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Come riuscire a vendere il proprio libro su Amazon

Quello che un tempo rimaneva nei diari segreti, tenuto al sicuro da lucchettini improvvisati, oggi può finire nella vetrina virtuale degli e-book, dei libri in formato elettronico, e magari essere venduto da Amazon. È il self-publishing, bellezza. Quel meccanismo cioè che consente a chiunque di pubblicare il proprio libro, senza doversi rivolgere alle case editrici. Un fenomeno sicuramente non nuovo ma in forte crescita: soltanto nel 2017 sarebbero stati 300 mila i nuovi titoli ‘auto-prodotti’. “Come editori – commenta Giacomo Bruno, presidente della omonima casa – riceviamo spesso proposte di manuali sul sesso, testi che consigliano posizioni varie e narrano di presunte fonti di energie del sesso”. Argomenti che Bruno, l’editore che nel 2002 portò gli e-book in Italia, non tratta ma che su Amazon invece chiunque potrebbe mettere in vendita.

Come funziona l’algoritmo di Jeff Bezos

Dal battere compulsivamente sulla tastiera al vendere il proprio libro il passo si è accorciato, e di molto. Grazie soprattutto ai siti che consentono a chiunque di vendere quanto scritto. Il segreto, in questo caso, è riuscire a comparire tra i primi risultati di ricerca. “Amazon è un po’ il nuovo Google – commenta Bruno -, ma organizza le proprie classifiche in maniera piuttosto primitiva”. Scalare il rank del sito di Jeff Bezos, insomma, non sarebbe impresa così ardua.

“È fondamentale cercare di concentrare le vendite in una fascia temporale ristretta: Amazon premia i titoli che vendono molto, fare un pre-lancio della pubblicazione può essere una buona idea perché consente di far acquistare più copie nello stesso momento”, spiega Giacomo Bruno. E poi sfruttare le parole chiave, mettere una immagine accattivante in copertina e, anche se può sembrare banale, usare un carattere più grande possibile nel titolo. “Serve per emergere nelle anteprime dei titoli, che sono immagini molto piccole”.

Qualità a rischio?

Bruno Editore, oltre all’attività di pubblicazione tradizionale di cui cura l’uscita di 52 libri all’anno, da quest’anno offre workshop per insegnare agli aspiranti scrittori i segreti per mandare in stampa – o meglio sul mercato digitale – i propri scritti. “Ci occupiamo soltanto di testi manualistici, quelli cioè di formazione. Avere un progetto chiaro, oltre che una competenza assodata, è fondamentale”. Parola d’ordine, quindi, assicurare che gli autori abbiano davvero una conoscenza approfondita dell’argomento.

“Non basta aver letto dieci testi sulla dieta per potersi dire esperti e pubblicare sull’argomento”, chiarisce Giacomo Bruno. Il self-publishing alimenta il rischio di un appiattimento della qualità editoriale? Secondo Marco Ferrario, ex Mondadori, Sperling & Kupfer e oggi fondatore di Bookrepublic – una libreria online di e-book -, la risposta va cercata altrove: “Oramai l’auto produzione di libri è un fenomeno strutturale dell’industria editoriale. Alla pubblicazione di testi si accompagna la cosiddetta scrittura collaborativa (piattaforme come Wattpad dove autori e lettori possono interagire mentre l’opera è ancora in fase di scrittura) o il mondo della fan fiction – spiega ad Agi -. Sono community dove si uniscono aspiranti scrittori e gruppi molto grandi di appassionati che probabilmente non leggono altre cose. Liquidare tutto questo come un fenomeno di bassa qualità sarebbe un errore, così come utilizzarlo esclusivamente come bacino da cui gli editori tradizionali possano trovare nuovi autori”.

Per Ferrario la via è un’altra: quella del dialogo. “Dobbiamo domandarci come attrarre questi lettori nella struttura tradizionale, come poter trarre beneficio dalle loro esperienze”. Anche perché, aggiunge Ferrario, “oggi escono sempre più titoli ma il mercato non cresce, e le classifiche dei libri più letti venti o trent’anni fa mostravano una qualità editoriale che oggi non mostrano più. Non può essere solo colpa del self-publishing: il cambio di qualità dipende dalla cultura della società”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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