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Come si trasmette il virus killer West Nile, che ha ucciso due anziani a Ferrara

“Nella provincia di Ferrara, dopo il decesso avvenuto negli ultimi giorni di luglio di un paziente residente a Cento, si sono registrati ulteriori due decessi avvenuti in data 9 agosto, dovuti a forme neuro invasive particolarmente gravi di malattia da West Nile virus”. Era scritto così in una nota dell’azienda Ausl di Ferrara, pubblicata sul sito del servizio sanitario regionale.

Si tratta, informa l’Ausl, di due residenti a Ferrara, di 69 e 86 anni, entrambi affetti da patologie cardiovascolari, ricoverati presso l’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara, rispettivamente il 30 e 31 luglio scorsi. La trasmissione del virus, ricorda infine la nota, è legata alla presenza del vettore costituito dalla zanzara del genere Culex, da sempre molto diffusa nel territorio Ferrarese.

“A tutt’oggi lungo la fascia che va dal delta del Po verso nord est sono stati diagnosticati circa una quindicina di casi di West Nile, quindi vuol dire che la diffusione c’è abbastanza in questo periodo”, spiega Marco Libanore, direttore del reparto Malattie infettive del’Azienda ospedaliera di Ferrara.  

Spiega ancora Libanese: “Il West Nile è più diffuso in rapporto a determinati uccelli che possono albergare il virus e tenerlo dentro di sè anche per più di sei mesi: dunque un serbatoio comunque di origine animale, perché gli uccelli possono rimanere viremici molto più a lungo. Di solito è una trasmissione da volatile ad uomo. La zanzara funge da vettore, da veicolo. Punge il volatile, i più comuni le gazze e le cornacchie, uccelli migratori. La zanzara va a pungere questi volatili, quindi diventa veicolo del virus e lo può trasmettere occasionalmente all’uomo. Su 100 persone che vengono punte da una zanzara che è portatrice del virus, 80 non manifestano niente, rimangono completamente asintomatiche, 20 vanno incontro solo ad una febbre transitoria, mentre solo lo 0,1% dei casi può sviluppare una encefalite. La possibilità è quindi una su ogni diecimila che vengono pizzicati”.

Aggiunge il professore: “Inoltre, nel 95% dei casi si tratta di persone al di sopra 65/70 anni con patologie concomitanti, come vascopatie cerebrali e ischemie cerebrali croniche, cardiopatie, immunodepressi e dunque più deboli anche a causa delle patologie e dell’età. Un soggetto immunocompetente giovane è rarissimo che possa prendere la localizzazione encefalica del virus. Anni fa abbiamo avuto una donna di 47 anni, è andata bene, l’abbiamo salvata”.

Dunque è possibile che il primo anziano di 77 anni morto a Cona nel ferrarese sia stato punto da una zanzara?

“Sì, perché l’altra possibilità è con le trasfusioni di sangue, ma nel periodo in cui si sono incorsi questi casi i soggetti di solito non vanno a donare il sangue perché potenzialmente potrebbero avere addosso il virus. Nell’uomo la viremia è talmente fugace che la trasmissione interumana non è mai stata riportata. Il virus nel sangue dell’uomo, quello asintomatico, ci rimane massimo un giorno o due”.

Da dove deriva il nome del virus?

“Si chiama virus del Nilo perché i primi casi li hanno descritti nel 1937 alle fonti del Nilo, in Uganda, da dove poi questi volatili si sono spostati con le migrazioni e quindi sono arrivati anche alle nostre latitudini, perché il clima è diventato sempre più subtropicale che non Mediterraneo classico, come era un tempo. Anche solo l’innalzamento di un grado di temperatura media porta poi delle implicazioni ambientali, dei cambi climatici che favoriscono anche la proliferazione delle zanzare”.

Una quindicina i casi di West Nile sotto osservazione: come stanno le persone colpite?  

“A Bologna, Modena e Rovigo abbiamo già avuto 4 casi, credo ne abbiano anche lungo la fascia costiera che sale verso Padova Treviso, e un caso anche a Pordenone. Noi gli accertamenti li facciamo solo su quelli che hanno meningite o encefalite o la paralisi agli arti inferiori: i casi di febbre noi non li studiamo, perché quelli sono casi clinici. Il riferimento è Emilia Romagna, ma anche Veneto e Friuli Venezia Giulia. Poi c’è anche la fascia della bazza Lombardia, perché lungo il decorso del Po dove ci sono molti di questi volatili che sono i portatori del virus”.

Nei suoi studi in questi anni cosa ha riscontrato?

“Abbiamo cominciato a vedere casi dal 2008, siamo strati tra i primi a riportare gli aspetti clinici della malattia neurologica da West Nile. I primi casi li abbiamo avuti nel 2008: il primo in senso assoluto fu una signora di Imola, che ricoverarono a Imola. Poi siamo stati noi di seguito a seguire i primi casi nella nostra provincia, a Ferrara. Casi ci sono stati anche nel 2009 e nelle estati successive: a parte l’interruzione di un paio d’anni, è una patologia abbastanza ricorrente durante i mesi estivi: pero’, per fortuna i casi nel ferrarese non sono stati piu’ di una quindicina dal 2008 ad oggi”.

Soluzioni pratiche contro il West Nile?

“Sono in atto delle sorveglianze da parte di tutti i presidi a livello territoriale che comportano una sorveglianza sugli uccelli, sulle zanzare e sull’uomo e che comportano condizioni anche in ambito veterinario, perché il virus può colpire anche i cavalli. Esiste uno stato di allerta, un piano nazionale di sorveglianza su controllo, monitoraggio e messa in atto di tutte le misure che possono prevenire contagi e trasmissioni sulle malattie trasmesse da insetti, da artropodi, perché oltre il West Nile c’è anche il Chikungunya, lo Zika virus, la Dengue, tutte quelle malattie che possono essere trasmesse da insetti e che si chiamano arbovirus. Serve mettere in atto la disinfestazione da parte dei Comuni, segnalare se ci sono volatili che portano il virus, fare trappole per le zanzare per vedere se trasportano il virus. Segnalare dove ci sono stati casi, disinfestare le zone attorno per un raggio di 300 metri, evitare le acque stagnanti di sottovasi e fontane, usare di sera indumenti chiari e coprenti degli arti inferiori e superiori e usare repellenti tipo Autan”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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