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Comunque andrà a finire, la Brexit sarà un danno anche per l'Irlanda

Che sia ‘hard’ o ‘soft’, la Brexit avrà un effetto molto pesante sull’economia britannica, emerge da un rapporto confidenziale di Downing Street che il mese scorso fece parecchio rumore. Lo stesso vale per i vicini irlandesi, che del Regno Unito sono i maggiori partner commerciali e ora rischiano di trovarsi di nuovo la dogana al confine con l’Irlanda del Nord. Il 15% delle esportazioni irlandesi sono infatti dirette verso la Gran Bretagna, percentuale che sale al 40% per i prodotti agricoli. Il governo di Dublino ha pubblicato uno studio che stima il possibile impatto sul Paese dei vari, possibili scenari nei quali si potrebbe concretizzare il divorzio di Londra da Bruxelles. L’impianto è quindi analogo al rapporto segreto del governo May.  

​Nello scenario più favorevole, ovvero una permanenza della Gran Bretagna nell’Area Economica Europea, con gli stessi vantaggi garantiti a Stati non membri come la Norvegia e l’Islanda, il Pil irlandese crescerebbe del 2,8% in meno da qui al 2030, mentre importazioni ed esportazioni perderebbero rispettivamente il 3,3% e il 3,5%. Lo scenario mediano, quello al quale punta la premier Theresa May, prevede invece l’uscita dal mercato unico e dall’unione doganale e poi la negoziazione di un accordo di libero scambio. In questo caso, anche per via del tempo necessario a stabilire una nuova intesa, il Pil di Dublino crescerebbe del 4,3% in meno, le importazioni del 4,8% in meno e le esportazioni del 4,5% in meno.

Lo scenario peggiore, quella di una hard Brexit che vedrebbe i rapporti tra Ue e Regno Unito regolati dalla World Trade Organization come quelli tra Ue e Cina, peserebbe nel breve periodo per il 7%, mentre il valore di import ed export si ridurrebbe, rispettivamente, dell’8,2% e del 7,7%. Si tratta di numeri non distantissimi dall’impatto stimato da Dublino sul Pil britannico, che subirebbe un impatto negativo del 2% nello scenario ‘soft’ (nel quale, quindi, l’Irlanda perderebbe più del Regno Unito), del 5% in quello mediano e dell’8% in quello ‘hard’. 

Preoccupano anche le conseguenze sui salari reali, cioè calibrati sulle variazioni del potere d’acquisto. Sempre da qui al 2030, in uno scenario di ‘soft Brexit’ la flessione sarebbe pari al 2,6% per i lavoratori a elevata specializzazione e del 3,5% per i non specializzati. Due percentuali che, in un contesto di hard Brexit, salirebbero al 6,5% e all’8,7%. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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