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Comunità ebraica loda 'Denial', parole possono essere Male

Roma, 17 ott. – Il giorno dopo la commemorazione di uno degli eventi più tragici della comunità ebraica romana, la deportazione degli ebrei del ghetto avvenuta il 16 ottobre 1943, alla Festa del Cinema arriva un film che racconta il processo intentato dallo storico negazionista David Irving contro la studiosa americana Deborah Lipstadt, ‘Denial – La verità negata’ di Mick Jackson col premio Oscar Rachel Weisz. “Sono felice che all’interno di un festival così importante si possa parlare di un tema come il negazionismo”, ha dichiarato all’Agi Ruth Dureghello, presidente della comunita’ abraica romana, che si è anche rammaricata di non poter presenziare alla proiezione in anteprima nazionale del film all’Auditorium perché ricorre una festività importante per gli ebrei. “Il film racconta una storia paradossale – ha detto – perché si tratta di dover dimostrare addirittura che l’Olocausto è avvenuto. Ed è la prova di quanto male si possa fare ancora attraverso le parole”. 
A riprova di ciò, la Dureghello ha ricordato come oggi “sui social alcuni tipi di espressioni razziste e antisemite tornano in voga. Purtroppo – ha sottolineato ancora – non solo da parte di gente comune ma anche di politici e la cosa mi fa inorridire. Per questo ritengo sia necessario sensibilizzare tutti, anche il mondo della comunicazione, all’uso corretto delle terminologie – ha aggiunto – soprattutto in un momento storico come questo in cui vengono messi in discussione valori fondamentali che credevamo invalicabili. Basti pensare al documento dell’Unesco che ha negato agli ebrei un rapporto storico con Gerusalemme (il documento sarà presentato domani al Consiglio esecutivo e nega ogni rapporto storico tra ebrei e il Muro del Pianto e il Monte del Tempio, NdR), cosa che offende profondamente la nostra cultura”. In Italia dal giugno scorso esiste una legge che considera il negazionismo reato, approvata alla fine di una lunga battaglia condotta in prima fila proprio dalla comunita’ ebraica romana. “Ci siamo attivati perché anche da noi si punisse il negazionismo – ha detto Ruth Dureghello -.C’è stato un grande dibattito attinente a un tema che viene trattato ancora con delicatezza. Alla fine ha prevalso il buon senso e il rispetto per la memoria delle vittime della Shoah – ha aggiunto -. Si e’ compresa l’importanza di una legge del genere e il pericolo che costituiscono certi atteggiamenti”. La storia raccontata nel film di Jackson, tratta dal libro ‘History on Trial: My Day in Court with a Holocaust Denier’ di Deborah Lipstadt, descrive il processo intentato e perso dallo storico negazionista inglese David Irving contro la studiosa americana che lo aveva attaccato duramente per le sue tesi. Secondo la Dureghello le parole sono importanti e non bisogna sottovalutare il loro peso. “L’uso di certi linguaggi costituisce un pericolo diffuso e di questo ne abbiamo parlato spesso nella Commissione contro le discriminazioni – ha spiegato -. Noi richiamiamo l’attenzione sul fatto che anche le parole possano costituire un motivo di preoccupazione perche’ ad esse si accompagna spesso una superficialita’ di giudizio. Ed e’ importante che questo sia compreso soprattutto dai giovani. In quest’ottica – ha concluso Ruth Dureghello – è di grande importanza che un film come questo sia recepito all’interno di una manifestazione come la Festa del Cinema di Roma”. (AGI)

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