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Compie 100 anni lo Zio Sam, icona d'America

Compie cent’anni l’emblema delle forze armate americane, del patriottismo a stelle e strisce, dell’imperialismo yankee, della stessa America. Nell’aprile del 1917, a ridosso della dichiarazione di guerra alla Germania guglielmina, le strade degli Stati Uniti venivano invase dal volto dello Zio Sam. Il quale, puntando l’indice da sotto una tuba, intimava: “Ti voglio nell’esercito degli Stati Uniti”. In centinaia di migliaia risposero alla chiamata, una generazione che finì a combattere sulla Marna. Poco più di vent’anni dopo lo stesso volto ossuto, in mezzo al quale spiccavano due penetranti occhi azzurri tra ciuffi di capelli nivei ed ondulati, avrebbe chiesto la stessa cosa ad una seconda generazione di ragazzi, che questa volta sarebbero arrivati fino a Berlino.

La storia dello Zio Sam

Dietro ogni volto c’è una storia, e la storia dello Zio Sam ha un nome e un cognome precisi: Montgomery Flagg, genio dell’illustrazione patinata e narciso di rare proporzioni. A 12 anni già vendeva i suoi disegni ai settimanali, a 14 era già al soldo di Life. Nel numero del 6 luglio 1916, “Lesliès Weekly” metteva in copertina una sua prima intuizione di quello che sarebbe divenuto il più importante dei suoi personaggi, anche qui con un imperativo nascosto da un punto interrogativo: “Cosa stai facendo per prepararti?”.

Il Lusitania da pochi mesi giaceva sul fondo dell’Atlantico e si avvicinava il momento di rompere gli indugi. Ma lo Zio Sam non era ancora lui. Divenne tale, per restare poi come una delle icone più sfruttate anche nella pubblicità di ogni epoca ed ogni latitudine, quando Flagg gli dette il proprio volto e la propria espressione penetrante, che gli era utile – è cosa risaputa – anche per la sua seconda attività preferita dopo l’illustrazione. Non solo i giovani, ma anche le giovani non potevano dirsi esenti dal suo richiamo. Fino alla fine della vita ospiterà nei suoi studi schiere di ragazze che immortalava in tenuta da pin-up.

A dire il vero, non era New York, all’epoca, il motore portante della propaganda di guerra, ed infatti Flagg si ispirò apertamente ad un manifesto di propaganda bellica uscito a Londra tre anni prima, opera di tal Alfred Leete e pensato per trovare volontari per il Corpo di Spedizione Britannico nei mesi falsamente bonacciosi della Drole de Guerre. Ma i dettagli fanno la differenza, e Leete ebbe il torto di affidarsi all’ufficialità, limitandosi ad uno slogan ancora timido (“Il tuo Paese ha bisogno di te”) e soprattutto a dipingere la faccia del poco coinvolgente Segretario alla Guerra di Sua Maestà, Lord Kitchener. Che alle donne non si sa quanto facesse girare la testa, e quanto ai ragazzi non aveva grande capacità di convincimento.

 

Come è stata creata l’immagine 

Il genio pubblicitario che albergava nella mente di Flagg gli impose, una volta scelta la propria faccia, di invecchiarsela non poco: rughe, capelli bianchi, un pizzetto a metà tra la barba di Lincoln (cui si richiamano anche la forma del naso e quella degli zigomi) e quella del tipico venditore di unguenti miracolosi che gira il West all’ombra del telo di un carro a cavalli. America allo stato puro. Il successo dell’iniziativa è scritto nei libri di storia, anche alla pagina delle vittime dell’Inutile Strage. Fu così sempre Flagg, in questo modo, a creare indirettamente un altro cliché molto fortunato, quello del soldato americano bravo ragazzo di provincia che, suo malgrado, deve andare in Europa a mettere pace tra quella gente che non sa usare il buon senso. Come in un vecchio film con Gary Cooper, “Il sergente York”: il vero antesignano del Soldato Ryan. Anche Ryan del resto aveva risposto alla chiamata dello Zio Sam, esattamente come Alvin York

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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