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Compagnia San Paolo e Crt non finanziano la messa del Papa e vengono escluse dai saluti

Compagnia San Paolo e Crt non finanziano la messa del Papa e vengono escluse dai salutiLe Fondazioni bancarie rifiutano di stanziare un milione, oltre agli ottocentomila euro per l’Ostensione,  e propongono di stanziare la stessa somma per un progetto sociale. Ma la Curia dice no.

di DIEGO LONGHIN – 

Di sicuro non è stata una svista da parte dell’Arcidiocesi di Torino. Qualcuno si è anche chiesto se non si sia trattato di un ordine arrivato direttamente dal Vaticano. Ma pare di no. Il mancato invito dei rappresentanti delle fondazioni bancarie torinesi, tra i più importanti sostenitori dell’Ostensione della Sindone, all’incontro con Papa Francesco prima che il pontefice tornasse a Roma è stata una scelta precisa dei vertici di via Arcivescovado. Trattandosi di due mondi felpati e poco inclini a mettere le questioni in piazza, la cosa è passata quasi sotto silenzio. Peccato che in zona Cesarini sia saltato agli occhi l’assenza, nel pattuglione di sponsor che si sono presentati lunedì pomeriggio davanti alla Curia, rappresentanti della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Crt. Non c’era il numero uno di corso Vittorio, Luca Remmert, il segretario Piero Gastaldo, oppure un inviato speciale del primo azionista di Intesa-Sanpaolo. E non c’era nemmeno il presidente di Crt, Antonio Maria Marocco, oppure il segretario dell’istituzione di via XX Settembre Massimo Lapucci.

Qualcuno ha pensato che il pontefice non volesse troppi rappresentanti della finanza in udienza, in realtà la ragione è un’altra. Ed è tutta torinese. Le due fondazioni sono state “punite” per non aver contribuito ai costi della messa di piazza Vittorio. Non importa che Compagnia e Crt abbiano investito sull’ostensione 800 mila euro ciascuna, per un totale di 1 milione e 600 mila euro di copertura dei costi. Di fronte alla richiesta di Nosiglia di sostenere anche l’organizzazione della visita del Papa, con un impegno ulteriore di 500-800 mila euro, le due cassaforti torinesi hanno detto «no», motivando in maniera chiara la questione.

La messa è un evento importante, ma lo scopo delle fondazioni bancarie è quello di finanziare eventi o progetti che abbiano una ricaduta medio-lunga, un fine sociale e soprattutto strutturale. Tanto che sia la Compagnia sia la Fondazione, alla richiesta di Nosiglia e del responsabile amministrativo monsignor Giuseppe Trucco, non avevano risposto con un «no» secco. «Indicateci un piano o un progetto sociale che intendete sostenere e noi siamo pronti a farlo nostro e a sostenerlo », questo sarebbe stato il messaggio arrivato in Diocesi. Un’impostazione condivisa anche dal Comune di Torino, che ha come rappresentante nella Comitato Ostensione il vicesindaco Elide Tisi, che ha le deleghe al Welfare.

Il messaggio era chiaro: «Diamo un aiuto a chi ne ha più bisogno», come aveva detto ad aprile il presidente della Compagnia, Luca Remmert, all’inaugurazione delle tre chiese, delle 24 del centro storico su cui la fondazione ha deciso di investire dal 2000 in poi 25 milioni. Dalla Diocesi sarebbe arrivato un «no, grazie» alla controproposta delle due fondazioni. E lunedì i rappresentanti delle fondazioni sono stati esclusi dall’incontro con Papa Francesco. Come dire: non hai contribuito alla messa in piazza, non puoi incontrare il Papa. Gli altri 800 mila euro dati per l’Ostensione non si contano.

Un ringraziamento a tutti gli sponsor arriva però dal sindaco di Torino, Piero Fassino, alla vigilia della chiusura dell’Ostensione: «Un’Ostensione bella, efficiente e partecipata». E aggiunge: «L’organizzazione ha funzionato come un orologio. Grazie a chi ha permesso che questo si realizzasse, i volontari, gli uffici comunali e le società di servizi, le forze dell’ordine e tutti gli sponsor».

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