procura di Catania”.

La risposta dei milionari filantropi di Moas

Alle accuse di M5S replica la milionaria maltese Regina Catrambone, che nel 2013 con il marito Christopher ha fondato la Ong ‘Moas‘. “Tutte le nostre operazioni si sono sempre svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana e nel rispetto delle convenzioni e del diritto internazionale del mare, pertanto nel pieno della legalità. A tutti coloro che continuano ad accusare noi e le altre Ong chiederei cosa stanno facendo per affrontare questa crisi umanitaria”.

“Ben vengano le indagini della magistratura perché è giusto che faccia il suo lavoro se c’è qualcosa di sospetto, noi ci siamo sempre detti pronti a prestare la massima collaborazione. Ma questa campagna di discredito certo non ci aiuta, l’ha detto anche il premier Gentiloni. Siamo un’organizzazione umanitaria, non capisco davvero come si possa anche solo lontanamente pensare a legami tra noi e chi sfrutta persone innocenti che noi vogliamo aiutare”.


Che cosa è e cosa fa il Moas

MOAS (acronimo di Migrant Offshore Aid Station) è un’ONG senza fini di lucro impegnata a soccorrere vite in mare fornendo ricerca e soccorso professionali a coloro che si trovano in pericolo. La nascita di MOAS è stata ispirata nel 2013 dal naufragio al largo dell’isola italiana di Lampedusa, in cui morirono 400 tra uomini, donne e bambini. MOAS ha iniziato la sua attività nel Mediterraneo centrale nel 2014. Da allora sono 33.000 le persone soccorse e cui è stata data assistenza.


La risposta di Medici senza frontiere

Per Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza frontiere, intervistato da Repubblica, quella di M5S “è una critica cinica e strumentale da parte di una politica assente e ipocrita. roba da sepolcri imbiancati”. Dice l’Ong che ha da poco messo in mare una seconda nave dedicata ai soccorsi umanitari: “Non possiamo non sottolineare l’ipocrisia di fondo legata alle responsabilità dei governi della Ue che hanno creato questa inaccettabile situazione per cui ogni anno migliaia di persone muoiono in mare. Quanto agli attacchi politici alle Ong mi pare arrivino da chi avrebbe la responsabilità di affrontare il vero nodo della questione e invece mira alle organizzazioni che sono solo l’ultimo anello della filiera e ogni giorno salvano centinaia di vite umane”.

“Qual è l’alternativa?”

A Grillo e a tutti gli altri che criticano senza sapere di cosa parlano o solo per motivi strumentali chiedo: ma qual è l’alternativa? Ci vogliono dire che è meglio far morire le persone in mare? Le navi delle Ong operano all’interno di un sistema che anche noi riteniamo assurdo, un cerotto per cercare di arginare una enorme ferita sanguinante, ma fino a quando non attiveremo canali legali e sicuri non ci sono alternative. Qui non stiamo dibattendo dell’accoglienza ma di vita e di morte. Possiamo discutere di tutto ma facciamolo quando questa gente è a terra”. Riguardo ai soldi con cui le Ong riescono a tenere in mare tutte queste navi, Bertotto dice: “I nostri bilanci sono pubblici, non prendiamo un euro di soldi pubblici e contiamo su molte donazioni private di finanziatori ai quali rendiamo conto alla luce del sole. Forse chi ci critica dovrebbe chiedersi come mai ci sono tanti cittadini italiani disposti a darci qualcosa per salvare tante vite in mare”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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