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Come è successo che la 'bomba' Consip rischia di esplodere nelle mani degli inquirenti

Il racconto di una guerra all’interno della Procura di Napoli su come portare avanti l’indagine su Consip; la levata di scudi nel Pd (e alleati) in difesa di Matteo Renzi e una cronologia per dimostrare come il ‘complotto’ denunciato dai dem contro il loro segretario non sia mai esistito. La vicenda che coinvolge politici istituzioni, inquirenti e imprenditori continua a dominare sulle pagine dei giornali e molteplici sono le ricostruzioni che si trovano sulla stampa.

Ora il Csm vuole fare chiarezza su Woodcock

A partire da quello che successe nella Procura di Napoli: un conflitto interno, dai toni anche “molto duri”, riportato dal Corriere. Uno scontro fra magistrati dello stesso ufficio rimasto confinato a riunioni e note riservate fra procuratore, aggiunti e sostituti che ora è all’esame del Consiglio superiore della magistratura, dove è stata aperta una procedura per l’eventuale trasferimento d’ufficio del pm Henry John Woodcock , e della Procura generale della Cassazione che si occupa di ipotetici illeciti disciplinari. Le contestazioni riguardavano la competenza a indagare della Direzione distrettuale antimafia di cui fa parte Woodcock, titolare del fascicolo anche quando s’è capito che la camorra non c’entrava.

Levata di scudi (con qualche eccezione) in difesa di Renzi

Ora che anche Woodcock si ritrova iscritto nel registro degli indagati per falso in concorso con l’ex capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, l’inchiesta Consip che per mesi ha tenuto Renzi e il Giglio magico sulla graticola è sempre più, per il Pd, un complotto ordito per colpire e affondare il segretario dem, scrive Il Giornale che riporta la linea di difesa adottata dentro e fuori del partito democratico (con qualche eccezione):

  • “Inaccettabili comportamenti che screditano le istituzioni” Paolo Gentiloni
  • “Di fronte a una falsità costruita ad arte per mistificare le cose non reagiamo arrabbiati, ma con un sorriso zen di chi sa che alla fine gli verrà data ragione», chiosa il segretario, aggiungendo che «il tempo è galantuomo» e che «la verità ha le gambe lunghe e quando arriva vale doppio” Matteo Renzi
  • “Ciò che esce fuori è inquietante” Graziano Del Rio
  • “E’ eversivo se un pm suggerisce informative agli stessi investigatori che suggeriscono ad un altro pm di colpire Renzi” Franco Mirabelli (capogruppo dem in commissione antimafia)
  • “Quello che emerge su Consip mi sconcerta da cittadina e da esponente del governo” Teresa Bellanova (vice ministro Pd) 
  • “Ciò che sta emergendo su Consip è scandaloso e preoccupante per la tenuta democratica” Angelino Alfano
  • “È inquietante il comportamento dei carabinieri che hanno indagato” Pier Ferdinando Casini
  • “Sul caso Consip vedo tanti sepolcri imbiancati. Cosa fecero per Berlusconi?” Renato Brunetta

​Un po’ d’ordine

Nella vicenda Consip e nel presunto coinvolgimento di Matteo Renzi è facile fare confusione. Per questo il Sole 24Ore ha individuato i due momenti chiave:

  • Agosto 2016: gli inquirenti ascoltano una conversazione ambientale negli uffici della Romeo Gestioni a Roma. Ci sono l’imprenditore Romeo e Carlo Russo, intimo amico del padre del segretario del Partito democratico. I due discutono di affari e fanno riferimento a un presunto ruolo di Tiziano Renzi. Il nome di Russo finisce nel registro degli indagati accusato di traffico di influenze illecite.
  • 15 dicembre 2016: i pm Woodcock e Carrano chiedono e ottengono dal gip di intercettare anche Tiziano Renzi per ascoltare le conversazioni che poteva avere con Romeo, il quale era iscritto per reati associativi e contro la Pubblica amministrazione.

Per il Fatto Quotidiano, però, “per smontare il teorema del ‘complotto’ contro Matteo Renzi costruito dal Noe dei Carabinieri con la complicità di Woodcock” basta una semplice cronologia.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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