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Comunione ai divorziati: tanto rumore per nulla o quasi

Nel nome del Padre

Il dibattito sul sacramento ai divorziati e risposati mette in evidenza che la religione non esiste più, se non nella lotta politica e ideologica della Chiesa che la amministra.

lunedì 17 marzo 2014 16:09


il cardinale Walter Kasper

Dunque, il cardinale Walter Kasper vuol dare la comunione ai divorziati purché debitamente pentiti, papa Francesco è perplesso e aspetta il Sinodo d’autunno sui temi della famiglia e della sessualità, Giuliano Ferrara papa laico degli atei devoti è decisamente contrario. Un bel pasticcio, reso ancora più grottesco da quella che è oggi la pratica effettiva dei sacramenti, non solo dell’eucarestia ma della confessione che dovrebbe precederla. Io, non credente, vado ormai in chiesa soltanto per interessi estetici (quadri, sculture, strutture architettoniche, vetrate istoriate e anche i meravigliosi concerti d’organo) oppure obblighi sociali (battesimi, matrimoni, funerali di amici e conoscenti).

Specialmente in questi secondi casi, mi è capitato spesso di notare un gran flusso di persone (uomini e donne, giovani e anziani) che ricevono dall’officiante l’ostia consacrata. Ricordo, da bambino, lo scrupoloso, tormentoso esame di coscienza seguito dalla necessaria confessione a cui mi sottoponevo prima di fare la comunione. Ricordo il terribile senso di colpa che mi prese una volta che mi capitò di leggere sull’Unità, giornale rigorosamente proibito, l’innocente notizia sportiva di Bartali che stava vincendo il giro di Francia. Altri tempi, altro cattolicesimo.

Oggi vedo i confessionali desolatamente vuoti, neanche un peccatore che s’inginocchi e accosti il suo viso alla grata. In compenso la pratica della comunione è quanto mai fiorente. C’è dunque qualcosa che non quadra con la sacra dottrina. Ho chiesto informazioni ad amici cattolici e alcuni di loro, con sincerità, mi hanno detto che fanno spesso la comunione senza confessarsi, anche perché molti dei peccati che la Chiesa ritiene tali per loro non lo sono più. Fra questi cattolici sicuramente ci sono molti divorziati e magari risposati che il prete non riesce a distinguere dagli altri fedeli. E, se anche li distinguesse, molto probabilmente non negherebbe l’ostia consolatrice. L’hanno data perfino a Berlusconi, a questo punto la possono dare a tutti. Di che cosa si discute allora?

Di un fantasma di religione che non esiste più, se non forse nell’animo di qualche non credente disperatamente bisognoso della sottomissione a una qualche autorità. Come ho già scritto, la dottrina non muta e non muterà (si rassicuri Ferrara) con tutte le conseguenze che ben conosciamo sulla pavida classe politica italiana in materia di legislazione sui diritti civili; ma la realtà del sentimento e della pratica religiosa è già cambiata da un pezzo e la Chiesa, nella sua millenaria saggezza, dovrà cominciare a prenderne atto. Peccate pure, la Chiesa è misericordiosa, basta che continuiate ad obbedire nelle faccende che per noi contano.

Paolo Bonetti

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