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COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI: CARDINALI A BRIGLIA SCIOLTA

Cardinale Walter KasperROMA-ADISTA. Prima dell’avvento di papa Francesco, il dissenso sul divieto della comunione ai divorziati risposati era evidente solo a livello di base ecclesiale, riguardando invece, a livello di gerarchia cattolica, solo poche pecore nere, tipo il card. Walter Kasper, mons. Karl Lehmann e mons Oskar Saier (in un documento del lontano 1993 avanzavano l’ipotesi di consentire l’accesso all’eucarestia valutando caso per caso la situazione dei divorziati risposati).

Le parole possibiliste pronunciate da Francesco l’estate scorsa – sull’aereo che lo riportava in Vaticano dopo la Giornata mondiale della Gioventù – con un riferimento alla più aperta prassi della Chiesa ortodossa hanno fatto saltare il tappo, mettendo in evidenza che la questione è una spina nel fianco di molta parte di Chiesa, dai parroci in su.

Tanto che – la rivelazione è del cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin – quando se n’è parlato nel recente Concistoro (svoltosi dal 22 al 24 febbraio scorsi, v. notizia in questo numero), che aveva all’ordine del giorno fra gli altri l’argomento famiglia, addirittura «l’80-90% degli interventi ha riguardato la riammissione dei divorziati ai sacramenti». Nell’intervista alla Radio Vaticana (24/2), Barbarin riconosce che «porre la questione dei divorziati risposati fin da ora al centro della discussione rischia di farci inciampare subito». Meglio avviare una «profonda riflessione» prima di affrontare di petto la questione del secondo matrimonio – che la Chiesa cattolica non ammette perché essendo un sacramento il matrimonio è indissolubile –, valutando differenti soluzioni. A partire da quella “menzionata dal papa stesso”: nella Chiesa ortodossa il secondo matrimonio «è penitenziale, non un sacramento» e lo si concede dopo un percorso sotto la guida della Chiesa che attesti la verità della nuova unione. «Bisogna dunque soffermarsi sui casi concreti, affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo», ha sottolineato il cardinale di Lione.

Inutile parlarne: la dottrina è chiara

Non ci sente da quest’orecchio il neocardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Già l’11 novembre scorso era stata resa nota una lettera, in data 21 ottobre, con cui Müller stoppava l’iniziativa annunciata dalla diocesi di Friburgo (v. Adista Notizie nn. 36, 38, 40 e 41/13) che intendeva riammettere i divorzati risposati all’eucaristia e alla vita sacramentale. Ora ribadisce e spiega: «Il divorzio – ha risposto al margine della presentazione (25/2) del suo ultimo libro Povera per i poveri. La missione della Chiesa (ed. Libreria Editrice Vaticana) – non è un cammino per la Chiesa, la Chiesa è per l’indissolubilità del matrimonio». «Il Concilio Vaticano II ha detto molto sul matrimonio e la dottrina della Chiesa è molto chiara». «La pastorale non può avere un altro concetto rispetto alla dottrina, la dottrina e la pastorale sono la stessa cosa. Gesù Cristo come pastore e Gesù Cristo come maestro con la sua parola non sono persone diverse». «Strade nuove sì», ammette, «ma non contro la volontà di Gesù». «Dobbiamo aiutare – ha aggiunto Müller – anche quelle persone che sono in una situazione molto difficile, ma se il matrimonio è indissolubile non possiamo sciogliere il matrimonio. Non c’è una soluzione poiché il dogma della Chiesa non è una qualsiasi teoria fatta da alcuni teologi, ma è la dottrina della Chiesa, niente altro che la parola di Gesù Cristo, che è molto chiara. Io non posso cambiare la dottrina della Chiesa».

Al giornalista che gli ha fatto notare il poco accordo che si è rilevato fra i cardinali, il card. Müller ha negato l’esistenza di una spaccatura: «No», ha contestato, perché «la dottrina della Chiesa è molto chiara. Dobbiamo cercare come sviluppare la pastorale per il matrimonio, ma non solo per i divorziati risposati, per coloro che vivono nel matrimonio. Non possiamo focalizzarci sempre su questa unica domanda, se possono ricevere la comunione o no. I problemi e le ferite sono il divorzio, i bambini che non hanno più i loro genitori e devono vivere con altri che non sono i propri genitori: questi sono i problemi».

Ci hanno lasciato soli?

A quanto pare, però, tanto rigore – il card. Müller non sembra aver accolto la raccomandazione del card. Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, a fine gennaio, ad essere più «flessibile» (v. Adista Notizie n. 4/14) – sembra appannaggio di pochi cardinali e vescovi. I quali, d’altronde, secondo un sondaggio del network statunitense in lingua spagnola Univision, sul tema della comunione ai divorziati risposati si sono persi i fedeli per strada: in 12 Paesi a maggioranza cattolica, sono in disaccordo con la Chiesa il 75% degli europei, il 67% dei latinoamericani, il 59% dei nordamericani e, a sorpresa, solo il 19% degli africani.

A parte il “successo” riscosso al Concistoro, la questione sarà uno dei grandi temi del Sinodo per la famiglia del prossimo ottobre, a dimostrazione che tutto si può fare tranne blindare la discussione. Il neocardinale argentino Mario Poli l’ha confermato rientrando nella sua diocesi, Buenos Aires, dopo aver ricevuto la berretta cardinalizia (22/2): «È un tema del sinodo», «è un tema pastorale e come ogni tema pastorale dovrà essere trattato». E lo si affronterà anche per volontà del papa, evidentemente meno rigido del card. Müller se ha elogiato l’introduzione fatta al Concistoro del card. Walter Kasper che si è pronunciato a favore della comunione ai divorziati risposati nel rispetto però di condizioni date.

Il Sinodo straordinario del prossimo autunno, l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia del settembre 2015, nonché il Sinodo ordinario ancora sulla famiglia che lo seguirà il mese dopo, sono eventi, ha scritto il papa nella sua “Lettera alle famiglie” del 25 febbraio, finalizzati a che «la Chiesa compia un vero cammino di discernimento e adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad affrontare le sfide attuali con la luce e la forza che vengono dal Vangelo». E una delle sfide non solo più attuali ma di più vaste proporzioni è certamente quella del matrimonio che fallisce. Un fallimento non può essere una condanna a vita, né tale può essere considerato da un papa che fonda la sua catechesi sulla misericordia. (eletta cucuzza)

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