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Comunione ai divorziati primi contrasti in Vaticano

Maradiagadi Franca Giansoldati –
in “Il Messaggero” del 22 gennaio 2014 – 

Forse non voleranno stracci, né parole grosse, dato che nelle Sacre Stanze le interazioni tra cardinali sono abitualmente regolate dal bon ton, tuttavia nella riunione cardinalizia che Papa Francesco ha fissato prima del concistoro del 22 febbraio, le prime crepe all’interno della compagine governativa sul tema della famiglia non potranno che affiorare. Ben visibili.

Argomento decisamente scottante anche perché le sensibilità pastorali nell’affrontare la vexata quaestio della comunione ai divorziati risposati sono grosso modo suddivise tra rigoristi e aperturisti. Chi vuole mantenere integro l’impianto finora rispettato, senza fare concessioni azzardate e chi, invece, vorrebbe aprire una discussione che potrebbe andare chissà dove. Il primo indizio dello scontro in atto è emerso in questi giorni tra due cardinali di peso, da una parte l’honduregno Maradiaga, coordinatore degli otto porporati che affiancano Bergoglio nella riforma della curia, e dall’altra il tedesco Müller, prefetto della Congregazione della Fede e prossimo cardinale il 22 febbraio. «Fratello mio, dovresti essere un po’ più flessibile quando ascolti altre voci…».

LO SCONTRO
Maradiaga ha scelto il quotidiano Koelner Stadt-Anzeiger per replicare alle tesi di Müller che poco tempo fa, parlando della prossima discussione sulla famiglia, metteva le mani in avanti sbarrando la strada a qualsiasi revisione. Niente comunione a meno che non il precedente matrimonio non sia stato regolarmente annullato dalla Rota («Se i divorziati risposati sono soggettivamente nella convinzione di coscienza che il precedente matrimonio non era valido, ciò deve essere oggettivamente dimostrato dalla competente autorità giudiziaria in materia matrimoniale»). Una posizione rigorista che aveva fatto storcere il naso a diversi cardinali decisi a far passare una linea più morbida, una pastorale più accogliente.

Maradiaga va giù duro: «Müller penso di capirlo. È un tedesco, si deve dirlo, è un professore di teologia tedesco, nella sua mentalità c’è solo il vero e il falso. Però io dico: fratello mio, il mondo non è così, tu dovresti essere un po’ flessibile, quando ascolti altre voci. E quindi non solo ascoltare e dire no». La speranza è che «possa arrivare a comprendere anche altre posizioni» e non solo «il suo gruppo di consiglieri» curiali. Eppure Müller da quell’orecchio non ci sente. Il matrimonio non si può toccare in alcun modo perché «riguarda il rapporto tra due persone e Dio»; un sacramento sulla cui validità solo la Chiesa «è tenuta a decidere». In una recente lettera inviata ai vescovi tedeschi (i più battaglieri e possibilisti) Müller ribadiva che i coniugi in seconde nozze possono sì essere invitati a partecipare alla vita della Chiesa, ma non possono ricevere l’ostia consacrata. Ciò produrrebbe una confusione, una ambiguità relativamente al magistero della Chiesa sulla indissolubilità delle nozze.

SCHIERAMENTI
Accanto a Maradiaga si è già schierato Marx di Monaco, anch’egli perplesso per tanta rigidità. La lettera di Müller? «Un’eruzione di dottrina», anzi, un «recinto» attorno «all’ospedale da campo della misericordia», l’immagine usata dal Papa per definire la Chiesa di oggi, attraversata da inquietudini e persone ferite. Francesco però non vuole nessuna fuga in avanti e lavora per trovare nuove soluzioni (condivise). «La Chiesa deve saper accogliere, concepirsi più aperta, più vicina a queste persone, perché la loro sofferenza è tanta».Il summit pre-concistoro è alle porte, si scaldano gli animi, e chissà come andrà a finire.

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140122giansoldati.pdf

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